I libri della musica

 

Prima pagina del Pomerium riprodotto nella copia manoscritta
conservata presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano

Marchetto da Padova
Pomerium

ms. ante 1319 | princeps Gerbert 1784, iii: 121-188

 

 

l'autore | l'opera| le edizioni | le Rubrìce

l'autore

Un «Marchetus» fu nominato magister cantus (dal 1305 al 1307) nella cattedrale di Padova. Nel giugno 1317 partecipa senza successo al posto di magister scholarum presso la scuola capitolare di Cividale del Friuli (Gianni 1999).

Entro il luglio 1318 termina a Verona il Lucidarium, cominciato l’anno prima a Cesena (explicit del volume). L’anno successivo sembra essersi recato a Napoli alla corte di Roberto d’Angiò, dove completò il Pomerium (Scardeone 1560: 262 | Vivarelli 2007).

Il duplum del mottetto Ave Regina reca come acrostico «marcvm padvanvm» (PMFC/12 1974 | Gallo 1974 | Sucato 2007). Per altre composizioni cfr. Ruini 2007.

Il madrigale Ben s’affatica invano di Franco Sacchetti (1332-1400) lo cita come apprezzato teorico (Chiari 1936: 139).

l'opera

Il trattato mostra i principi dell'ars nova italiana, sviluppando le teorie esposte in Ars musice mensurate (ca 1310), trattato attribuito a tal Frate Guido, edito in Gallo 1966a: i.2 (digitale) e sintetizzato in Gallo 1966b: 25-35.

L'approccio di Marchetto è assai più speculativo, benché sintesi anonime e successive della sua opera siano apparse come Brevis compilatio e Rubricae breves (infra Edizioni). Tuttavia le Rubricae presentano elementi di divergenza rispetto alla teoria di Marchetto (v. infra).

 

 

Epistola

Libro I, parte I   

I.

Le caudae e le proprietà

1. Ciò che le caudae e le proprietà non fanno
2. La funzione delle caudae e delle proprietà

 

II.

Le pause

1. Cosa siano le pause
2. In che modo si debbano descrivere secondo gli antichi
3. In che modo … dai moderni confermando gli antichi

 

III.

Il pontellus

1. Per quale motivo il p. figuri nella musica scritta
2. Per quale motivo si debba trattare dopo le pause
3. La funzione del pontellus

 

IV.

Il segno che è chiamato ‘falsa musica’

1. Per quale motivo fu introdotto
2. Come si debba chiamare
3. Perché se ne parli dopo il pontellus
4. Come si deve scrivere

—— parte II

V.

Il tempo

1. Che cosa sia
2. In che modo si distingua
3. Si confuta l’opinione di alcuni circa la definizione

 

VI.

1. In qual modo il tempo è applicabile alle note
2. Un dubbio sulla nota di due tempora che è detta brevis altera
3. La soluzione del dubbio e il modo di rappresentare le note
4. Come raffigurare le note misurate da tempora diversi
5. Con quale proprietà si rappresenta la brevis altera

 

VII.   

In qual modo si applica secondo la divisione delle sue parti

1. Le sue divisiones principlali
2. Note che si formano da tali divisioni
3. Rapporti reciproci fra queste note
     I. Prima divisio
     II. Seconda divisio in 6 S e altre divisiones
     III. Terza divisio in 12
5. Come le suddette semibreves vengano chiamate
6. Come le S appartengono alla seconda divisio
     I.
     II.
     III. I nomi delle semibrevi

Libro II

 

Il tempo imperfetto

 

I.

1. Cosa sia [pdf-it.]
2. In che modo siano opposti
3. Quanto differiscono

 

II.

L’applicazione del tempo imperfetto

 

III.

1. In quante parti si divida
2. Un modo di considerare la seconda divisio
3. Un altro modo di considerarla
4. Confutazione di un errore
5. Diversità tra francesi e italici e chi canta più razionalmente
6. Nomi delle S alla maniera francese e italica

Libro III

 

La musica misurata e i suoi elementi per un’armonia varia

 

I.

1. Cosa sia il discanto

 

II.

1. La ligatura
2. Le note che si possono legare
3. Le plicae
4. Un errore sulle ligaturae
5. Riprovazione di un errore

 

III.

1. Cosa siano i modi
2. La distinzione dei modi
3. A quale scopo sia inventato il modo
4. La riduzione dei modi perfetti da cui quelli imperfetti


le edizioni

manoscritti

1351 (Pavia) | parz.
Chicago, Newberry library, 54.1 | info | Diamm | image |

fine XIV | + Brevis*
Bruxelles, Bibliotheque Royale Albert Ier, II 4144 | cc. 41r-90v + 94v-95r — Brevis compilatio: cc. 90v-94v

1400-1450
Milano, Bibl. Ambrosiana, D 5 inf. | cc. 78f-110r [159-223] | info |

post 1411 (Veneto) | + Rubrìcae**
Pisa, Bibl. Universitaria, 606 | info | info (da La Fage) |

1474 (Milano) | parz.
Milano, fam. Lalatta (ex Sola-Cabiati) | info |

fine XV
Siena, Bibl. Comunale degli Intronati, L.V.30 | info | info |

fine XV | + Rubrìcae**
Roma, Vat. Lat. 5322 | c. 50r-116v — copia del 1840: Bologna, Museo della Musica | info |

* La Brevis compilatio si rintraccia anche in Roma, Vallicelliana, B 83 (29v-30v) e Saint-Dié 42 (65v-66v)
** Le Rubrìcae breves compaiono, oltre che in Pisa e Roma, anche in Saint-Dié 42 (66v-67v)

Edizioni

1784 | princeps + Rubrìcae (dal cod. Vaticano)
Gerbert 1784, iii: 121-188 | digitale |

1876 | solo Brevis + Rubrìcae (da Saint-Dié)
Coussemaker 1876, iii (1869): 1-12 | digitale |

1956 | solo Brevis
Vecchi 1956: 177-205 | digitale |

1961 | ed. (dal cod. Ambrosiano + Siena)
Vecchi 1961: 31-210 | digitale |

1969 | solo Rubrìcae (da Siena)
Vecchi 1969: 128-134 | digitale |

2007 | ed. 1961 + trad. it.
Sucato 2007: 209-457

Le Rubrìce breves

Le Rubrìce breves – qui riportate integralmente secondo le tre edizioni moderne – offrono un testo alternativo al Pomerium. Lo studio delle Rubrìce, iniziato da Gallo 1966b: 58-64, proseguito da Bonge 1975: 96-116, ha trovato una puntuale lettura in Gozzi 2001, seppur con interpretazioni non sempre coincidenti a quelle qui proposte.

Appare evidente che la notazione italiana adotti due tactus, uno 'italiano' qui indicato con t, ed uno poco più lento, probabilmente in rapporto sesquiterzo (4/3) qui indicato con t*. In altre parole per eseguire le varie divisiones tipicamente italiane, alla minima italica più veloce è possibile sostituire la più lenta minima gallica.

Quando le Rubrice attestano l'utilizzo di entrambe le velocità il tempo più lento è detto maius. L'alternativa, detta rarius, cioè di più rara esecuzione, è qui riportata su fondino più chiaro (è prevista o solo in forma perfetta o solo imperfetta: l'opzione mancante è tratteggiata).

Roma, Bibl. Apostolica, Vat. Lat. 5322 | c. 115v-116v
Rism B.III/2: 100
Gerbert
1784, iii.188 | online

[Tempus perfectum]

Saint-Dié, Bibl. Municipale, 42 | c. 66v-67v
Rism B.III/2: 81-84
Coussemaker
1876, iii.9-12 | online

ed. crit. (+ Pisa, Bibl. Universitaria, 606)
Rism B.III/1: 131-33
Vecchi
1969, pp. 128-134 | online

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= = = 3 t – 3 t*
   
Tempus perfectum recte in quo ponitur, duodecim scribitur pro tempore, quae vocantur minimae, 9] Tempus perfectum recte divisum in duodecim
Tempus perfectum recte est illud in quo ponuntur duodecim semibreves que vocantur minime.
128] I. Tempus perfectum
a) Tempus perfectum recte divisum in duodecim. Tempus perfectam recte est illud in quo ponuntur duodecim semibreves que vocantur minime.
si autem rarius [a] cantatur, sique plures quam duodecim ponerentur, diceretur plusquamperfectum. [1/p.] Si autem velocius cantaretur sic quod plures quam duodecim ponerentur, diceretur plus quam perfectum. Si autem velocius cantaretur, sic quod plures quam duodecim ponerentur, diceretur plus quam perfectum.
Sex autem vocantur minores semibreves [  ]. Tres vero maiores naturales [ ], et sic una duarum duas partes habet temporis, et vocatur maior artificialis [ ]; et talis modus cantandi Italicus est [2/p.] potior quam Gallicus. Sex vero vocantur minores semibreves; tres autem majores naturales et sic una duarum duas partes habet temporis que vocatur major artificialis.Et talis modus cantandi Italicus est, ut hic patet:

[esempio... [10] ... segue]

Sex autem vocantur minores semibreves; tres vero maiores naturales; et sic una duarum duas partes habet temporis, que vocatur maior artificialis. Et talis modus cantandi Italicus est, potius quam Gallicus, ut hic patet:

[esempio... [129] ... segue]

[a] Malgrado Vecchi 1969 preferisca velocius, questo è il termine corretto e pone la copia vaticana più alta nello stemma. In realtà non va inteso come 'rallentato' ('diradato', come suggerisce Gozzi 2001: 16) ma come 'più raro', cioè cantato meno frequentemente. La variante di Saint-Dié e Pisa scaturisce dal plures che segue e si riferisce alle minime.

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= = = 3 t
   
Item idem tempus quantitate ubi tres ‹semibreves› ponuntur pro tempore, et vocantur maiores, ut supra dictum est [  ], et dividuntur in novem, et non in duodecim [b], quae quidem vocantur minimae; et talis modus cantandi Gallicus est [3/p.] potius quam Italicus: et multis aliis modis possunt diversificari per artem, ut alibi patet. Item tempus divisum in novem
Item idem tempus in quantitate, ubi tres semibreves vocantur ut supra dictum est; sed dividimus in novem que vocantur minime. Et talis modus cantandi Gallicus est potius quam Italicus, ut hic patet:

[esempio]

b) Item tempus divisum in novem
Item idem tempus in quantitate, ubi tres semibreves ponuntur pro tempore et vocantur maiores, ut supra dictum est; sed dividuntur in novem, et non in duodecim, que vocantur minime. Et talis modus cantandi Gallicus est, potius quam Italicus, ut hic patet:

[esempio]

[b] Riferimento esplicito all'uso di un medesimo tactus fra duodenaria e novenaria.

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= [= ] = = 3/2 t – 3/2 t*
   
Tempus autem perfectum quantum ad divisionem, quod dividitur in tres, et postea in sex, et non ultra, propter suam velocitatem [c] modi cantandi: sed quantum ad quantitatem, est pro mediate temporis superioris perfecti divisi in duodecim, et dicitur hoc tempus perfectum minus. [6/p.] Tempus perfectum minus divisum in sex
Tempus hoc perfectum est quantum ad divisionem, quia dividitur in tres partes et postea in sex et non ultra, propter suam velocitatem modi cantandi, sed quantum ad quantitatem est pro medietate temporis superioris perfecti in duodecim; et dicitur tempus hoc minus perfectum.
130] c) Tempus perfectum minus divisum in sex
Tempus hoc perfectum est quantum ad divisionem, quia dividitur in tres partes et postea in sex et non ultra, propter suam velocitatem modi cantandi, sed quantum ad quantitatem est pro medietate temporis superioris perfecti divisi in duodecim; et dicitur tempus hoc minus perfectum.
Si autem illud tempus cantaretur sic, quod aliquando possunt poni septem vel octo semibreves in ipso tempore, et non perficere duodecimam, diceretur quod sit maior perfecto minori [d], [5/p.] sicut supra dictum est de plusquamperfecto. Si istud tempus cantaretur rarius, sicque aliquando possunt septem vel octo semibreves poni pro ipso et non perficere duodecim, diceretur quod esset majus perfecto minori, sicut supra dicitur de plus quam perfecto, ut hic patet:

[esempio]

Si autem istud tempus cantaretur rarius, sic quod aliquando possint septem vel octo semibreves poni pro ipso, et non perficere duodecim, diceretur quod esset maius perfecto minori, sicut supra dictum est de plus quam perfecto, ut hic patet:

[esempio]

[c] Qui Gerbert trascrive erroneamente voluntatem.
[d] Qui il ms. riporta erroneamente maiori (e tale rimane in Gerbert).

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= = t – t*
   
Tempus hoc perfectum est quantum ad divisionem, quod dividitur in tres et non ultra, propter suam velocitatem: sed quantum ad quantitatem sui, est pro tertia parte temporis superioris perfecti in novem [e], et de ipso modo cantandi; et vocatur istud tempus perfectum minimum. [8/p.] Tempus perfectum minus divisum in tribus
Tempus hoc perfectum est quantum ad divisionem, quia dividitur in tres et non ultra, propter suam velocitatem; sed quantum ad quantitatem est pro tertia parte temporis perfecti superius divisum in novem, et de ipso modo cantandi, et vocatur istud tempus perfectum minimum.
131] d) Tempus perfectum minimum divisum in tribus
Tempus hoc perfectum est quantum ad divisionem, quia dividitur in tres et non ultra, propter suam velocitatem; sed quantum ad quantitatem sui est pro tertia parte temporis perfecti superius divisum in novem, et de ipso modo cantandi; et vocatur istud tempus perfectum minimum.
Est autem illud tempus pro medietate temporis imperfecti divisi in sex, quod dicitur senarius Gallicus et de modo Gallico in quantitate [f]. Est etiam istud tempus pro medietate imperfecti de modo Galico in quantitate. Est autem istud tempus pro medictate imperfecti divisi in sex, qui dicitur senarius Gallicus, et de modo Gallico in quantitate.
Si autem istud tempus cantaretur rarius, diceretur maius perfecto minimo: [7/p.] tres autem semibreves huius temporis vocantur minimae [  ]; si una duarum caudaretur, duas partes habet ipsius temporis praelibati, et vocatur minor [ ]. Si rarius cantatur hoc tempus, dicetur majus perfecto minimo, tres semibreves vocantur minime, si una duarum caudaretur duas partes habet et vocatur minor, ut hic patet:

[esempio... [11] ... segue]

Si rarius cantatur hoc tempus, dicetur maius perfecto minimo tres autem semibreves huius temporis vocantur minime, si una duarum caudetur, duas partes habet ipsius temporis prelibati et vocatur minor, ut hic patet:

[esempio]

[e] Il riferimento è alla novenaria e non al duodenaria, perché lì il tactus è fisso e non può essere rallentato come nella duodenaria.
[f] Cioè corrisponde per durata alla metà di un senario gallico.

[Tempus imperfectus]

   
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= [= ] = = 2 t – 2 t*
   
Tempus hoc dicitur imperfectum, quia dividitur in duas partes aequales. Tempus imperfectum recte modi Italici divisum
Hoc tempus dicitur imperfectum, quia dividitur in duas partes equales.
132] II. Tempus imperfectum
a) Tempus imperfectum recte modi Italici divisum. Hoc tempus dicitur imperfectum, quia dividitur in duas partes equales.
Hoc tempus deficit a perfecto superiori diviso in duodecim in tertia parte, octo autem scribitur, vocantur minimae, quatuor autem minores, et duo vocantur maiores naturales  [1/i.]: et multis aliis modis possunt diversificari per artem, ut alibi patet. Hoc tempus imperfectum deficit a perfecto superiori diviso in duodecim in tertia parte; octo semibreves vocantur minime; quatuor minores, et due majores naturales, ut hic:

[esempio]

Hoc tempus imperfectum deficit a perfecto superiori diviso in duodecim in tertia parte; octo autem semibreves vocantur minime; quattuor minores, et due maiores naturales, ut hic:

[esempio]

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= = t – t*
   
Hoc autem tempus dicitur imperfectum [lacuna in Gebert: minimus quia dividitur in duas partes equales, post hoc in quatuor. Et propter ‹suam› velocitatem non possent poni octo, si bene pars ip‹sarum octo aliquando›, et vocantur quadernarium. [6/i.] Tempus imperfectum minus
Tempus hoc imperfectum dicitur minus, quia dividitur in duas partes equales, post hec in quatuor. Et propter suam velocitatem non possunt poni octo, sed bene pars ipsarum octo aliquando, ut hic patet:

[esempio]

133] b) Tempus imperfectum minus.
Tempus hoc imperfectum dicitur minus, quia dividitur in duas partes equales, post hec in quattuor; et propter suam velocitatem non possunt poni octo, sed bene partes ipsarum octo aliquando, et vocatur quadernarium, ut hic patet:

[esempio]

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= = = 2 t
   
Hoc autem tempus dicitur imperfectum fine lacuna] recte, potest etiam velocius [g] cantare, et tunc dicetur tempus imperfectum minus et rarius [4/i.], et dicetur maius [3/i.] imperfecto recto. [h] Tempus imperfecum modi Gallici
Tempus hoc dicitur imperfectum recte. Potest etiam velocius cantari, et tunc dicetur imperfectum minus, et rarius dicitur majus imperfecto recte.
c) Tempus imperfectum modi Gallici
Hoc autem tempus dicitur imperfectum recte. Potest etiam velocius cantari, et tunc dicetur tempus imperfectum minus; [134] et rarius, et dicetur maius imperfecto recto.
Hoc autem tempus imperfectum deficit a perfecto superius diviso in novem in tertia parte, dividitur autem istud primo in duas semibreves aequales, quas dicimus maiores naturales: et illae duae postea dividuntur in sex semibreves, quae dicuntur minimae. Hoc tempus imperfectum deficit a perfecto superiori diviso in novem in tertia parte. Dividitur autem in duas semibreves equales que dicuntur majores naturales; et ille due postea dividuntur in sex que dicuntur minime, ut hic patet exemplum:

[esempio]

Hoc autem tempus imperfectum deficit a perfecto superius diviso in novem in tertia parte. Dividitur autem istud primo in duas semibreves equales, quas dicimus maiores naturales; et ille due postea dividuntur in sex semibreves, que dicuntur minime, ut hic patet:

[esempio]

[g] Qui sembra che il quaternario di riferimento sia quello allargato (rarius); così interpreta anche Gozzi 2001: 15 e nota 26.
[h] Anche in questo caso questa è la lezione più corretta che definisce rarius (meno frequente) in tempo più rapido e maius quella in tempo normale (recto); Gozzi 2001 (42 e tav. 9) invece vi legge tre differenti opzioni di tempo: «Senaria gallica, finally, is the only divisio for which the Rubrice breves provides up to three different modes of performance (standard, fast and slow)».

 

 

Scheda a cura di Davide Daolmi © 2020