Davide Daolmi

Carmina Burana, una doppia rivoluzione
L'invenzione medievale e la riscoperta novecentesca

Roma: Carocci, 2024.

 

 

Presentazioni

 Italia medievale (gen. 2024) con Maurizio Calì

 

Candidatura premi

 Italia medievale 2024

 

Recensioni

 Lorenzo Tomasin, Sole 24 ore, 25 febbraio 2024.

 

Segnalazioni

 Facebook (2.i.2024, Reti medievali) di Monica Sant

 Libreria Medievale (3.i.2024)

 

 

Indice del volume

Prefazione

Indice dei nomi

 

A partire dagli anni Sessanta la restituzione di un medioevo fisico, ritmico e passionale entra nelle sale da concerto. La nuova estetica, in contrasto con molte convinzioni musicologiche, non è estranea ai Carmina Burana di Orff. La critica rimane imbarazzata sia verso Orff, sia verso l’epigonismo di certa ‘nuova’ musica medievale, ma oggi, meno coinvolti dalle ideologie politiche e culturali del secolo scorso, possiamo ripercorrere con altri strumenti quella vicenda rivoluzionaria, dalla riscoperta della musica antica alla sua rivisitazione metal.

Vi è però alle spalle un episodio ben più significativo. Il manoscritto da cui Orff trasse i testi per la sua cantata non è uno dei tanti codici medievali di poesia latina, ma il primo canzoniere mai concepito: genere che avrà in seguito straordinaria fortuna, con i trovatori e con Dante. Immaginare di poter fermare sulla pagina l’inconsistenza di una canzone (qualcosa che fino a quel momento viveva solo come performance) è l’altra inaspettata rivoluzione che si vuole raccontare. Riavvicinando i due piani – la prassi di oggi e le fonti di ieri – l’indagine sul Codex Buranus tenta d’illuminare, mettendo in relazione due epoche, le ragioni della canzone medievale e le ipocrisie musicali della modernità.