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Josquin Desprez

(1455? – 1521)

Davide Daolmi © 2007

 

 

Dal nord al sud della Francia | Milano, Roma, Parigi, Ferrara | Prevosto a Condé-sur-l'Escaut

Le musiche | Appendice

 

L'immagine è tratta da Petrus Opmeer, Opus chronographicum orbis universi a mundi exordio usque ad annum m.dc.xi, 2 voll. (Antuerpiae: ex typographeio Hieronymi Verdussii, 1611), I, p. 440. Nella voce dedicata si legge: Conspicitur Iosquinus depictus Bruxellis in D. Gudulae in tabula arae dextrae ante chorum honesta sane facie ac blandis oculis [Josquin si ammira dipinto a Bruxelles nella cattedrale di Santa Gudula, su una tavola dell’ara destra davanti al coro, di assai grazioso aspetto e occhi attraenti]. Purtroppo la tovola non esite più, quindi non è possibile dire se l'originale sia stato fedele, né quanto quest'incisione gli assomigli.

[da: Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino 1963, pp. 56-57]
Come Raffaello nella storia dell'arte, e in certo senso come Mozart nella sua età, egli sorge al termine del periodo di elaborazione tecnica, quando l'arido lavoro materiale è già concluso. Il giudizio che diede di lui Martin Lutero coglie mirabilmente la trasformazione ch'era in corso nella polifonia tra Quattro e Cinquecento.
«Gli altri maestri – aveva detto Lutero – devono fare come vogliono le note, ma Josquin è il padrone delle note, che hanno dovuto fare come vuole lui» [*].
Egli si trova infatti a disporre d'uno stile mirabilmente complesso eppure agile, che nella sua cosmopolitica universalità sintetizza la dottrina fiamminga del contrappunto ed il principio italiano dell'armonia tonale; può quindi valersene come d'un duttile strumento espressivo, e la sua personalità d'artista non è indegna di sí invidiabile privilegio.
«Egli ha al piú alto grado il senso del patetico e traduce nella sua opera i sentimenti piú sottili, le immagini piú varie» (Prunières).
Solamente con lui «la musica comincia veramente a vivere dell'anima profonda della parola sacra» (A. Cimbro): non ch'egli indulga alla pittura musicale e simbolica di singole parole, come spesso avverrà nel madrigalismo cinquecentesco, ma il sentimento generale del testo è da lui reso con un fare largo e potente. È il Rinascimento che succede al miniaturismo minuzioso dei primi Fiamminghi quattrocenteschi. Parlare di drammaticità a proposito di Josquin è ormai pienamente lecito, senza alcuna limitazione all'accezione del termine.
Non so se sia possibile confermare o smentire il giudizio di Mila su Josquin, formulato più di mezzo secolo fa. Certo è quello ancor oggi grandemente diffuso e vale, storicamente, per quanto ha contribuito a 'costruire' l'idea del compositore. E tuttavia l'«espressività drammatica» di Josquin è forse assai più nelle nostre orecchie e nel modo con cui gli ensemble moderni lo restituiscono che nella scrittura musicale.
[*] La frase è in realtà riportata da Johannes Mathesius nelle sue Historien von des ... Doctoris Martini Luthers Anfang, Lehr, Leben und Sterben (Wittember 1566), c. 152v, ovvero la prima biografia di Lutero scritta attraverso 17 suoi sermoni.

 1. Dal nord al sud della Francia (1455-1484)

Nascita

Non si hanno notizie sulla sua nascita. Fu adottato nel 1466 dagli zii Lebloitte (Desprez era il soprannome di famiglia) residente a Condé-sur-l'Escaut (iI tracciato nero nell'immagine individua gli attuali confini Francia-Belgio), dove trascorrerà gli ultimi vent'anni della sua vita. Ma Condé non può essere il paese natio perché l'atto di morte, redatto proprio a Condé, lo dichiara «aubain» [straniero]. In documenti d'archivio citati dal redattore del Census Herbert Kellman (Strasburgo, convegno dell'ims, 1982) Josquin dice di sé: "natif de dela le noir eauwe" [nato oltre l'Eau Noir]. L'Eau Noir è un torrente di 35 km (ovale nell'immagine) che si estende fra Rocroi (Champagne, Francia) e Couvin nella provincia vallone dell'Hainaut (ex Impero, oggi Belgio). Unendo questa informazione all'aubain, sembra di poter supporre nato dal lato francese dell'Eau Noir, ovvero nello Champagne (la linea arancione divide Francia e Impero dopo il 1477). La zona di Rocroi è peraltro vicino a Prez, da cui provenivano i genitori di Josquin. Ciò malgrado il grande poeta francese Pierre de Ronsard (1524-1585) disse che Josquin fu «Hennuyer de nation» [originario dell'Hainaut] (prefazione al Livre de meslanges, Paris, 1560), e l'aggettivo a volte attribuitogli («belga veromanduus») lo ricollega da un lato al territorio Belga, dall'altro alla contea di Vermandois, che all'epoca individuava più o meno la Piccardia.

Si è supposto che l'acrostico del mottetto Illibata Dei Virgo offrisse indicazioni sulla sua origine. Ma se la prima strofa non lascia dubbi alla lettura, la seconda sembra doversi leggere: A Cauve Scagua, o forse Ad ca. fluv. Escauga. In realtà nel primo caso non si capisce a cosa ci si riferisca e nel secondo verrebbe affermato qualcosa (ad caput fluvi Escagua = alle foci del fiume Escaut, evidenziato in azzurro nell'immagine) che altre testimonianze contraddicono.

Formazione

Studia a Saint-Quintin (Claude Hémeré, Tabella chronologica decanorum … ecclesiae S. Quintini, Paris 1633, pp. 159-62), sede di una prestigiosa maîtrise.

È possibile che abbia avuto rapporti con un'altra importante maîtrise, quella di Cambrai poiché Josquin è citato nel mottetto Omnium bonorum plena di Loyset Compère (†1518), mottetto che elenca musicisti legati alla maîtrise (e forse destinato all'inaugurazione della cattedrale). Dufay (†1474) è citato come ancora in vita, pertanto il mottetto deve essere precedente la sua morte.

Zarlino (Istituzioni, iv.17) lo dice «discepolo» di Ockeghem. In effetti quattro lavori di Josquin riprendono la chanson di Ockeghem D'ung aultre amer [audio | info] (un messa, un Sanctus e i mottetti Tu solus qui facis mirabilia e Victimae paschali laudes). Josquin scrisse per la morte di Ockeghem (1497) Nymphes des bois (Deploration de la mort de Johannes Ockeghem) su testo di Jean Molinet (1435-1507).

N.B. I documenti che Claudio Sartori aveva pubblicato nel 1956, e che avrebbero individuato una presenza di Josquin fra i cantori del Duomo di Milano a partire dal 1459, si riferivano ad un altro omonimo cantore. La tesi di Sartori è stata definitivamente smentita negli anni '90 del secolo scorso.

Alla corte di Renato d'Angiò (1475-1480)

Tre documenti – 1475 (? ma v. Merkeley 1999, p. 428), 19 aprile 1477 e 26 marzo 1478 – segnalano Josquin fra i cantori della cappella di Renato d'Angiò a Aix-en-Provence. L'ultimo gli assegna un beneficio della collegiata di Saint-Maxe du Château a Bar-le-Duc (capoluogo della contea di Bar di cui Renato era signore).

Macey 1997 ha affermato che il mottetto O bone et dulcissime Jesu sia stato scritto ad Aix; la tesi è però messa in dubbio in Gallagher 2003 con queste parole:
«Patrick Macey ... nel suo Josquin, Good King René, and 'O bone et dulcissime Jesu' propone di datare il mottetto verso la fine degli anni Settanta, quando Josquin era impiegato alla corte di Renato d'Angiò. La tesi prende le mosse dalla ben documentata devozione per san Bernardino da Siena (†1444) e da somiglianze che Macey evidenzia fra il testo del mottetto e una più ampia preghiera (che inizia con "O bone Ihesu, o dulcis Ihesu") rintracciabile in numerosi Libri d'Ore. Macey nota che la preghiera, col reiterare "O bone Ihesu" e l'evidente enfasi data al nome di Gesù ("Hoc nomen Ihesus nomen dulce, hoc nomen Ihesus nomen salutare"), fu spesso associata alla fine del Quattrocento a Bernardino, la cui fama era alimentata dalla sua "campagna per promuovere la devozione nel nome di Gesù" (p. 223). Curiosamente, però, il testo del mottetto omette la maggior parte delle ripetizioni di "O bone Ihesu" che riporta la versione completa della preghiera (secondo la lezione di un Libro d'Ore del XV secolo; cfr. p. 221) e in nessun caso riproduce la parola "nomen"».
In riferimento al santo o meno Josquin scrisse tuttavia anche una canzone strumentale intitolata La Bernardina (o La Bernardino).

Approfondimento: Renato d'Angiò

Musico del re di Francia (1480-83)

Secondo quanto riporta Jean de Bourdigné (Chroniques d'Anjou et du Maine, Angers 1842) alla morte di Renato d'Angiò (1480) i musici della sua cappella furono trasferiti presso la corte del re Luigi XI (†1483).

Offre apparente conferma il mottetto Misericordias Domini in aeternum cantabo (Ps 88:2). Il re, gravemente malato, chiese a Jean Bourdichon, artista di corte, di dipingere tale versetto su 50 cartigli da affiggere nel castello di Plessis-lés-Tours dove era ricoverato.
Un'altra tesi vuole che Josquin abbia passato i primi anni '80 a Ferrara e non alla corte di Luigi XI, dove potrebbe aver conosciuto il cardinale Ascanio Sforza (che diventerà poi suo protettore, vide infra) e dove potrebbe aver scritto la messa Hercules dux Ferrarie in omaggio a Ercole I d'Este (è tuttavia una tesi che non ha riscontri).
Vi è invece un aneddoto, riportato nel Dodechacordon (1547) di Glareanus, che sembra confermare il rapporto con Luigi XI. Glareano racconta che Luigi XII di Francia volle un brano in cui potesse partecipare anche lui, benché incapace di cantare, e Josquin predispose una composizione a 4 voci in cui il tenor, la vox regis, era un re tenuto. Glareano offre anche la musica omettendo il testo latino. Il testo è però nel Liederbuch di Johannes Heer (compilato a Parigi fra il 1510 e il 1516, quando cioè regnava Luigi XII, e pubblicato nel 1967) la fonte a cui probabilmente si rifece Glareanus (Heer era un suo conterraneo) con il titolo Carmen gallicum Ludovici XI (e non XII). Il testo è francese (Guillamue se va chaufer), ma una glossa riferisce esser stato cantato a Parigi alla festa del Corpus Domini del 1510: evidentemente un contrafactum del brano latino di Josquin.

Fra il febbraio e il marzo 1483 due documenti rivelano la presenza di Josquin a Condé-sur-l'Escaut; si fa riferimento alla guerra in corso e alla presa di possesso dell'eredità degli zii. Gli zii erano forse morti 5 anni prima, nel maggio 1478, durante l'occupazione di Condé-sur-l'Escaut ad opera dell'esercito di Luigi XI. Nel 1483 la Francia era entrata in guerra con l'Impero per il possesso della Borgogna .

 2. Milano, Roma, Parigi, Ferrara (1484-1504)

Milano (1484-1489)

Morto Luigi XI è probabile che Josquin si sia trasferito a Milano quale cantore della cappella del cardinale Ascanio Sforza, per poi seguirlo subito a Roma.

Nel giugno 1484 ottiene un beneficio a Saint-Aubin (a sud di Issoudun in Francia) nel ducato di Berry (le cui prebende erano in gran parte della corona): è del 19 giugno di quell'anno la richiesta, via procura, al rettore di Saint-Aubin di concedere a «Jacobus Desprez» il beneficio benché non ancora sacerdote, ma membro della cappella di Ascanio Sforza (creato cardinale nel marzo di quello stesso anno) e come tale residente a Milano. Due mesi dopo (19 agosto) si ha la procura per il possesso del beneficio a nome di «Joschinus de Prattis». Josquin quindi segue Ascanio a Roma (24 agosto).

Ma già l'anno successivo, di nuovo a Milano, Josquin entra forse a far parte della cappella ducale di Ludovico il Moro.

Un documento del luglio 1485 negli archivi vaticani riferisce che Josquin intendeva abbandonare il servizio del cardinale. Un altro documento vaticano del febbraio 1489 riferisce di una controversia di fronte al parlamento francese per il beneficio di Saint-Aubin. Fra gennaio e febbraio 1489 Josquin rassegna il beneficio di Saint-Aubin. Nel secondo di questi documenti è detto «cantore ducale» di Milano, ovvero di Ludovico il Moro. È probabile quindi che Josquin sia passato alla cappella ducale di Ludovico.

Una cronaca tarda, del 1539 riferisce che il re d'Ungheria Mattia Corvino avesse a metà degli anni '80 una splendida cappella a Budapest fra i cui musicisti vi era Josquin. Vi è chi suppone che Josquin abbia anche avuto incarichi in Ungheria.

Il ciclo Vultum tuum deprecabuntur potrebbe essere stato scritto in questi anni perché sembra relazionarsi ai mottetti missales (ovvero sostitutivi di parti della messa) di Compère, Weerbeke e Gaffurio, genere coltivato alla corte di Galeazzo Maria Sforza. Il ciclo di 7 mottetti, tràdito in 11 ms. per i soli primi 5 numeri, fu pubblicato nei Mottetti libro quarto di Petrucci (1505). Macey 1989 ha ipotizzato che il ciclo prevedesse anche Ave Maria ... benedicta tu (pubblicata da Petrucci nei Mottetti C l'anno prima).

Approfondimento: Milano, Ascanio, la cappella

Roma (1489-99)

Nel giugno 1489 Josquin si trasferisce nella cappella papale. Solo due mesi prima Weerbeke torna a Milano lasciando Roma. C'è chi ha ipotizzato uno scambio fra i due musicisti (o forse Josquin non tollerava la concorrenza). Accumula, a quanto pare, benefici in territorio borgognone, e resterà a Roma almeno fino al 1495. V'è traccia della sua presenza a Roma di una sua firma incisa sul muro della Cappella Sistina, scoperta dopo recenti restauri, di cui aveva riferito Andrea Adami: «e sul nostro coro, nel Palazzo Vaticano, si legge scolpito il suo nome» (Osservazioni per bene regolare il coro dei cantori della Cappella Pontificia, Roma 1711).

Nei 10 anni in cui, come sembra, Josquin operò a Roma, si successero due pessimi papi, Innocenzo VIII (1484-92) e, attraverso l'appoggio interessato di Ascanio Sforza, Alessandro VI (†1503), il celebre papa Borgia (padre dei famigerati Cesare e Lucrezia), colui che scomunicherà e farà bruciare Savonarola (1498).

Forse la Messa la sol fa re mi, si lega al motto «Lesse faire a mi» presente in una miniatura vaticana (I-Rvat CS 41) del principe turco Cem, esiliato dal suo usurpatore, il fratello Bajazet II che dal 1488 al 1494 ha dato soldi a Roma per tenerlo prigioniero (Kjang 1992). Meno probabile l'attendibilità di Glareanus (vide infra).

È stato obiettato che la miniatura non rassomiglia al principe Cem (o Djem) raffigurato nella Disputa di Santa Catarina, un affresco del Pinturicchio dell'Appartamento Borgia a Roma (1494). Tuttavia che quello sia il principe è solo un'ipotesi: una figura simile Pinturicchio la ripropone nella Libreria Piccolomini di Siena (1508), il cui soggetto legato a Pio II (1405-64) è escluso possa contemplare la presenza del principe Djem.

È probabile che il mottetto Domine non secundum peccata nostra, per il mercoledi delle ceneri, sia stato composto per la Cappella Sistina. Compare infatti in un codice vaticano (CS 35) affiancato dalle intonazioni dello stesso testo di Marbriano de Orto e Bertrand Vaqueras (Sherr 1988). Sempre su codici vaticani si rintracciano i mottetti Ave Maris Stella (di cui Josquin intona solo il quarto versetto), e il già citato mottetto acrostico Illibata Dei Virgo nutrix (CS 15).

Nel 1498 sembra che Josquin rientri al servizio di Ascanio Sforza: due documenti lo indicano membro della sua cappella.

El grillo è bon cantore (1505/4), e altre composizioni pubblicate negli anni successivi da Petrucci, appariranno come opera di «Josquin Dascanio».

Parigi (1499-1503)

Non vi sono notizie certe circa il breve periodo di Josquin alla corte di Luigi XII, se non un aneddoto raccontato nel Dodechacordon (1547) di Glareanus (diverso da quello sopra citato di Luigi XI) e alcuni brani apparentemente legati alla corte di Francia:

Luigi xii, re di Francia, gli promise non so che genere di beneficio ma, come fanno di solito i re, non mantenne la promessa, allora Josquin scrisse il salmo Memor esto verbi tui seruo tuo ... Il re allora, pieno di vergogna, non osò procrastinare piú a lungo e mantenne la promessa; Josquin, a sua volta, apprezzata che ebbe la liberalità del principe, subito scrisse un altro salmo in segno di ringraziamento, dal titolo Bonitatem fecisti cum servo tuo Domine ... Inoltre Josquin, desideroso di ottenere un beneficio da non so quale mecenate, poiché costui tardava nell'accontentarlo dicendo in gergo francese Laise faire moy, cioè lasciami fare, scrisse senza indugio un'intera ed elegante messa intitolata La sol fa re mi.

Gli aneddoti di Glareanus si confermano poco affidabili: il brano con la vox regis era da riferire a Luigi XI e non XII; l'episodio del Memor esto forse è vero, ma certo non si hanno notizie che Josquin abbia intonato anche il Bonitatem; infine la messa La sol fa re mi, come detto, non si lega alla Francia.

È collocato in questi anni il mottetto In exitu Israel, per analogia con la scrittura di Jean Mouton and Claudin de Sermisy, musici della cappella reale (Macey 1991). — S'ipotizza che Vive le roy sia stato scritto per Luigi xii. — Infine il mottetto De profundis, che presenta un canone a 3 introdotto dai versi «Les trois estas sont assemblés | Pour le soulas des trespassés» [Le tre Età s'incontrano per sollievo dei morti], potrebbe essere stato scritto per il funerale di Luigi xii del 1515 (Osthoff, 1962-65), ovvero (secondo Kellman, 1971) per Filippo il Bello (1506) o la moglie di Carlo viii, Anna di Bretagna (1514).

Ferrara (1503-1504)

Josquin fu maestro di cappella di Ercole I d'Este (qui in un dipinto di Dosso Dossi) dall'aprile 1503 all'aprile 1504 con la paga esorbitante di 200 ducati (il suo successore, Jacob Obrecht, sarà stipendiato con 100 ducati).

Este, duca di Ferrara dal 1471, protettore del Boiardo e dell'Ariosto, è probabilmente la più emblematica figura di principe rinascimentale amante delle arti. La sua cappella musicale giunse ad adombrare quella del papa. Anche i suoi figli furono grandi protettori delle arti, Isabella (per la quale fu compilato il celebre Canzoniere), Beatrice (sposa di Ludovico il Moro), Alfonso I (marito di Lucrezia Borgia), il cardinale Ippolito.

Ercole incontrò Luigi xii nel 1499 e nel 1502, ed è probabile che abbia conosciuto Josquin in una di queste occasioni. Nel 1497 era morto il maestro estense Johannes Martini e la ricerca di un sostituto non era cosa facile. Fin dal 1501 vi furono contatti con Josquin, forse già agente di Ercole in cerca di cantori per la cappella.

È famosa la lettera di Gian de Artiganova, agente di Ercole, che suggeriva di assoldare Heinrich Isaac al posto di Josquin perché, sebbene non all'altezza di quest'ultimo, tuttavia più disponibile e meno caro.

Nel luglio 1503 segnali di peste inducono Ercole I d'Este a trasferire la corte a Comacchio. È forse in ragione della peste che Josquin lascerà gli estensi (Obrecht morirà di peste a Ferrara nel luglio 1505).

Secondo Teofilo Folengo Josquin a Ferrara compose il Miserere in occasione di un ingresso in città di Ercole I d'Este. Il testo del Miserere era molto caro a Savonarola, predicatore sostenuto dalla corte estense. Quando Savonarola fu bruciato (1498), Ercole fece pubblicare la sua Expositio super psalmo Miserere mei Deus.

Si possono forse collegare a Ferrara i mottetti Virgo salutiferi (su testo del poeta di corte Ercole Strozzi) e O Virgo prudentissima, del Poliziano.

Non è certo che la Missa Hercules Dux Ferrarie sia stata scritta nell'anno ferrarese di Josquin perché, sebbene stampata nel II libro di Misse di Petrucci (1505), compare nel Librone 3 di Gaffurio (I-Mfd) copiato verso il 1500.

 3. Prevosto a Condé-sur-l'Escaut (1504-1521)

Arrivo a Condé

Nominato prevosto della collegiata di Notre Dame a Condé-sur-l'Escaut (diocesi di Cambrai, provincia di Reims), Josquin vi si trasferisce per il resto della sua vita. La cappella musicale di Notre Dame, con un coro di oltre 20 cantori, era all'epoca una fra le migliori del territorio.

Notre Dame, saccheggiata dagli Ugonotti durante le guerre di religione (seconda metà del '500), perse da quel momento il suo splendore. A metà del '700 fu eretta a fianco l'attuale chiesa di Saint-Wasnon. Ormai inutile, Notre Dame fu rasa al suolo nel 1793 durante la Rivoluzione Francese. Occupava lo spazio che nella foto è delimitato dall'anello di alberi a fianco della chiesa di Saint-Wasnon. L'edificio alto posto fra il parco e la chiesa si affaccia sull'attuale rue Notre-Dame.

Il 3 maggio 1504 un documento accoglie presso la chiesa quattro canonici fra cui «Monsieur le Prévost, messire Josse des pres». Il predecessore di Josquin, Pierre Duwez, aveva accolto la proposta di sostituire a Douai Loyset Compère che si era trasferito nel 1500 a Saint-Quentin.

Josquin ottenne probabilmente la prevostura per intercessione di Filippo il Bello che, conosciuto Josquin a Lione nell'aprile del 1503 aveva desiderato entrasse nella sua cappella. Filippo, in quanto figlio dell'imperatore Massimiliano I e duca di Borgogna, godeva di privilegi su alcune prebende a Condé (altri quattro canonici di Notre Dame provenivano dalla cappella di Filippo).

Nel 1503 Petrucci pubblica Frottole libro primo che contiene In te Domine speravi di «Josquin Dascanio». Nel 1505 esce con Frottole libro tertio (febbraio) in cui c'è El Grillo e cinque mesi dopo (giugno) con Missarum Josquin liber secundus (il primo era stato pubblicato nel 1502 e un terzo verrà pubblicato nel 1514).

Rapporti con Margherita d'Austria

È probabile che la sorella di Filippo, Margherita d'Austria, grande amante della musica, abbia interceduto a favore di Josquin. Certamente avrà in seguito stretti rapporti con il musicista. A Margherita si deve la promozione di chansonnier miniati, realizzati soprattutto nella bottega di Petrus Alamire

Una lettera del 3 maggio 1508, scritta da Condé a Margherita d'Austria tranquillizza la sovrana (duchessa di Borgogna) circa la ripresa salute di Josquin. Qui si fa riferimento a lettere che Margherita avrebbe scritto al musicista. È del 1519 ina lettera fatta scrivere da Margherita a Josquin per far avere un posto a Candé a un cappellano di Carlo V.

La chanson Plus nulz regretz fu intonata su un testo scritto dal fiammingo (e quasi conterraneo di Josquin) Jean Lemaire de Belges, poeta legato a Margherita d'Austria dal 1504 al 1512. Fu solennemente eseguito il 1° gennaio 1508 in occasione del trattato di Calais, stipulato, dietro mediazione di Margherita il 21 dicembre 1507, che aveva pianificato il matrimonio del futuro Carlo V (all'epoca di soli 7 anni), con la sorella di Enrico VIII, la dodicenne Mary Tudor (che però sposerà Luigi XII di Francia nel 1514). Il testo della chanson è pubblicato da Lemarie subito dopo in una raccolta celebrativa per il defunto Filippo il Bello, La pompe funeralle des obsèques du feu roy dom Phelippes [1508, anast. 1868]. L'ipotesi che si sia trattata di una commissione di Margherita a Josquin è stata recentemente messa in dubbio.

Per l'assonanza del titolo con Plus nulz regretz fu erroneamente attribuita a Josquin la celebre Mille regretz.

Cueurs desolez è un altro brano apparentemente dell'orbita di Margherita, tramandato solo da una tarda antologia a lui dedicata da Attaignant (XXX chansons, Paris 1549). Osthoff (1965, II, 210) ritenne che i contenuti del testo potevano legarsi alle celebrazioni per la morte del duca d'Andria (1503), figlio omonimo di Louis de Luxembourg-Ligny. In omaggio al defunto Lemaire scrisse nel 1503 La plainte du desiré dove nelle due redazioni manoscritte è citato un musico chiamato «Hillaire» [Hylaire], nome mutato in Josquin nella stampa del 1509. La scrittura musicale tuttavia non depone a favore dell'attribuizione a Josquin.

Ultimi dati biografici

Nel settembre 1508 il capitolo della cattedrale di Bourges (dove Josquin aveva goduto un beneficio fra il 1484 e il 1489) gli propone l'incarico di maestro di coro, riconfermando l'invito l'anno successivo attraverso un emissario inviato a Condé. | Documenti circa i benefici di Arras (maggio 1509) e Tournai (gennaio 1513). | La notizia che nel 1520 Carlo V abbia pagato due musici, uno detto «Joskin» (rimborso per il viaggio da Bruxelles a Malines), scarsamente può riferirsi a Josquin, che morià l'anno successvio.

Poichi giorni prima di morire (23 agosto 1521) Josquin fu dichiarato «straniero» nella relazione di un suo superiore. Ciò propende a ritenerlo nato in Francia, giacché Condé, nell'Heinaut, all'epoca era in territorio imperiale. Pagò la tassa necessaria per poter lasciare i suoi beni alla collegiata per godere di funzioni a lui dedicate in cui una processione, cantando il suo Pater Noster/Ave Maria, trasferisse l'immagine della Santa Vergine conservata nella casa di Josquin fino alla piazza del mercato. Il suo corpo fu sepolto nella collegiata e la pietra tombale riportava l'iscrizione:

Chy gist Sire Josse des pres
prevost de cheens fut jadis:
Priez Dieu pour les trespassés
Qui leur donne son paradis.
Trepassa l’an 1521 le 27 d’aoust:
Spes mea semper fuisti.
Qui giace mastro Josse Des Pres
che fu un tempo prevosto dei canonici.
Prega Dio per i trapassati
che ha donato loro il paradiso.
Morì l'anno 1521, il 27 d'agosto.
Speranza sei stata sempre con me.

L'iscrizione s'è ovviamente persa con la distruzione della chiesa, ma si trova riprodotta in un codice sicentesco intitolato Sépoltures de Flandre, Hainaut et Brabant (Biblioteca pubblica di Lille, ms. 118, c. 53), rintracciato a metà ottocento dallo storico locale Victor Dêizant (Fétis, p. 476-477).

In memoria di Josquin, Jean Richafort (ca. 1480–1547), forse suo allievo, scrisse un intero Requiem, sul tenor Circumdederunt me, lo stesso che Josquin utilizzò per la chanson-mottetto Nymphes nappés. Il procedimento di appropriazione prende le mosse dall'altra chanson-mottetto Nymphes des bois che utilizza il tenor di Requiem aeternam e che Josquin scrisse per la morte di Ockeghem.

 

 Le musiche

Messe

Ami baudichon
Kyrie [2'26"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

Ave maris stella
Kyrie [2'24"] | Gloria [4'08"] | Credo [6'17"] | Sanctus [4'13"] | Benedictus [2'21"] | Agnus [4'13"] | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover
– Analisi di Francesco Riva © 2008

Beata Virgine
Gloria [8'16"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info
Kyrie – I-Rvat, Capp. Sist., Ms. 45, cc. 1v-2r

Chacun me crie
Credo [6'13"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

Faisant Regretz
Missa Werken van Josquin des Près, ed. Albert Smijers etc., Amsterdam: Vnm, 1921-1969;xxvii, Missen xiii, pp. 33-59.

Gaudeamus
Agnus Dei [6'04"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

Hercules dux Ferrariae  

L'homme armé
Kyrie [4'00"] | Gloria [6'19"] | Credo [7'44"] | Sanctus [8'16"] | Agnus [7'26"] | Pro Cantione Antiqua, James Bowman, Paul Esswood, alti | Archiv ©1976 | info | cover

La sol fa re mi
Lesse faire mi [4'18"] | Introitus Intret in conspectu tuo [4'49", gregoriano] | Kyrie [2'56"] | Gloria [5'13"] | Graduale Gloriosus Deus [4'27", gregoriano] | Alleluia Alleluia, Sancti tui [2'37", gregoriano] | Credo [6'19"] | Mottetto Salve Regina a 5 [7'31"] | Offertorium Letamini in Domino [2'02", gregoriano] | Sanctus, Benedictus [7'22"] | Agnus I, II, III [4'35"] | Communio Multitudo languentium[1'48", gregoriano] | Mottetto Illibata Dei Virgo a 5 [8'50"] | Cappella Pratensis, Rebecca Stewart, dir. | Ricercar © 1995 | info
Kyrie [4'00"] | Gloria [6'19"] | Credo [7'44"] | Sanctus [8'16"] | Agnus [7'26"] | The Tallis Scholars, Peter Phillips, dir. | Gimell © 1986 | info | book

Pange lingua  

Sine nomine
Sanctus [5'26"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

Mottetti

Absalom fili mihi [4'27"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover

Absolve quesumus [3'45"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Alma redemptoris mater / Ave regina coelorum [5'57"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

Ave Maria  

Ave maris stella  

Benedicta es [6'15"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Christus mortuus est [2'16"] | Nos autem [3'24", gregoriano] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

De profundis [8'24"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
– Walter Thornhill © 2002 [edizione]

Domine, non secundum peccata nostra [6'26"] | Chanticleer, Joseph Jennings, dir. | © 1990 | info
– Luigi Cataldi ©2001 [edizione]

Gaude Virgo mater Christi [3'23"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover
[3'03"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

Illibata Dei Virgo  

Inviolata, intera e casta [5'26"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

Salve Regina – v. Messe: La sol fa re mi

Miserere mei Deus  

O bone et dulcissime Jesu [5'42"] | La Chapelle Royale, Philippe Herreweghe, dir. | Harmonia Mundi © 1986| info | cover

O Domine, Jesu Christe [10'22"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

O Virgo prudentissima [8'04"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

O Virgo virginum [5'59"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Pater noster / Ave Maria  

Qui velatus facie fuisti [11'28"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

Salve Regina  

Stabat Mater  

Tu solus qui facis mirabilia  

Veni, sancte spiritus [8'10"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover

Vultum tuum deprecabuntur (ciclo di mottetti)
Vultum tuum deprecabuntur [2'11"] | Sancta Dei genitrix virgo semper Maria [1'39"] | Intemerata virgo, quae Redemptorum saeculi peperisti [2'55"] | O Maria, nullam gravem possumus habere culpam [2'14"] | Mente tota, tibi supplicamus ut sicut Filio tuo Domino [3'10"] | Ora pro nobis, virgo sine termino [3'12"] | Christe Filio Dei mundi qui crimina tollis [2'52"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

Chansons

Adieu mes amours [2'08"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

A la mort / Monstra [1'35"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Allegez moy [1'08"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[1'48"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

A l'ombre d'ung buissonet [1'35"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Basiés moy [1'33"] | [1'45"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

La bernardina [1'50", strumentale] |Brandeis University Early Music Ensemble | info
– © 1999, Rafael Ornes [edizione]

Ce puvre / Pauper sum ego [1'31"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Cueurs désolez [1'44"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Cueur langoreulx [2'01"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Douleur me bat [2'57"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

El grillo è bon cantore  

En l'ombre d'un buissonet [2'12"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[1'35"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

En non saichant [2'27"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Faulte d'argent [2'08"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[3'06"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

Fors seulement [1'59"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Fortuna desperata [1'47"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Guillame se va chaufer  

Ile fantazies [2'03"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

In te Domine speravi (frottola) [2'14"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[1'33"] | Les jardin des délices | Obsidienne, Emmanuel Bonnardot, dir. | Calliope © 2003 | info | book

J'ay bien cause [1'28"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Je me complains [2'28"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[1'47"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Je ne me puis tenir d'aimer [3'47"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover

La plus des plus [1'24"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Mille regretz  

Nymphes des bois / Deploration sur la mort d'Ockeghem  

Nymphes nappés  

Parfons regretz [2'35"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Petite camusette [1'02"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[1'10"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[1'05"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Plaine de dueil [2'06"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Plus n'estes ma maistresse [2'25"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Plusieurs regretz [2'36"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Plus nulz regretz  

Pour souhaitter [1'37"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Regretz sans fin [6'47"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Scaramella va alla guerra  

Si congié prens [3'05"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[2'55"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Si j'ay perdu mon ami  

Tenez moy en vos bras [1'55"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book

Vive le roy [1'10"] | Les jardin des délices | Obsidienne, Emmanuel Bonnardot, dir. | Calliope © 2003 | info | book

Vous l'arez s'il vous plaist [1'52"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[1'41"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Vous ne l'arez pas [1'43"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Approfondimenti

Ave Maria (mottetti)

Ave maria ... virgo serena | Mottetto a 4

– [6'52"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
– [5'25"] | Christmas carols and motets | The Tallis Scholars | 1986 © Gimell | info | cover
– [5'28"]
– [4'47"]
– [7'12"] | Magnificat | Chanticleer | 1999 © Teldec | info | cover

edizioni

– ©1997 NWCchorus
– Rick Wheeler ©1999
– Gordon Callon ©2004
– Claudio Macchi ©2000

id. | Mottetto a 4 più 2 parti aggiunte

edizioni

– Charles H. Giffen ©2005

id. | Mottetto a 6

edizioni

– ©1997 NWCchorus
– Rupert Preston Bell ©2005

Ave maria ... benedicta tu | Mottetto a 4

edizioni

– Pietro Battiston ©2006

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Ave maris stella (mottetto)

[gregoriano]    Ave, maris stella
Dei mater alma
atque semper virgo
Felix caeli porta.
Ave, stella del mare, eccelsa madre di Dio e sempre Vergine, felice porta delcielo.
[Dufay] Sumens illud «Ave»
Gabrielis ore,
funda nos in pace,
mutans Evae nomen.
Accogliendo quell'«Ave» dalla bocca di Gabriele, donaci la pace, mutando il nome di Eva.
[gregoriano] Solve vincla reis,
profer lumen caecis,
mala nostra pelle,
bona cuncta posce.
Sciogli i vincoli per i rei, dà luce ai cechi, scaccia i nostri mali, dacci ogni bene.
[Josquin] Monstra te esse matrem,   
sumat per te precem
qui pro nobis natus
tulit esse tuus.
Mostrati Madre di tutti, offri la nostra preghiera, Cristo l'accolga benigno, lui che si è fatto tuo Figlio.
[gregoriano] Virgo singuláris,
inter omnes mitis,
nos culpis solútos
mites fac et castos.
Vergine santa fra tutte, dolce regina del cielo, rendi innocenti i tuoi figli, umili e puri di cuore.
[anonimo] Vitam praesta puram,
iter para tutum,
ut vidéntes Iesum
semper collaétemur.
Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa' che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo.
[anonimo] Sit laus Deo Patri,
summo Christo decus.
Spirítui Sancto honor,
tribus unus. — Amen.
Lode all'altissimo Padre, gloria al Cristo Signore, salga allo Spirito Santo, l'inno di fede e d'amore. — Amen.

[7'41"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

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El grillo è bon cantore (frottola)

El grillo è bon cantore,
che tiene longo verso.
Dale bev‹r›e, grillo canta.

Ma non fa com'altri ocelli, — lezione: como gli altri
come ‹g›li han cantato un poco, — meno probabile: come lì han...
van de fatto in altro loco:
sempre el grillo sta pur saldo.

Quando ‹g›l'‹h›a maggior el caldo — meno probabile: Quando là maggior è 'l caldo
alhor canta sol per amore.

– [1'22"] | Josquin Des Prez | Ensemble Pro Musica antiqua de Bruxelles, Safford Cape | 1949 © Gramophone | info
– [1'40"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
– [1'30"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | Ensemble Les Eléments | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
– [1'24"] | Oh Flanders Free | Capilla Flamenca | 1996 © Naxos | info
– [1'10"] | Josquin: Master of Musicians | Musica Antiqua of London, Philip Thorby | 2000 © Signum | info

fonti

Frottole · Libro tertio, Venezia: Ottaviano Petrucci, 1504, cc. lxi-lxii [collocazione: D-Mbs]

edizioni

– © 1999, Rafael Ornes
– © 2001, Marco Voli
– © 2002, Public Domain Choral Music
– © 2004, Solovoces
– © 2006, Philip Legge

biblio

David Fallow, What happened to 'El Grillo', «Early Music», 2003, p. 390-399.

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Guillame se va chaufer / Carmen gallicum Ludovici XI regis Fancorum

Guillaume se va chauffer
au pres de la chiminée;
a ung petite de charbon
qui ne fait point de fumée.   
Guglielmo si va a scaldare
vicino al camino;
ha un po' di carbone
che non fa fumo.

– [1'00"] | Oh Flanders Free | Capilla Flamenca | 1996 © Naxos | info

fonti

– San Gallo, Biblioteca centrale, Ms. 462
Henricus Glareanus, Dodechacordon, p. 469

edizioni

– da: E. Clinkscale, Josquin and Louis XI, «Acta Musicologica», 38/1, 1966.

biblio

Edward Clinkscale, Josquin and Louis XI, «Acta Musicologica», 38/1, 1966, pp. 67-69: 67-68.

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Illibata dei virgo (mottetto)

Illibata Dei virgo nutrix
Olympi tu regis o genitrix
Sola parens verbi puerpera
Quae fuisti Evae reparatrix
Viri nephas tuta mediatrix
Illud clara luce dat scriptura
Nata nati alma genitura
Des ut laeta musarum factura
Prevaleat hymnus et sit ave
Roborando sonos ut guttura
Efflagitent laude teque pura
Zelotica arte clament Ave.

 

Ave virginum decus hominum
Coelique porta
Ave lilium, flos humilium
Virgo decora.

Vale ergo tota pulchra ut luna
Electa ut sol, clarissima gaude.
Salve tu sola cum sola amica,
Consola [la mi la] canentes in tua laude.
Ave Maria, mater virtutum,
Veniae vena, ave Maria,
Gratia plena, Dominus tecum,
[Ave Maria, mater virtutum.]

Amen.

Ave virginum
Decus hominum
Coelique porta
Ave lilium,
Flos humilium
Virgo decora.

– [8'50"] | Cappella Pratensis, Rebecca Stewart, dir. | Ricercar ©1995 | info

fonti

– da: Motetti a cinque libro primo, Venezia: Petrucci, 1508.

edizioni

– Pothárn Imre ©2006
– Partitura-schema [dd] — midi [6'33"]
– Struttura [dd]

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Mille regretz (chanson)

Mille regretz de vous habandonner
Et d’eslonger vostre fach amoureuse.
J’ay si grand deuil et paine douloureuse
Quon me vera brief mes jours deffiner.   
Infinto è il rammarico per il vostro abbandono
e per la perdita dal vostro volto amato.
Patisco angoscia così grande e pena dolorosa
tanto da avvicinare la fine dei miei giorni.

[2'03"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[2'00"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[1'48"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

edizioni

– © Pascal Bondon

Arrangiamento per vihuela di Luys de Narvaez (fl 1526-49)

[2'38"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[3'00"] | Mille Regretz: La Canción del Emperador | Jordi Savall, Xavier Díaz, vihuela | 2000 | info | cover

you tube

– ensemble di viole (Cardinal Consort)
– coro (Manila Chorale)
– liuto
– vihuela
– chitarra
– chitarra (Luther Enloe)
– chitarra (Kolya Panhuyzen)
– chitarra (Brad Conroy)
– chitarra (Renato Serrano)
– chitarra

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Miserere mei deus (mottetto)

I
[1] Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam.
[2] Et secundum multitudinem miserationum tuarum, dele iniquitatem meam.
[3] Amplius lava me ab iniquitate mea: et a peccato meo munda me.
[4] Quoniam iniquitatem meam ego cognosco: et peccatum meum contra me est semper.
[5] Tibi soli peccavi, et malum coram te feci: ut justificeris in sermonibus tuis, et vincas cum judicaris.
[6] Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum: et in peccatis concepit me mater mea.
[7] Ecce enim veritatem dilexisti:incerta et occulta sapientiae tuae manifestasti mihi.
[8] Asperges me hyssopo, et mundabor: lavabis me, et super nivem dealbabor.
 
[1] Pietà di me, o Dio, secondo la Tua grande misericordia.
[2] E secondo l'abbondanza della Tua compassione cancella la mia colpa.
[3] Di più, lavami dalla mia colpa e mondami dal mio peccato.
[4] Poiché la mia colpa io la riconosco, e il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
[5] Solo per Te ho peccato e di fronte a te Te: perché tu sia giusto nei sermoni e nel giudicare.
[6] Ecco, infatti, io sono stato concepito nella colpa e nel peccato mi ha concepito mia madre.
[7] Ecco, infatti, tu ami la verità: i segreti della tua sapienza mi hai rivelato.
[8] Purificami con issopo e sarò mondato; lavami e sarò bianco ancor più della neve.
II
[1] Auditui meo dabis gaudium et laetitiam: et exsultabunt ossa humiliata.
[2] Averte faciem tuam a peccatis meis: et omnes iniquitates meas dele.
[3] Cor mundum crea in me, Deus: et spiritum rectum innova in visceribus meis.
[4] Ne projicias me a facie tua: et Spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
[5] Redde mihi laetitiam salutaris tui: et spiritu principali confirma me.
[6] Docebo iniquos vias tuas: [7] et impii ad te convertentur.
[8] Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae: et exsultabit lingua mea justitiam tuam.
 
[1] Fammi sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa afflitte.
[1] Distogli il Tuo sguardo da ogni mio peccato, cancella tutte le mie colpe.
[1] Crea in me un cuore puro, o Dio, rinnova in me uno spirito saldo.
[1] Non respingermi dalla Tua presenza e non privarmi del Tuo santo Spirito.
[1] Restituiscimi la gioia della Tua salvezza, e rinforzami nello spirito originario.
[1] Insegnerò le Tue vie agli erranti, i peccatori a Te torneranno.
[1] Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, e la mia lingua esalterà la Tua giustizia.
III
[1] Domine, labia mea aperies: et os meum annuntiabit laudem tuam.
[2] Quoniam si voluisses sacrificium, dedissem utique: holocaustis non delectaberis.
[3] Sacrificium Deo spiritus contribulatus: cor contritum, et humiliatum, Deus, non despicies.
[4] Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion: ut aedificentur muri Jerusalem.
[5] Tunc acceptabis sacrificium justitiae, oblationes, et holocausta: tunc imponent super altare tuum vitulos.
 
[1] Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la Tua lode;
[2] poiché se Tu avessi voluto un sacrificio l'avrei fatto senz'altro: non verrai compiaciuto dagli olocausti.
[3] Uno spirito contrito è il sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi.
[4] Nel Tuo amore favorisci Sion, siano rialzate le mura di Gerusalemme.
[5] Allora gradirai il culto prescritto, sacrifici e olocausti: allora immoleranno vitelli sul Tuo altare.

Intonazione a 5 voci del Salmo 51 (50), i cui 20 versi sono organizzati in 21 episodi, conclusi in forma quasi litanica da «miserere mei deus». Gli episodi si distribuiscono in tre parti (8+8+5), sui gradi della scala, da mi a mi, discendo e risalendo, e poi di nuovo a la.
Il mottetto sembra esser stato scritto durante il soggiorno ferrarese di Josquin (1503-1504), presso Ercole d'Este. Ercole era infatti un grande estimatore di Savonarola che nel 1498 fu scomunicato, imprigionato, torturato e ucciso (il corpo fu bruciato con due confratelli in Piazza della Signoria a Firenze), perché il predicatore si era scagliato contro papa Alessandro vi (Borgia). L'ipotesi che il Miserere sia una commissione di Ercole nasce dal fatto che Savonarola in prigione scrisse Infelix ego, una meditazione sul Salmo 51 e che Willaert, Rore e Vicentino, nell'intonare Infelix ego usarono il tenor non liturgico di Josquin:

In realtà solo il tenor di Vicentino ricalca quello di Josquin che sembra rifarsi al iii tono [LU, 652 (sotto a sinistra)], mentre gli altri due adottano qualcosa di assai più vicino al iv modo [LU, 774 (sotto a destra)], seppur l'oscillazione semitonale segue certamente Josquin.

[18'50"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[12'50"] | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover
[13'33"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info
[16'38"] | Dufay Ensemble, Eckehard Kiem, dir. | Ars Musici © 2009 | info

edizioni

– Sabine Cassola ©2005

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Nymphes des bois / Deploration sur la mort de Ockeghem

[5'47"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[5'55"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[5'31"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book
[4'28"] | Les jardin des délices | Obsidienne, Emmanuel Bonnardot, dir. | Calliope © 2003 | info | book

edizioni

– Arnaud Saint-Antonin & Arenaï ©2000

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Nymphes nappés (chanson)

[2'41"] | Adieu mes amours | Ensemble Clément Janequin | 1988 © Harmonia Mundi | info | book
[3'05"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

Jean Richafort, Requiem in memoriam Josquin Desprez

Introitus Requiem aeternam [4'17"] | Kyrie [4'40"] Graduale Si ambulem [3'13"] | Offertorium Domine Iesu [3'10"] Sanctus [8'27"] | Agnus [3'36"] | Communio Lux aeterna [3'32"] | Huelgas Ensemble, Paul van Nevel, dir. | Harmonia Mundi © 1996 | info | cover

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Pange lingua (messa)

Pange lingua [3'30", gregoriano] | Kyrie [2'50"] | Gloria [4'20"] | Credo [7'05"] | Sanctus [8'00"] | Agnus I, II, III [7'20"] | The Tallis Scholars, Peter Phillips, dir. | Gimell © 1986 | info | book

Appel [0'31"] | Pange lingua [3'52", gregoriano] | Kyrie [3'06"] | Gloria [4'34"] | Gradual: Christus factus est [2'26", gregoriano] | Credo [7'05"] | Sanctus [8'00"] | Agnus I, II, III [7'20"] | Popule meus [5'36"] | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

edizioni

Missa – Pothárn Imre ©2006
Kyrie – Moriwaki Michio ©1993

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Pater noster / Ave Maria (mottetto)

[18'50"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover
[6'45"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info
[7'30"] | Renaissance | King's Singers | © 1992 | info | book

edizioni

Pater noster – Claudio Macchi ©2000
Pater nosterId. [misure di 3 interi]
Ave Maria – Rupert Preston Bell ©2005

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Plus nul regretz (chanson)

Plus nulz regretz grans, moyens ne me muz,
De joye nudz ne soyent ditz nescriptz.
Ores revient le bon temps Saturnus
Ou peu cognus furent plaintifs cris.

Longtemps nous ont tous malheurs infinis;
Batuz, pugniz, et fais povres maigretz
Mais maintenant d'espoir sommes garniz
Joinctz et unis n'ayons plus regretz.

Sur nos preaux et jardinetz herbus
Luyra Phebus de ses rais ennobliz;
Ainsy croistront nos boutoneaux barbus,
Sans nulz abus et dangereux troubliz.

Regretz plus nulz ne nous viennent apres:
Nostre eure est pres, venant des cieulx beniz.
Voisent ailleurs regretz plus durs que gretz,
Fiers et aigretz, et charchent autres nidz!

Se Mars nous tolt la blanche fleur de lis
Sans nulz delicts, sy nous donne Venus
Rose vermeille, amoureuse, de pris,
Dont nos espritz n'auront regretz plus nulz.

[10'26"] | Dulcis melancholia. Biographie musicale de Marguerite d'Autriche | Capilla Flamenca | 2005 | info | cover
[8'54"] | Dame de deuil. Musical offerings for Marguerite of Austria | La Morra | 2005 | info | cover

edizioni

The Chanson album of Marguerite of Austria, a cura di Martin Picker (University of California Press 1965)
– © Richard Yates Classical Guitar Transcriptions [intavolatura italiana per liuto]
– © Richard Yates Classical Guitar Transcriptions [intavolatura francese per liuto]

biblio

Christopher Reynolds, Musical Evidence of Compositional Planning in the Renaissance: Josquin's 'Plus nulz regretz', «Journal of the American Musicological Society», xl/1, Spring 1987, pp. 53-81.

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Salve Regina (mottetto)

A 5

[6'37"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info
[7'31"] | Cappella Pratensis, Rebecca Stewart, dir. | Ricercar ©1995 | info

A 6

[3'54"] | Josquin Desprez | A sei voci, Bernard Fabre-Garrus, dir. | 1993 © Astrée | info | cover

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Scaramella va alla guerra (frottola)

[1'40"] | Doulce Mémoire | Denis Raisin-Dadre, dir. | 1997 | info
[1'08"] | Les jardin des délices | Obsidienne, Emmanuel Bonnardot, dir. | Calliope © 2003 | info | book
[2'40"] | The Scholars, Josep Maria Saperas, dir. | 2006 | info | programma

edizioni

– Sabine Cassola © 2004

Intonazione di Loyset Compère

[1'37"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover

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Si j'ay perdu mon ami (chanson)

A 3

[5'28"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

A 4 (canone)

[4'47"] | The Clerks' Group, Edward Wickham, dir. | 1998 © Josquin Companion | info

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Stabat Mater (mottetto)

[1] Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.

Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.

[3] O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigéniti!

Quae moerébat et dolébat,
et tremébat, cum vidébat
nati poenas ínclyti.

[5] Quis est homo, qui non fleret,   
Christi Matrem si vidéret
in tanto supplício?

Quis non posset contristári,
piam Matrem contemplári
doléntem cum Filio?

[7] Pro peccátis suae gentis
vidit Jesum in torméntis
et flagéllis subditum.

Vidit suum dulcem natum
moriéntem desolátum,
dum emísit spíritum.

[8]

[9] Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.

Fac, ut árdeat cor meum
in amándo Christum Deum,
ut sibi compláceam.

[11] Sancta Mater, istud agas,
crucifíxi fige plagas
cordi meo válide.

Tui Nati vulneráti,
tam dignáti pro me pati,
poenas mecum dívide.

[13] Fac me vere tecum flere,
Crucifíxo condolére
donec ego víxero.

Iuxta crucem tecum stare,
te libenter sociáre
in planctu desídero.

[15] Virgo vírginum praeclára,
mihi iam non sis amára,
fac me tecum plángere.

Fac, ut portem Christi mortem,
passiónis fac me sortem
et plagas recólere.

[17] Fac me plagis vulnerári,
cruce hac inebriári
et cruóre Fílii.

Flammis urar ne succénsus,
per te, Virgo, sim defénsus
in die iudícii.

[19] Fac me cruce custodíri
morte Christi praemuníri,
confovéri grátia.

Quando corpus moriétur,
fac, ut ánimae donétur
paradísi glória.

Amen.

La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
su cui pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,
contristato e dolente
una spada trafiggeva.

Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell'Unigenito!

Come si rattristava, si doleva
e tremava vedendo
le pene del celebre Figlio!

Chi non piangerebbe
al vedere la Madre di Cristo
in tanto supplizio?

Chi non si rattristerebbe
al contemplare la pia Madre
dolente accanto al Figlio?

A causa dei peccati del suo popolo
Ella vide Gesù nei tormenti,
sottoposto ai flagelli.

Vide il suo dolce Figlio
che moriva, abbandonato da tutti,
mentre esalava lo spirito.

[...]

Oh, Madre, fonte d'amore,
fammi provare lo stesso dolore
perché possa piangere con te.

Fa' che il mio cuore arda
nell'amare Cristo Dio
per fare cosa a lui gradita.

Santa Madre, fai questo:
imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso
fortemente nel mio cuore.

Del tuo figlio ferito
che si è degnato di patire per me,
dividi con me le pene.

Fammi piangere intensamente con te,
condividendo il dolore del Crocifisso,
finché io vivrò.

Accanto alla Croce desidero stare con te,
in tua compagnia,
nel compianto.

O Vergine gloriosa fra le vergini
non essere aspra con me,
fammi piangere con te.

Fa' che io porti la morte di Cristo,
fa' che abbia parte alla sua passione
e ricordarmi delle sue piaghe.

Fa' che sia ferito delle sue ferite,
che mi inebri con la Croce
e del sangue del tuo Figlio.

Che io non sia bruciato dalle fiamme,
che io sia, o Vergine, da te difeso
nel giorno del giudizio.

Fa' che io sia protetto dalla Croce,
che io sia fortificato dalla morte di Cristo,
consolato dalla grazia.

E quando il mio corpo morirà
fa' che all'anima sia data
la gloria del Paradiso.

Amen.

[7'57"] | Josquin: Circumdederunt me | De Labyrintho, Walter Testolin, dir. | 2001 | info

edizioni

– da: New Josquin Edition, xxv.

canto liturgico

 Liber usualis, p. 1634v
Cantori gregoriani, Fulvio Rampi
Giovanni Vianini

Comme femme desconfortee (rondeau di Gill Binchois)

Comme femme desconfortee
sur toutes aultres esgaree
qui n'ay jour de ma vie espoir

d'en estre en mon temps consolee.
Maiz en mon mal plus agravee
desire la mort main et soir:

je l'ay tant de foys regretee
puisque ma joye m'est ostee.
Doy je donc ainsi remanoir

comme femme desconfortee
sur toutes aultres esgaree
qui n'ay jour de ma vie espoir

Bien doy mauldire la journee
que ma mere fist la portee
de moy pour tel mal recevoir

car toute douleur assemblee
est en moy, femme malheuree,
dont j'ay bien cause de douloir

comme femme desconfortee
sur toutes aultres esgaree
qui n'ay jour de ma vie espoir

d'en estre en mon temps consolee.
Maiz en mon mal plus agravee
desire la mort main et soir:

Come donna sconfortata
più d'ogni altra afflitta
che non ha giorno di vita per sperare

di essere in vita consolata.
Ma del mio male più gravata
desidero la morte giorno e notte:

l'ho agognata così tante volte
perché la mia gioia mi è vietata.
Devo dunque così rimanere

come donna ...


Assai devo maledire il giorno
in cui mia madre partorì
me stessa, per tanto male ricevuto

perché tutto il male raccolto
è in me, donna sfortunata,
che ho gran motivo di addolorarmi

come donna ...

Ciaramella: Music from the Court of Burgundy | Yarlung 05785 © 2011 | info

fonti

Recueil de chansons françaises, ff. 41v-42r | Dijon, Bibliothèque municipale, Ms 517 (295)

edizioni

– da: Peter Woetmann Christoffersen, The Copenhagen Chansonnier (2010)

tenor

– Raffronto fra i tenor di Josquin e Binchois

———

Tu solus qui facis mirabilia (mottetto)

Tu solus qui facis mirabilia,
tu solus creator, qui creasti nos,
tu solus redemptor, qui redemisti nos
sanguine tuo pretiosissimo.

Ad te solum confugimus,
in te solum confidimus,
nec alium adoramus, | Jesu Christe.
Ad te preces effundimus,
exaudi quod supplicamus,
et concede quod petimus, | rex benigne.   

D’ung aultre amer,
nobis esset fallacia:
d’ung aultre amer,
magna esset stultitia | et peccatum.

Audi nostra suspira,
reple nos tua gratia, | o rex regum,
ut ad tua servitia
sistamus cum laetitia | in aeternum.

Tu solo che fai cose mirabili,
tu solo creatore che ci hai creati,
tu solo redentore che ci hai redenti
col tuo preziosissimo sangue.

In te solo troviamo rifugio,
in te solo confidiamo,
nessun altro adoriamo, Gesù Cristo.
A te effondiamo preghiere,
esaudisci le nostre suppliche
e concedici ciò che chiediamo, re benigno.

L’amore di un altro
ci sarà fallace,
l’amore di un altro
sarà grande stoltezza e peccato.

Ascolta i nostri sospiri,
colmaci della tua grazia, o re dei re,
perché al tuo servizio
restiamo con letizia in eterno.

[18'50"] | Motets and chansons | The Hilliard ensemble | 1984 © EMI | info | cover

edizioni

– Luigi Cataldi ©2002
– Harald Wellmann ©2006

 Appendice

Omnium bonorum plena

Loyset Compère, Omnium bonorum plena | Orlando Consort [Metronome, 1993] | booklet

– Trento, 91, f. 33v
– Roma, Arch. S. Pietro, B.80, f. 27v

[da: Alberto Gallo, Il Medioevo II, Torino 1988 (Storia della musica, 2), p. 82]

Le comunità di musicisti che lavorano in una cattedrale o in una corte costituiscono anche gli ambienti in cui i giovani compositori compiono il proprio apprendistato, imparano a conoscere e a giudicare le composizioni dei maestri più anziani. Questi ultimi possono così apparire personaggi degni di essere onorati musicalmente come era avvenuto sinora per le personalità eminenti in campo politico e religioso. È il caso ... del mottetto Omnium bonorum plena che Loyset Compère, anch'egli all'inizio della carriera, scrisse verso il 1470/4 come preghiera alla Vergine «pro salute canentium»; qui un 'elenco di musicisti' pone al primo posto Guillaume Dufay il celebre maestro ormai settantenne e poi altri dodici compositori tra cui Ockeghem e Busnois; il carattere ''corporativo' di quest'opera, vera musica sui musicisti e per i musicisti, è accentuato dal fatto che nel mottetto è utilizzata come tenor la voce superiore [in realtà il tenor] del rondeau De tous bien plaine est ma maîtresse [edizione] di Hayne van Ghizeghem, citazione-omaggio ad un altro noto compositore del tempo.

Bar-le-Duc, Collegiata di Saint-Maxe du Château

Bar-le Duc fu capitale del Ducato di Bar. Il territorio di Bar (Barroris) divenne ducato nel 1352. Dote di Isabella di Lorena, fu annesso alle proprietà del marito, Renato d'Angiò che divenne duca di Bar alla morte del padre di lei (1430). Il ducato venne unito alla Lorena nel 1508. Territorio conteso fra Francia e Impero, dopo la guerra dei Trent'anni divenne definitivamente francese.

La collegiata di Saint-Maxe era la chiesa ducale di Bar e, luogo di sepoltura dei duchi, era collocata al centro dell'antico castello cittadino distrutto insieme alla chiesa nel 1670.

Nella colleggiata fu collocata nel 1544 una delle più straordinarie statue di Ligier Richier (†1567), fra i migliori esempi del gusto macabro-anatomico locale. Si tratta del monumero funerario di René de Chalon, prince d’orange, morto in battaglia a 25 anni. Sua moglie Anna di Lorena gli dedicò la statua che rappresenta lo scheletro del consorte che guarda il proprio cuore elevato con la mano sinistra. Il significato simbolico della statua è ignoto.

La statua, o transi, recuperato dopo la distruzione della collegiata di Saint-Maxe, fu trasferito a pezzi in quella di Saint-Pierre (oggi chiesa di Saint-Etienne). Ricomposto e recentemente restaurato oggi si conserva la Museo di Bar.

Renato d'Angiò

Statua di Renato d'Angiò sul corso Mirabeau di Aix-en-Provence. Realizzata alla fine del '600 lo raffigura con in testa la corona di conte di Provenza. I libri ai suoi piedi lo indicano protettore delle arti.

Renato d'Angiò, detto il Buono (1409-1480), pur membro di una delle dinastie che maggiori regnanti offerse all'Europa, è ricordato per il suo interesse per le arti (il soprannome si lega al suo mecenatismo).

Particolare dal Ritratto dei coniugi Arnolfini dello specchio convesso che mostra il dipinto visto da dietro con l'autoritratto del pittore (e un altro testimone).

La sua attività culturale si concentrò soprattutto negli ultimi anni, dopo il secondo matrimonio (1453), in gioventù protesse, fra gli altri, Jan van Eyck (†1441, autore del celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini).

Enrico VI e Margherita d'Anjou in una miniatura dell'epoca (particolare).

Dopo il 1442, perso Napoli, Renato torna in Francia vivendo fra l'Anjou e la Provenza. Nel 1444 sua figlia di primo letto Margherita sposa Enrico VI re d'Inghilterra (1422-1471), il sovrano inglese più importante prima di Enrico VIII (1509-1547). Margherita avrà un ruolo determinante nella Guerra delle due rose. Shakespeare inserisce Renato d'Angiò e Margherita fra i personaggi del suo Enrico VI parte prima (ca. 1590).

Mese di Settembre di Trés riches heures du duc de Berry (ante 1416).

A Renato d'Angiò si lega un celebre castello della Loira – modello per i castelli di Ludwig di Baviera (in particolare quello di Neuswanstein) e per Walt Disney – il castello di Saumur, città vicino ad Angers. Trasformato in sontuosa residenza nobiliare dal padre di Renato, Luigi I d'Angiò, in tal forma fu raffigurato nel celebre libro d'ore del duca di Berry (quello del mascadiano codice E), miniato dai fratelli Limbourg, probabilmente il massimo esempio di miniatura gotica francese.

Miniatura della c. 51v del Livre du Coeur d'Amour Espris (Cod. Vind. 2597).

Nel castello di Saumur Renato d'Angiò ambientò un suo romanzo, Le livre du Coeur d'Amour Espris [Conquests qu'un chevalier nomme le Cuer d'Amour Éspris feist d'une dame appelée Doulce Mercy = Conquiste che un cavaliere nominato Cuor d'Amore Innamorato fa d'una dama chiamata Dolce Grazia]. Del romanzo, scritto nel 1457, rimangono sei manoscritti, 5 alla Nazionale di Parigi e il più tardo, miniato alla fine del '400, a quella di Vienna. Vi è chi ritiene che le miniature siano sue o comunque da lui concepite.

Frontespizio del Livre des tournois compilato verso il 1490 (F-Pn, Fr. 2692).

Scrisse inoltre verso il 1460 Le Livre des tournois [Traicte de la forme de devis d'un tournoi], il più famoso trattato quattrocentesco sui tornei. Dei numerosi manoscritti sopravvissuti, il più antico (F-Pn, Français 2695) fu splendidamente miniato da Barthélemy d'Eyck (forse parente di Jan van Eyck), a cui alcuni attribuiscono anche la miniature del Livre du Coeur. Una copia più tarda (F-Pn, Français 2692) fu compilata verso il 1490 dal «Maître du cardinal de Bourbon».

Ritratto di Renato d'Angiò a 55 anni in una miniatura del 1466 (Parigi, Archivio Nazionale, Fr. Chan. AE/II/481/b).

Un ritratto coevo di Renato d'Angiò è in un ms. ora all'Archivio nazionale di Parigi ove Renato d'Angiò riceve l'omaggio di Jean de Saint-Maure con suo figlio Charles per la baronia di La Haie-Joullain (15 maggio 1466). Fu ritratto in più tarda età con la seconda moglie da Nicolas Froment (1435-1486): i coniugi appaiono nel Matheron Diptych (1474, ora al Louvre) e nell'interno delle due ante laterali del trittico Buisson Ardent (1476, Aix-en-Provence, cattedrale Saint- Sauveur).

Anta della Musica realizzata da Dante Gabriel Rossetti (1861) per lo scrittoio di John Seddon (Londra, Victoria and Albert Museum).

John Pollard Seddon (1827-1906) disegnò nel 1861 lo scrittoio detto Rene Honeymoon cabinet. Le quattro ante – Archiettura, Pittura, Scultura e Musica – mostrano Renato d'Angiò con Isabella di Lorena. Le più esterne sono di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) e quelle centrali di Edward Burne-Jones (1833-1898). La ditta Morris-Marshall-Faulkner realizzò il mobile e quattro vetrate su medesimo soggetto.

Nella persona di Renato d'Angiò si concentrano legami parentali con le principali dinastie regnanti in Francia e in Europa. Di padre angioino e madre aragonese fu:

Per eredità paterna quale secondogenito di Luigi II d'Angiò, re di Napoli
Conte di Guisa (1417-1425), poi eretta contea da Carlo VII di Francia (1422-1431) e rivendicata dal Lussemburgo

Dal matrimonio con Isabella di Lorena
Duca di Bar (1430-1480), dote della moglie (titolare solo dopo la morte del padre di lei)
Duca consorte di Lorena (1430-1453), ceduto al figlio alla morte della moglie

Per eredità paterna dopo la morte del fratello primogenito Luigi III
Re di Napoli (1434-1442)
Duca d'Angiò (1434-1480)
Conte di Provenza (1434-1480)
Re titolare di Gerusalemme (1434-1480), titolo onorifico dei re di Napoli

Ormai quasi sessantenne fu dichiarato dai catalani ribelli alla corona d'Aragona
Re d'Aragona (1466-1480)

Gli angioini, il casato di Renato d'Angiò, sono solo il ramo napoletano della Casa d'Angiò. La Casa d'Angiò fu una della più importanti dinastie d'Europa.

Capetingi

La Casa d'Angiò in origine dominava il territorio circostante la città di Angers, detto Anjou. Nel IX sec. l'Anjou divenne contea e un secolo dopo diede i natali a Ugo Capeto che, eletto re di Francia (987) chiamò Capetingia la sua discendenza che si sostituì a quella Carolingia.
I re di Francia appartengono a tre dinastie che regnarono più o meno dall'anno 1000 per quasi tre secoli a testa: Capetingi (987-1328), Valois (1328-1589) e Borbone (1589-1848).

Plantageneti

Goffredo V si sposò con la figlia di Enrico I d'Inghilterra e la sua discendenza detta Plantageneta (dal simbolo araldico di una ginestra, planta genet in latino) governò l'Inghilterra per poco più di 50 anni (gli ultimi due Plantageneti furono i fratelli Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senzaterra, quest'ultimo concesse la Magna Charta nel 1215). Prima della capitolazione di Giovanni la Corona francese (quindi i Capetingi) gli sottrassero le proprietà francesi (da cui il soprannome Senzaterra), fra cui anche l'Anjou.

Angioini (I)

Con «Angioini» s'identifica il terzo ramo regnante della Casa d'Angiò che, a partire dal 1246 con Carlo I, conte d'Angiò, governò il Regno di Napoli, concessogli dal papa per contrastare la morsa imperiale messa in atto da Federico II (e dai discendenti).
Carlo I, in occasione dei Vespri siciliani (1282), perse la Sicilia restituita agli aragonesi. I possedimenti angioini – Anjou e Napoli (a cui s'aggiunse il ducato di Durazzo (Albania) – si erano però estesi alla Provenza per il matrimonio con Beatrice di Provenza.

Valois

Nel 1328 si estinse la linea diretta dei Capetingi. Dopo Filippo IV divennero re, uno dopo l'altro, i suoi tre figli che morirono prima di lasciare eredi, così salì al trono il figlio di Carlo III (sposato con un'angioina), e Filippo VI di Valois diede il nuovo nome alla dinastia.

Come si vede i Valois sono, di fatto, un ramo cadetto capetingio e sono ulteriormente legati alla Casa d'Angiò attraverso la madre di Filippo VI. Quindi l
L'Anjou nel 1290 fu trasferito ai Valois (per il matrimonio di Carlo III). Quando i Valois divennero re di Francia la contea ritornò alla corona francese.

Angioini (II)

Nel 1360 l'Anjou, possedimento della corona, fu eretto ducato e assegnato al figlio cadetto del re di Francia Giovanni II che fu detto duca Luigi d'Angiò, capostipite della seconda dinastia angioina (o Valois-Anjou) e nonno di Renato d'Angiò.
Renato d'Angiò riacquisì il titolo di re di Napoli, ma il trono gli fu sottratto nel 1442 da Alfonso V d'Aragona. Fu quello il momento di massima espansione della Casa d'Aragona.

Aragona

La dinastia Aragonese è, con quella di Castiglia, la più prestigiosa di Spagna e darà origine, con il matrimonio di Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia (1469), all'unità della Spagna.
Dopo l'invasione mussulmana (inizio VIII secolo) in Spagna si ha una lunga fase di contrasti fra i precedenti residenti visigoti (cristiani e mozarabi) e nuovi musulmani (mori) che i vincitori cristiani chiameranno Reconquista. Questa lungo periodo di vicende alterne ha termine con l'espulsione di mori e mozarabi nel 1492. Durante la Reconquista si affermano due corone, il cui massimo splendore si deve a due Alfonsi, Alfonso X (1221-1284) per la corona di Castiglia e Alfonso V (1396-1458) per quella di Aragona (nell'immagine i domini aragonesi nel 1443, il momento di massima espansione).
Nel 1466 la Catalonia, ribelle alla Corona aragonese, offrì a Renato d'Angiò il titolo, puramente nominale, di re d'Aragona che Renato mantenne fino alla morte senza peraltro far nulla per spodestare il successore di Alfonso V, Giovanni II, effettivo re di Napoli. Il figlio di questi, Ferdinando, sposerà Isabella di Castiglia riunendo la Spagna.

La Francia al tempo di Josquin

La Borgogna, che dall'epoca di Filippo il Buono (1419-67) si era estesa al Mare del Nord contemplando, oltre a Lussemburgo e Lorena, anche la Piccardia, le Fiandre e lo stesso Hainaut, era un territorio vasto e all'inizio del '400 il più ricco e culturalmente vivace d'Europa. La politica ulteriormente espansionistica del duca di Borgogna Carlo il Temerario (1467-77) lo oppose a Luigi XI. Entrati in guerra Carlo morì nell'assedio di Nancy (1474) e sua figlia Maria di Borgogna, andando in sposa all'imperatore Massimiliano I d'Asburgo produsse infiniti conflitti per la successione che alla fine (Trattato di Arras, 1482) vedranno la divisione della Borgogna (in giallo nella mappa) fra Francia e Impero (riga rossa).

I re di Francia che regnano durante la vita di Josquin sono cinque (dalla serie di medeglie dedicate ai re di Francia che Nicolas de Launay, conservatore delle medaglie del Louvre, commissionò negli ultimi anni di vita a Thomas Bernard, 1650-1713):

Milano, Ascanio, la cappella

Il ducato di Milano fu prima retto dai Visconti (1395-1447) e poi, dopo tre anni di Repubblica ambrosiana, dagli Sforza (1450-1499). I tre secoli successivi videro un primo periodo di lotte fra gli Sforza e la Francia: fra i 'due litiganti' vinse la Spagna di Carlo V che dominò il ducato un secolo e mezzo (1559-1706) per poi lasciarlo all'Austria per il secolo successivo.

Ucciso Galeazzo Maria, primogenito di Francesco I, il governo fu assunto dalla moglie Bona di Savoia (Cicco Simonetta consigliere) avendo il figlio Gian Galeazzo solo 7 anni. Per tre anni vi furono pretese dei fratelli di Galeazzo Maria sul ducato contrastate da Simonetta. Nel '78 (morto Sforza Maria) si fece avanti Ludovico detto il Moro che finalmente nel '79 ottiene la reggenza: Simonetta è ucciso e Bona esiliata ad Abbiategrasso.

Il cardinale Ascanio Sforza

Ascanio, bandito a Perugia dal 1° giugno '77 può tornare a Milano dove è nominato vescovo di Pavia (coinvolgerà il Bramante per il rinnovamento del Duomo e della Certosa). Favorevole al partito ghibellino entra in contrasto con il fratello che lo bandisce di nuovo a Ferrara (febbraio 1480) per poi pentirsi e richiamarlo (1° ottobre 1480). Ascanio però non si fida e rimane a Ferrara fino al 1482, cerca quindi alleanze a Roma, Venezia e Brescia.

Dopo essersi finalmente riconciliato con Ludovico ritorna a Milano il 12 aprile 1483. Da questo momento fino alla caduta del ducato (1499) Ascanio si dedica ai suoi interessi culturali: il 17 marzo 1484 è creato cardinale. Subito dopo chiama Josquin nella sua cappella, ed entrambi si recano a Roma.


Sopra: Roma, Santa Maria del Popolo: Andrea Sansovino, Sepolcro del cardinale Ascanio Sforza (1505-07).
A fianco: Serafino Aquilano [Morghen inc.], da Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli ornata de loro rispettivi ritratti ..., 8 voll. Napoli 1813-1822, ad vocem.

Serafino Aquilano, in servizio presso il cardinale dal 1484 al 1491 lo ricorda in un suo sonetto (n. 51) dicendolo «suo compagno». Il sonetto era già noto a Zarlino (Sopplimenti musicali, 1588, p. 314) che lo induce a scrivere:

di Giosquino de Pris, il qual teneva ai suoi tempi nella musica il primo luogo (se ben non è da paragonare ne con Orazio, neanche con altro poeta eccellente antico né greco, né latino), [si sa] che si dolea et si lamentava spesse fiate con i suoi amici della sua trista fortuna, et specialmente con il Serafino Acquilano, poeta nominato in quei tempi, al quale [Josquin] cercando egli [Serafino] di consolarlo come amico, cosi scrive:

Segue il sonetto:

Jusquino suo compagno musico d'Ascanio
Iusquin, non dir che'l ciel sia crudo et empio
ché te adornò de sì sublime ingegno.
Et se alcun veste ben, lassa lo sdegno,
che di ciò gaude alcun buffone o scempio.
Da quel ch'io te dirrò prendi l'exempio.
L'argento e l'or che da se stesso è degno
se monstra nudo, e sol si veste el legno
quando se adorna alcun teatro o tempio.
El favor di costor vien presto manco
e mille volte el dì, sia per giocondo,
se muta el stato lor de nero in bianco.
Ma chi ha virtù gire a suo modo el mondo.
Come om che nota et ha la zucca al fianco:
mettil sotto acqua pur non teme el fondo.

La cappella ducale degli Sforza

La cappella ducale, rinnovata dai tempi dei Visconti che usavano la musica soprattutto in funzione celebrativa (con trombetti e piffari), svolse ruolo liturgico sotto gli Sforza e si arricchì di compositori fiamminghi a partire da Galeazzo Maria. Con Ludovico il Moro la cappella riprese splendore, soprattutto dopo il 1491, anno del matrimonio con Beatrice d'Este (1475-1497). Beatrice condivideva la passione per la musica con la sorella Isabella d'Este (1474-1539), colei che diverrà la protagonista di Rinascimento privato di Maria Bellonci.

Per Isabella fu compilato un Canzoniere che si crede essere la prima fonte di musiche di Josquin, datandolo al 1480. In realtà recenti ipotesi lo vogliono successivo alla presenza di Josquin a Milano, quindi dopo il 1485 o addirittura il 1490.

Il più importante compositore assunto a Milano fu Gaspar van Weerbeke (1445-1516). Weebecke fu alla corte di Galeazzo Maria dal 1471 fino alla morte del duca. Dopo un trasferimento a Roma, dove conobbe Josquin, torna a Milano nel 1489 dove vi resta discontinuamente fino all'occupazione Francese (1499).

A Milano era diventato maestro di cappella del Duomo nel 1484 Franchino Gaffurio, che dedicò a Ludovico il Moro due dei suoi più importanti scritti, Theorica musicae (1492, ii ed.) e Pratica musicae (1496). Dal '94 è musicae professor presso il Gymnasium istituito da Ludovico il Moro. Gaffurio ricorderà Josquin e Weerbeke nel suo Angelicum ac divinum opus musice (1508).


Pavia, Certosa: Cristoforo Solari, Cenotafio di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este (1947)

Genealogie imperiali

Filippo il Bello sposerà nel 1496 Giovanna la Pazza (dichiarata tale dal marito che non ne sopportava le scenate di gelosia) la quale, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona aveva riunito la Spagna. Il figlio di Filippo e Isabella, Carlo V, ricostituirà il Sacro Romano Impero (1519).