TSM | Cronologia | Onomastico | Glossario | Thesaurus

 

La forma-canzone

[da Vocabolario Treccani]

canzóne (ant. canzóna) s. f. [lat. cantio -ōnis, der. di canĕre «cantare» (supino cantum)].

1. Componimento lirico formato da un numero indeterminato di stanze o strofe [...]; si distingue la cclassica (detta anche cpetrarchesca, dal nome del Petrarca che ne diede esempî mirabili), in cui le stanze hanno tutte lo stesso schema della prima e che si chiude con un commiato o congedo, più breve; e una clibera (o leopardiana, dal nome del Leopardi), in cui le stanze sono indipendenti l’una dall’altra e l’alternaza dei versi e delle rime segue schemi meno rigidi. 
2.
 Canzone a ballo, altro nome della ballata italiana antica (v. ballata). 
3.
 Canzoni di gesta (fr. chansons de geste), componimenti francesi medievali di argomento epico. 
4.
 Breve componimento lirico destinato a essere cantato con accompagnamento musicale: cpopolaricdi protestaintonare una c.; oggi soprattutto riferito alle composizioni per canto e strumenti, di genere leggero, un tempo dette canzonetteil lancio di una nuova c.; e con valore collettivo: la citalianail festival della canzone
— fig. Di atti o discorsi che si ripetono con uggiosa monotonia: ricominci la solita c.?è sempre la stessa canzone. Con altro senso fig., non com., mettere in c., mettere in burla, in ridicolo; essere la cdi tutti, essere lo zimbello, essere oggetto di riso.

ballàta s. f. [der. di ballare; come antico componimento poetico, è prob. dal provenz. balada; come racconto romantico, è dall’ingl. ballad].

1. non com. Atto del ballare, giro di ballo; meno raro, in questo senso, il dim.: fare una ballatina, ballare un po’. 
2.
 Componimento letterario di vario tipo. Si distinguono: 
a. La bitaliana antica, componimento poetico d’origine popolare, collegato con il canto e la danza (detto anche canzone a ballo), e perciò costruito metricamente in modo che le sue parti corrispondano ai movimenti di questa e ai motivi di quello. Lo schema tipico, quale si determinò nei poeti d’arte dell’Italia centrale, nella seconda metà del Duecento, è costituito di [...] [stanza] + ritornello [...] (chiamato anche ripresa); [...] la stanza [è] divisa in tre parti: 1° piede , 2° piedevolta; questa si allaccia ai piedi per mezzo della rima del primo verso, e ha la stessa struttura del ritornello cui pure è legata con la rima dell’ultimo verso. Dopo la prima stanza si ripete il ritornello; a esso segue la seconda stanza, che ha l’identica struttura della prima, e così di seguito. [...] vi sono ballate formate anche di una stanza sola.
b. La bfrancese antica [ballade], di probabile origine provenzale, appare nei poeti del 13° sec. con strutture metriche ancora variabili, che si fisseranno nel sec. 15°; coltivata con varia fortuna nei secoli seguenti, ricevette nuova vita nell’Ottocento.
c. La bromantica [ballad], componimento di natura molto diversa dai due precedenti: è un racconto in versi, per lo più brevi, di carattere

1. Introduzione

Le strutture formali, metriche e ritmiche non cambiano.

— Dead South: In hell I'll be [2014] — Rimbaut de Vaqueiras: Calenda maya]

La complessità e prsistenza dei contenuti.

— Eden Ahbez: Nature boy [1947] — Guillaume Dufay: Se la face ay pale [chanson:  | messa:  ]

2. Parametri Jubal Pitagora

Rossini, Barbiere

Parametri e frequenze | Lastre di Chladni

Medietà (Archita) | Timeo di Platone

3. Forme dell'intonazione

Handel, Piangerò la sorte mia

Cantillazione [ | ] | Salmodia [Ps 111] | Antifona [ ]

4. Inno

Ballata dell'amore cieco [1966]

Inno

5. Calendario

Sokolov | musica | Bergman, Sinfonia d'autunno (1978) | Dies irae [ ]

Il timore della morte (contrastato dai riti di seduzione e rinascita) è il punto di contatto fra sacro e profano.

| Anno liturgico | Liturgia delle ore | Messa

6. Monachesimo e gregoriano

Dalla paura (memoria) alla ricostruzione (romana) del sistema

acclamazione / tropario / refrain corale

Sanctus | canto di lavoro ritmato (schiavi/prigionieri) | idem: Black Betty (1933, refrain vocalizzato)

canto responsoriale / ritornello

canto di lavoro | | salmo (liturgia moderna) | Armstrong, Go down Moses

call & response

Angels, call & response | Blues Brothers, Minnie [1931] | Gave up my girlfriend and my family (strofico) | | I left may home (idem, intro refrain)

7. La riforma di Carlo Magno

De André, Carlo Martello [1963] | Silverio Pisu

8. Teorie e modi

Allegri, Miserere | Miserere (gregoriano)| Ch. Burney (1771)

Lettera di Mendelssohn a Zelter, da Roma, 16 giugno 1831 (i ed. 1861) |  trad. italiana (1895)

9. Guido

10-12. Tropi Sequenze Mottetti

13. Teatro e volgare

Cirano (Guccini) [1996]

14-15. Dalla forma litanica alla strofa

Litanie — Chanson de geste [1218] — Dante [1309] — Bob Dylan — Caparezza [2011] — Rancore [2018]

articolazione della strofa: admirabile VenerisMad world — Beatles Imagine

16. Il volgare

Trasmissione: Suspirat / Sanctorum [audio | info] / Procurans / Purgatur / L'amours [schema | schema]

 

Testi

Salmo 111: Beautus vir qui timet

Inno | Testo | Liber Usualis | Computo dei salmi

1218 | Canzone della Crociata Albigese (Guilhem de Tudela)

Lavaurs fon tan fortz vila | que anc e nulh regnat
plus fort en terra plana | non vi om que fos natz,
ni ab milhor clausura | ni ab plus prions fossatz,
dins a mot cavaer, | que son mot gent armatz:
De docent cavalers | li an son feu mermat.
N'ot plus ric cavaler | en Tolza ni el comtat,
ni plus larc depesaire, | ni de major bamat.
Mala vi los erctges | e los ensabatatz;
C'anc mais tant gran baro | en la crestiandat
no cug que fos pendutz, | ab tant caver de latz;
Que sol de cavaliers | n'i a ladoncs comtat
trop mais de quatre vins, | so me dig un clergat;
e de sels de la vila | ne mes om en un prat
entro a quatre cens | que son ars e cremat;
Estiers dama Girauda | qu'an en un potz gitat:
De peiras la cubiron; | don fo dols e pecatz,
que ja nulhs horn del segle, | so sapchatz de vertatz,
no partira de leis | entro agues manjat.
So fola Santa Crotz | de mai, qu'es en estat,
que fo Lavaurs destruida, | si co vos ai comtat.
Senhor, be s'en devrian | ilh estre castiat
que, son vi e auzi, | son trop malaurat,
car no fan so que-ls mando | li clerc e li crozat;
c'a la fi o fairan, | can siran desraubat,
aisi co aisels feiron, | e ja non auran grat
de Dieu ni d' aquest mon. | [...]
6(')|6 Lavaur fu una città così potente che mai in nessuno regno
alcun uomo al mondo ne vide di più forti in pianura,
né con miglìore cinta di mura, né con fossati tanto profondi,
né con altrettanti cavalieri così nobilmente armati.
Di duecento cavalieri si era ridotto il suo feudo.
Non c'era cavaliere più alto nel Tolosano né in tutta la Contea,
di più grande generosità né di più alta nobiltà.
Purtroppo, fiancheggiò gli "eretici" [a] e i "tardi battezzati" [b].
Mai, credo, un così nobile signore in tutta la cristianità
fu impiccato con tanti cavalieri ai suoi lati,
perché soltanto di cavalieri se ne contarono
ben più di ottanta, secondo quanto mi ha detto un chierico.
Quanto alle persone della città, ne misero in un prato
circa quattrocento, che vi furono bruciate;
e per finire, gettarono dama Girauda [c] in fondo a un pozzo,
e la coprirono di pietre, e ciò fu un gran male e un gran peccato,
perché nessuno al mondo, sappiate in verità,
era partito da lei senza esser sfamato.
Fu nella dolce stagione, per la Santa Croce di maggio,
che distrussero Lavaur, come vi ho raccontato.
Signore, questi eretici dovrebbero esservi stati castigati abbastanza
perché, dopo ciò che si è visto e sentito, se sono cosi colpiti dalla disgrazia
è perché non fanno ciò che comandano i chierici e i crociati.
Ma finiranno ben per farlo, quando saranno saccheggiati,
come s'è fatto là, e allora nessuno sarà più severo con loro,
né Dio, né alcuno in questo mondo.
a. Catari
b. Valdesi
c. Nobildonna di Lavaur

Le royaume oublié (Jordi Savall), 2009

1309 | Dante, Inferno, canto V

Intonazione per terzine di un frammento del canto di Paolo e Francesca

97 Siede [a] la terra dove nata fui [b]
su la marina dove ’l Po discende
per aver pace [c] co’ seguaci sui.
a. Si trova
b. È Francesca che parla
c. Per unirsi (con gli affluenti, i 'seguaci')
100 Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui [a] de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
a. Paolo
103 Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
 
106 Amor condusse noi ad una morte.
Caina [a] attende chi a vita ci spense
".
Queste parole da lor ci fuor porte.
a. Uno dei nomi del ix cerchio in cui sono puniti i
traditori/assasini di parenti, cioè il marito di Francesca.
     
127 Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
 
130 Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
 
133 Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante [a],
questi [a], che mai da me non fia diviso,
a. Lancillotto
b. Paolo
136 la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto [a] fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".
a. Come Galeotto fu intermediario d'amore fra Ginevra
e Lancillotto, così il libro e il suo autore lo fu per noi

| Annarita Colaianni e Antonio Sparagna

 

1931 | Cab Calloway, Minnie the Moocher

Scat-jazz con refrain nonsens (imitazione degli strumenti, "scat") con formula "call & response"

Hey folks, here’s the story ‘bout Minnie the Moocher
She was a lowdown hoocie coocher
She was the roughest toughest frail
But Minnie had a heart as big as a whale
Ehi gente, ecco la storia di Minnie la Scroccona
Era un'infima cuoca di razza
Era la più ruvida e dura delle fragili
Ma Minnie aveva un cuore grande come una balena
She messed around with a bloke named Smokie
She loved him, though he was cokey
He took her down to Chinatown
And showed her how to kick the gong around
Lei andava in giro con un tipo che si chiamava Smokey
Lo amava anche se era si faceva di coca
La portò giù a Chinatown
E le mostrò come calciare il gong [= fumare oppio]
She had a dream about the king of Sweden
He gave her things that she was needin’
He gave her a home built of gold and steel
A diamond car with the platinum wheels
Così lei sognò il re di Svezia
Che le dava le cose di cui lei aveva bisogno
Una casa costruita in oro e acciaio
Un’auto diamantata con le ruote in platino
He gave her his townhouse and his racing horses
Each meal she ate was a dozen courses
Had a million dollars worth of nickels and dimes
She sat around and counted them all a million times
Che le dava la sua casa in città e i suoi cavalli da corsa
Ogni pasto che mangiava aveva una dozzina di portate
Aveva un milione di dollari in nichel e monetine
Si sedette e le contò un milione di volte
Poor Min Povera Min

Cab Callway | Minstrel Show | Spot Tabu

1947 | Ahbez, Nature boy

Canzone-manifesto (1947) [info] della cultura hippie, scritta da Eden Ahbez

s There was a boy
a very strange enchanted boy
they say he wandered very far
very far | over land \ and sea
a little shy | and sad of eye
but very wise \ was he
a
a
b
bc
dd
c
4
8
8
3+3+2
4+4
4+2
C’era un ragazzo,
un ragazzo molto strano, un sognatore
dicono che andò molto lontano,
molto lontano per terra e per mare
un po’ timido con gli occhi tristi,
ma era molto saggio
s And then one day
a magic day he pass'd my way
and while we spoke of many things
fools and kings | this he said \ to me:
“The greatest thing | you’ll ever learn
is just to love \ and be | loved in return”
a
a
b
bc
de
ce
4
8
8
3+3+2
4+4
4+2+4
E poi un giorno,
un giorno magico egli incontrò la mia strada
e mentre parlavamo di tante cose,
di folli e di re, mi disse questo:
“La cosa più grande che tu possa imparare
è amare e poi lasciarti amare”

Nat King Cole (1947)

The boy with green hair (1948) [ clip]

Eden Ahbez (strumentale, 1960)

David Bowie (2001)

Massive Attack (arr. David Bowie) in Moulin Rouge (2001)

Beat generation | Jack Kerouac, William Burroughs And the hippos were boiled in their tanks (1945), pubblicato nel 2008, trad. it. 2012 (E gli ippopotamisi sono lessati nelle loro vasche). Film: Killing your darling (Giovani ribelli), 2013 | Lucien Carr | Allen Ginsberg e Bob Dylan

Spunti: a) saggezza, "folli e re", b) forma strofica ma limitata a 2 strofe, c) amore

1963 | De André / Villaggio, Carlo Martello

Re Carlo tornava dalla guerra | Lo accoglie la sua terra | Cingendolo d'allor
Al sol della calda primavera | Lampeggia l'armatura | Del sire vincitor
Il sangue del principe del Moro | Arrossano il cimiero | D'identico color
Ma più che del corpo le ferite | Da Carlo son sentite | Le bramosie d'amor
oòo–oòoooòo|oòoooòo|oòoooò
"Se ansia di gloria e sete d'onore | Spegne la guerra al vincitore
Non ti concede un momento per fare all'amore
Chi poi impone alla sposa soave | Di castità la cintura ahimè grave
In battaglia può correre il rischio di perder la chiave"
oòooòooòooòo|òooòo –òooòo
–òooòooòooòooòo
Così si lamenta il Re cristiano | S'inchina intorno il grano | Gli son corona i fior
Lo specchio di chiara fontanella | Riflette fiero in sella | Dei Mori il vincitor
Quand'ecco nell'acqua si compone | Mirabile visione | Il simbolo d'amor
Nel folto di lunghe trecce bionde | Il seno si confonde | Ignudo in pieno sol
 
"Mai non fu vista cosa più bella | Mai io non colsi siffatta pulzella"
Disse re Carlo scendendo veloce di sella
"De' cavaliere non v'accostate | Già d'altri è gaudio quel che cercate
Ad altra più facile fonte la sete calmate"
 
Sorpreso da un dire sì deciso | Sentendosi deriso | Re Carlo s'arrestò
Ma più dell'onor potè il digiuno | Fremente l'elmo bruno | Il sire si levò
Codesta era l'arma sua segreta | Da Carlo spesso usata | In gran difficoltà
Alla donna apparve un gran nasone | E un volto da caprone | Ma era sua maestà
 
"Se voi non foste il mio so vrano" | Carlo si sfila il pesante spadone
"Non cederei al disio di fuggirvi lontano,
Ma poiché siete il mio signore" | Carlo si toglie l'intero gabbione
"Debbo concedermi spoglia da ogni pudore"
 
Cavaliere egli era assai valente | Ed anche in quel frangente | D'onor si ricoprì
E giunto alla fin della tenzone | Incerto sull'arcione | Tentò di risalir
Veloce lo arpiona la pulzella | Repente la parcella | Presenta al suo signor
"Beh proprio perché voi siete il sire | Fan cinquemila lire | è un prezzo di favor"
 
"E' mai possibile o porco di un cane | Che le avventure in codesto reame
Debban risolversi tutte con grandi puttane,
Anche sul prezzo c'è poi da ridire | Ben mi ricordo che pria di partire
V'eran tariffe inferiori alle tremila lire"
 
Ciò detto agì da gran cialtrone | Con balzo da leone | In sella si lanciò
Frustando il cavallo come un ciuco | Fra i glicini e il sambuco | Il re si dileguò [a]
Re Carlo tornava dalla guerra | Lo accoglie la sua terra | Cingendolo d'allor
Al sol della calda primavera | Lampeggia l'armatura | Del sire vincitor
 
a. Prima stesura: Frustando il cavallo come un mulo | Con gran faccia da culo | Il re si dileguò

1966 | De André, Ballata dell'amore cieco

Un uomo onesto | un uomo probo
Tralalalalla | tralallaleru
S'innamorò | perdutamente
D'una che non | lo amava niente
oooòo|oooòo

oooò–|oooòo
oooò–|oooòo
Gli disse: "Portami domani"
Tralalalalla | tralallaleru
Gli disse: "Portami domani"
"Il cuore di tua madre | per i miei cani"
oòoòoòoòo


oòoooòo|oooòo
Lui dalla madre andò e l'uccise
Tralalalalla tralallaleru
Dal petto il cuore | le strappò
E dal suo amore | ritornò


oooòo|–ooò–
oooòo|–ooò–
Non era il cuore, non era il cuore
Tralalalalla tralallaleru
Non le bastava quell'orrore
Voleva un'altra prova del suo cieco amore


oooòo|–ooòo
oòoooòo|ooooòo
Gli disse: "Amor, se mi vuoi bene"
Tralalalalla tralallaleru
Gli disse: "Amor, se mi vuoi bene"
"Tagliati dai polsi le quattro vene"



òoooòo|oooòo
Le vene ai polsi lui si tagliò
Tralalalalla tralallaleru
E come il sangue ne sgorgò
Correndo come un pazzo da lei tornò
oooòo|oooò–


oòoooòo|oooò
Gli disse lei, ridendo forte
Tralalalalla tralallaleru
Gli disse lei, ridendo forte
"L'ultima tua prova sarà la morte"



òoooòo|oooò
E mentre il sangue lento usciva
E ormai cambiava il suo colore
La vanità fredda gioiva
Un uomo s'era ucciso per il suo amore
oooòo|–ooò–


oòoooòo|oooòo
Fuori soffiava dolce il vento
Tralalalalla tralallaleru
Ma lei fu presa da sgomento
Quando lo vide morir contento
oooòo|–ooòo

oooòo|–ooò–
Morir contento | e innamorato
Quando a lei niente | era restato
Non il suo amore | non il suo bene
Ma solo il sangue secco delle sue vene



oòoooòo|oooòo

1996 | Cirano (Beppe Dati, Giancarlo Bigazzi)

Venite pure avanti \ voi con il naso corto
Signori imbellettati \ io più non vi sopporto
Infilerò la penna \ ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada \ vi uccido quando voglio
 
   
Venite pure avanti \ poeti sgangherati
Inutili cantanti \ di giorni sciagurati
Buffoni che campate \ di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
 
Godetevi il successo \ godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato \ e non vi fa paura
E andate chissà dove \ per non pagar le tasse
Col ghigno e l'ignoranza \ dei primi della classe
 
Io sono solo un povero \ cadetto di Guascogna
Però non la sopporto \ la gente che non sogna
Gli orpelli? L'arrivismo? \ All'amo non abbocco
E al fin della licenza \ io non perdono e tocco
 
   
Facciamola finita \ venite tutti avanti
Nuovi protagonisti \ politici rampanti
Venite portaborse \ ruffiani e mezze calze
Feroci conduttori \ di trasmissioni false
Venite gente vuota \ facciamola finita
Voi preti che vendete \ a tutti un'altra vita
Se c'è, come voi dite \ un Dio nell'infinito
Guardatevi nel cuore \ l'avete già tradito
Che avete spesso fatto \ del qualunquismo un arte
Coraggio liberisti \ buttate giù le carte
Tanto ci sarà sempre \ chi pagherà le spese
In questo benedetto \ assurdo bel paese
E voi materialisti \ col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l'uomo \ è solo in questo abisso
Le verità cercate \ per terra, da maiali
Tenetevi le ghiande \ lasciatemi le ali
Non me ne frega niente \ se anch'io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere \ io amo essere odiato
Coi furbi e i prepotenti \ da sempre mi balocco
E al fin della licenza \ io non perdono e tocco
Tornate a casa nani \ levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme \ mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi \ da sempre non abbocco
E al fin della licenza \ io non perdono e tocco
   
Ma quando sono solo \ con questo naso al piede
Che almeno di mezz'ora \ da sempre mi precede
Si spegne la mia rabbia \ e ricordo con dolore
Che a me è quasi proibito \ il sogno di un amore
Io tocco i miei nemici \ col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi \ non trovo più la strada
Non voglio rassegnarmi \ ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi \ tu sola e te lo scrivo
Non so quante ne ho amate \ non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino \ le donne le ho perdute
E quando sento il peso \ d'essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo \ e scrivendo mi consolo
Dev'esserci, lo sento \ in terra o in cielo un posto
Dove non soffriremo \ e tutto sarà giusto
Non ridere, ti prego \ di queste mie parole
Io sono solo un'ombra \ e tu, Rossana, il sole
Ma dentro di me sento \ che il grande amore esiste
Amo senza peccato \ amo, ma sono triste
Perché Rossana è bella \ siamo così diversi
A parlarle non riesco \ le parlerò coi versi
Ma tu, lo so, non ridi \ dolcissima signora
Ed io non mi nascondo \ sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento \ non ho sofferto invano
Se mi ami come sono \ Per sempre tuo Cirano

2011 | Caparezza, Non siete Stato voi (Il sogno eretico)

Non siete Stato voi Che parlate di | liber co|me si parla | di una notte | brava dentro i | lupanari
Che] trascinate | la nazione | dentro il buio | ma vi diver|tite a fare i | luminari
Che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti
Che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti
Nel il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un'udienza
Che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza
Che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi
Che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi
Non siete Stato voi
Non siete Stato – voi
  [..] Uomini boia con | la divisa | che ammazzate | di percosse i | detenuti
Con gli anfibi | sulle facce | disarmate | prese a calci | come sacchi | di rifiuti
Che mandate i | vostri figli al | fronte come | una carogna | da una iena | che la spolpa
Che] rimboccate | le bandiere | sulle bare | per addormen|tare ogni sen|so di colpa
Maledetti | forcaioli im|preparati | sempre in cerca | di un nemico | per la lotta
Che] brucereste | come streghe gli immigrati | salvo venerare quello nella grotta
[] Col busto | [] del duce | sugli scrittoi | [] e la co|stituzione | sotto i piedi
Che merite|reste d'esse|re estripati | come la ma|lerba dalle | vostre sedi
Non siete Stato voi
Non siete Stato – voi





Siete voi
Come voi
E ciascuno
Che brindate | con il sangue | di chi tenta | di far luce | sulle vostre | vite oscure
Che vorreste | dare voce a | quotidiani | di partito | muti come | sepolture
Che fate leggi | su misura | come un paio | di mutande a | seconda dei | genitali
Che trattate | chi vi criti|ca come un ran|dagio cui ta|gliare le cor|de vocali
Servi, che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati
confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati
che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate Pio
di voi implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio
Non sono Stato io
Non sono Stato – io

2018 | Rancore, Arlecchino (Musica per bambini)

Hip hop (rap)

[..] Lui non si arrampica tra i palazzi come se fosse un ragnetto
[..] Non fa il fotografo, il giornalista, poi va a difendere il ghetto
[..] Non ha uno scheletro d'adamantio, non c'è rigeneramento
[..] Non ha né villa con maggiordomo né superpoteri da super[uomo]
Quando è sé stesso davvero non sa tenere un comportamento
E adesso che di fantastico non c'è niente si è sciolto anche il quartetto
[..] E se la sera esce dopo cena non sa saltare da un tetto
Eppure è così veloce che puntualmente fa tardi all'appuntamento
Non diventa insetto | non rimane nel letto, non fa colazione
E dentro lo Stige, la madre ha sbagliato | ha infilato soltanto il tallone
Non veste più largo | il cavallo che aveva ce l'ha Pantalone
E il giro del mondo in ottanta giorni | l'ha fatto perché è un fattone
Come un barone non scenderà | come un visconte si dimezzerà
Quando cliccò, cercò su Virgilio | trovò una finestra per l'aldilà
Ma bazzica sempre da solo all'inferno | e Gerusalemme non libererà
E dov'è papà quando la città crolla? | non porta a nulla, ma la città crolla
Non vive nuvole d'oro | non ha le stelle incise sul petto
Al primo palleggio che ha fatto a calcetto | una pallonata sul setto
Per ogni canna una calamita | naviga contro vento
Sempre vittima dello spazio | contro i predatori del tempo
Non veste da scolaretta | da repubblica marinara
Non ha costruttori che mettono in atto | una macchina di accessori
E non ha un guardaroba che varia | ha costumi prodotti in Italia
Perché quando si arrabbia va oltre il verde | assume tutti i colori
E dov'è un amico che va sulla Luna | Dove il senno è chiuso dentro un'ampolla
Non tiene certo dei dolci a casa | Se ha pareti di pasta frolla
Non vede più Silvia, Laura s'accolla | Poi con Francesca era un po' prematura
Prima di vendere l'anima al quadro | Non vide che era una caricatura
Lui non cerca il patto col diavolo | Se è una rottura di cazzo eterna
E vive al limite tra un castello che vola | E un mondo nell'entroterra
Ora un'ombra si muove in Italia | Ha rubato fingendosi una parodia
Conosci una strada, che sia secondaria | Gondoliere portalo via
 
Ma com'è che si dice a Roma? | "pezza", ora si l'ha capito
Perché è a forza di prendere pezze | che la mamma gli ha fatto un vestito
Ora un'ombra si aggira a Venezia | ha rubato alla corte dei diavoli
Se conosci una strada diversa | gondoliere, portalo a Napoli
Un paese che è nato da tanti pezzi | questo si era capito
Collegati nel tempo da un'aria | che poi piano piano ogni pezza ha unito
Ora un'ombra si muove in Italia | ha rubato fingendosi una parodia
Conosci una strada, secondaria | gondoliere portalo via
Non ha figli né mogli che girano | in mezzo ai papaveri ha pochi ricordi
Lui non sta tra girasoli, fiori | mangiatori di fagioli, signori
Non ti urla davanti quando gli amici | lo lasciano solo tra i fiordi
Non ha rettili che escono fuori dai fogli | né palloncini coi cuori
Lui non vive una vita a puntini | sdraiato sul fiume del divertimento
Anche quando c'è un ombra che lo aspetta | non ti dà solo un bacio di fretta
Non è rivoluzione che allatterà il popolo | solo col seno scoperto
Lui non fa colazione sull'erba | è da un po' che non vede una tetta
Arriva vestito da spazzacamino | poi ruba gli anelli quando fa l'inchino
Poi ciao, ciao saluta Arlecchino | ciao, ciao, saluta Arlecchino
Prima era tutto nero corvino | poi rosso, amaranto poi verde e turchino
Poi ciao, ciao saluta Arlecchino | ciao, ciao, saluta Arlecchino
Roma, Napoli, Bergamo fino | a Firenze, Palermo, Milano e Torino
Poi ciao, ciao saluta Arlecchino | ciao, ciao, saluta Arlecchino
Prima, in tasca neanche un quattrino | dopo, arriva e ruba il bottino
Scrive le rime sopra il taccuino | poi vi saluta, vi fa l'occhiolino
Anche senza vestire di un nero elegante | Lui vola usando l'ombrello
I filosofi della sua crew | Non lo portano giù né lo portano su
Lui non ha dei colori uniformi | Divisi precisi con un righello
Alla sua foto non applichi quattro colori | Ne servono molti di più
Non è luce in faccia che chiama il ragazzo | Nel buio alla sua vocazione
Non lo toccano neanche con un dito | Quando sta in fase di creazione
È per rompere questa realtà | Con la voce che squarcerà questa canzone
Non è vero che questo non è un rapper | Non è vero che è un'imitazione

 

2014 | Dead South, In hell I'll be in good company

Bluegrass, irish/scottish folk

s Dead love couldn't go no further
Proud of, and disgusted by her
Push, shove, a little bruised and battered
Oh Lord, I ain't coming home with you
a
a
a
b
oòoòoòo
»
»
oòoòoòoò
L'amore morto non poteva proseguire
orgoglioso e disgustato da lei
spingendo, tirando, un po' ammaccato e malconcio
oh Dio, non tornerò a casa con te
s My life's a bit more colder
"Dead wife" is what I told her
Brass knife sinks into my shoulder
Oh babe don't know what I'm gonna do
    La mia vita è un po' più fredda
"Moglie morta" è quello che le ho detto
Il coltello d'ottone affonda nella mia spalla
Oh piccola, non so cosa farò
R I see my red head \ messed bed \ tear shed
queen bee \ my squeeze
The stage it smells, tells \ Hell's bells \ miss-spells
knocks me \ on my knees
It didn't hurt, flirt \ blood squirt \ stuffed shirt
hang me \ on a tree
After I count down \ three rounds \ in Hell I'll be
in good company
aaa
xx
bbb
xx
ccc
xx
ddx
x
oòoòoòoòo
òooò
Vedo la mia testa rossa, il letto incasinato, le lacrime versate
l'ape regina, la mia costrizione
la scena lo rivela, racconta le campane dell'inferno, falsi incantesimi
mi mette in ginocchio
Non mi ha fatto male l'inontro, lo schizzo di sangue, la camicia strappata
appendermi a un albero
Dopo aver fatto il conto alla rovescia per tre volte, all'Inferno sarò
in buona compagnia

#4 da Good Company (2014)

Rima ripetuta,accenti anomali per la rima (non tonici, comapany), metro lungo, monostrofa,