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Mottetto
Notazione quadrata

Il mottetto nasce come forma di tropo. Similmente alla sequenza – tropo poetico del melisma dell'Alleluia (prima di diventare genere autonomo) – il mottetto era in origine il tropo letterario della polifonia degli organa.

Et gaudebit / Homo quo vigeas (ante 1220)

Un caso interessante è quello dell'organum scritto sull'Alleluia. Non vos relinquam della domenica d'Ascensione (giovedì dopo la quinta domenica di Pasqua) il cui canto liturgico è riprodotto a fianco (Liber usualis, p. 856).

Il melisma su Et gaudebit viene tropato e diventa una clausula dell'organum a due voci in Wolfenbüttel 1, c. 45r.

   ingrandimento

La trascrizione suggerisce questa struttura del tenor:

Poi da capo.

Si riconoscono moduli ritmici (qui distinti in battute) di 3 + 2 note che producono quattro accenti ciascuno (dalla seconda misura). La melodia del tenor si ripete due volte, ovvero ripete alternativamente due semifrasi secondo lo schema ABAB.

Come si debba interpretare il ritmo interno non è sicuro. Ad attenerci alle teorie modali avremmo due pulsazioni ternarie per ogni accento. Ma in questo caso è più probabile che il rapporto longa-brevis sia da intendere in senso accentuativo, tonico-atono. Il brano è quindi trascritto in 4/4 al posto del canonico tempo composto.

N.B. L'uso delle notine è un suggerimento grafico per restituire la scansione oscillante del rapporto longa-brevis che di fatto dovrebbe realizzarsi come swing, molto simile alle notes inégales della musica barocca francese (peraltro derivate dal ritmo modale).

Midi
Et gaudebit — (tenor vocale + duplum strumentale) | Ensemble Anonymus | Fleurs de Lys, 1995
Et gaudebit — (tenor + duplum strumentale) | Cappella antiqua | K. Ruhland | Entrée, 1995

Filippo il Cancelliere (ca. 1170 - 1236), uno dei più raffinati poeti dell'epoca che tanto ha contribuito al repertorio di Notre Dame, scrisse sulla clausula Et gaudebit i versi di Homo quo vigeas, che compaiono fra i testi poetici dei Carmina burana.

Alleluia / Homo quo vigeas — Versione di Alia Musica (Bestiario de Cristo, 2002) con il mottetto innestato sull'Alleluia

Il brano, che prende il nome di conductus o mottetto (da mot, parola, a indicare che la linea melodica ora ha un testo) è alle carte 127r-128r di Wolfenbüttel 2, qui ricomposto su tre colonne.

ingrandimento

Ecco la trascrizione del testo con un'ipotesi di traduzione:

Homo quo vigeas vide
Dei fidei adhereas
in spe gaudeas et in fide
intus ardeas,
foris luceas
turturi retorqueas
os ad fi‹s›cellas
docens ita verbo, vita oris
vomere de cordibus fidelium
evellas lolium, lilium insere rose
ut alium per hoc corripere
speciose valeas
virtuti, saluti omnium studeas
noxias delicias detesteris
opera considera que si non feceris
dampnaberis
hac in via militans gracie
et premia cogitans Patrie
et sic tuum cor imperpetuum gaudebit.
Uomo, perché tu possa prosperare, bada
di aderire alla fede di Dio,
di gioire nella speranza e nella fede,
di ardere dentro
e illuminare fuori,
di rivolgere il becco della tortora
al nutrimento [ai panieri],
insegnando così con la parola, vita della bocca,
ad estirpare con l'aratro il loglio dai cuori dei fedeli;
di essere degnamente forte per seminare il giglio fra le rose,
affinché da ciò un altro
accorra, di occuparti
della virtù e della salvezza di tutti,
di detestare i piaceri colpevoli,
e poni attenzione a quelle azioni che se non compirai
sarai dannato,
militando su questa via di grazia,
meditando sui premi paterni,
e così il tuo cuore gioirà per sempre.
  [trad. di D. Verga]

Malgrado l'uso abbondante di rime (anche interne) non si riconosce un metro proprio, a conferma della stesura operata a partire dalla musica.

Tenor e duplum (la voce intermedia) corrispondono alla clausula Et gaudebit. Il triplum (sopra) è aggiunto quale secondo livello di tropatura.

L'aspetto insolito è che duplum e triplum non offrono alcun riferimento alla ritmica. La metrica del testo, in genere utile in questi casi, non serve, perché prosodica e apparentemente scollegata dal tenor. Solo rifacendoci alla clausula precedente è possibile ricostruire almeno l'impianto ritmico generale del mottetto. È un segno sia della forma arcaica della scrittura (la composizione è databile fra il 1190 e il 1230), sia del proseguire della prassi antica che lascia alla notazione solo la funzione di richiamo mnemonico.

Midi
Homo quo vigeasCarmina burana | New London Consort, Philip Pickett, dir. | L'Oiseau-Lyre, 1986

Huic ut placuit (ca. 1280)

Assai più tardo e invece il mottetto Huic ut placuit, riportato nell'ultimo fascicolo del codice di Montpellier H196 (cc. 391v, 392r e 392v), e redatto intorno al 1280. Questa è solo una data ad quem (potendo il brano essere stato composto prima), ma l'uso di formule melismatiche (rare nei primi mottetti) e una notazione che asseconda i principi franconiani permette di datare le composizione molto prossima all'anno di stesura.

Le prime due righe della pagina di sinistra appartengono al mottetto precedente. Le due voci superiori del mottetto – triplum e duplum – sono affiancate, il tenor è cerchiato in rosso:

Il tenor, apparentemente così breve, riporta l'indiazione «istud ter», ovvero questa parte tre volte, a cui si aggiunge la quarta.


La melodia, ripetuta quindi quattro volte, è tratta dalla celebre sequenza, oggi soppressa, Epiphaniam Domino canamus che è essa stessa tropo dell'alleluia della messa del 6 gennaio, qui riprodotta solo per i primi versi (la parte evidenziata è quella usata dal tenor):

Epiphaniam DominoStirpd Iesse | E. De Capitan | Cd Fsp-Paoline, 1996

Le tre ripetizioni del tenor strutturano il mottetto in tre parti più una coda. È interessante osservare che la prima volta il triplum intona un testo, mentre il duplum vocalizza a valori larghi. La seconda volta triplum e duplum si scambiano le parti, mentre nella terza e nella coda vocalizzano entrambi, soluzione certamente ardita in un mottetto di questi anni.

Il testo – quattro versi di doppi quinari sdruccioli (forse in rapporto col decasillabo alcaico?) – parla dei doni che i magi portano a Gesù e che ne rivelano la meravigliosa natura umana e divina:

Huic ut placuit tres magi mistica
virtute triplici portabant munera
ipsum mirifice regem dicentia
Deum et hominem mira potentia

S'insiste sul numero tre («tre magi» e «triplici munera»), riferimento mistico certamente da rapportare alle tre voci del mottetto.

Huic ut placuit — (strumentale) | Ernst Stolz, viola da gamba e organo
Huic ut placuit — (vocale) | Alleluia nativitas | Orlando consort | Metronome 1990
Huic ut placuit — (vocale e strumentale) | Mediaeval Magic | Lumina Vocal Ensemble | 2009

Dal mottetto alla chanson

Se i mottetti sono forme di tropatura delle clausule, anche alcune delle chanson sono il residuo di più antichi mottetti.

 

Benedicta et venerabilis: Liber usualis, pp. 1264-1265 | audio

Polifonia a due voci dal codice di Las Huelgas, ff. 5v-6r | audio

Polifonia a due voci dal codice Fiorentino, ff. 122v-123v e clausula: f. 11r

Mottetto a due voci su Go (Crescens icredulitas): ff. 402-r-v

Mottetto francese a due voci (Por conforter): Wolfenbüttel 2: ff. 240v-241r | testi

Chanson francese (Por conforter, attr. Ernoul le Vielle): F-Pn, Fr. 844: f. 102v | audio (Christopher Page) | testi