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Bernart de Ventadorn in una miniatura
dal codice F-Pn, Fr. 12473 [ms K (xiii sec.)

Jaufre Rudel

Trovatore provenzale (prima metà xii sec.), originario del Saintonge e principe di Blaye. Per quanto noto ebbe rapporti con Alfonso Giordano di Tolosa e Ugo Bruno vii di Lusignano; partecipò alla II corociata. Le sue liriche insistono sull'amore lontano (amor de lonh), su cui fantastica la sua vida:

Jaufre Rudel de Blaia era uomo molto nobile, principe di Blaia. S'innamorò della contessa di Tripoli, senza averla mai vista, per il bene che ne sentiva dire dai pellegrini che venivano da Antiochia. E su di lei compose molti vers con buone melodie, ma con parole mediocri. Per il desiderio di vederla si fece crociato e si mise per mare; sulla nave lo prese una malattia; fu condotto a Tripoli, in un albergo, e dato per morto. Fu fatto sapere alla contessa, ella venne da lui, al suo capezzale e lo prese fra le braccia. Egli si rese conto che si trattava della contessa e di colpo recuperò l'udito e l'odorato e si mise a lodare Dio di avergli concesso di vivere tanto da poterla vedere; e così morì tra le sue braccia. Ella lo fece seppellire con grande pompa nella casa del Tempio; poi, in quel giorno, si fece monaca per il dolore provato per la sua morte. [trad. R. Gagliardi]

Questa vida ispirò nell'Ottocento Rudello di Ludwig Uhland, poemetti a Heine e Carducci e la piece La princesse lointaine di Edmond Rostand il cui preludio fu musicato da Nikolai Cerepnin.

Lanquan li jorn son lonc en may
È la più celebre canso di Rudel e forse una delle più famose del repertorio. L'amore per la donna 'lontana', che nell'artificio narrativo è collocata in Terrasanta, oltre a ben significare il tema dell'amore irragiungibile caro ai trovatori è anche metafora d'amor sacro per cui la donna altri non è che la Vergine e l'amore non ricambiato (come detto nell'ultima strofa) diventa fede.

musica: R (63r) | W (189v) | X (81v) — edizioni: Lommatzsch 1917, p. 423 | Gennrich 1958, III, p. 29, no 12 | Maillard 1967, p. 24 | etc.
testo:
A 127r, B 77r, C 215v, D 88r, E 149, I 121v, K 107v, M 165r, Ma 4r, Mh2 79, S 182, Sg 108r, a1 498, e 186-191 — edizioni: cfr. biblio
versificazione:
  a8' b8 a8' b8 c8 c8 d8 – 7 coblas unissonans + envoi (c8 c8 d8) | b: mot-refrain (lonh)

— Ensemble Unicorn, dir. Marco Ambrosini | 1996
— Ensemble Perceval (Katia Caré) | 1998
— Mediaeval Baebes | 2000
— Evo | 2009

Lanquan li jorn son lonc en mai
m’es belhs dous chans d’auzelhs de lonh,
e quan me sui partitz de lai
remembra·m d’un’amor de lonh:
vau de talan embroncx e clis,
si que chans ni flors d’albespis
no·m platz plus que l’iverns gelatz.
Allor che i giorni sono lunghi a maggio,
mi piace il dolce canto degli uccelli di lontano,
e quando mi sono partito di là
mi ricordo di un amor lontano.
Vado per il desiderio imbronciato e a capo chino,
così che né canto né fior di biancospino
mi giovano più dell'inverno gelato.
Allor che i giorni · son lunghi a maggio
son dolci i canti · di uccelli da lontano,
e se poi via · di lì faccio viaggio
mi risovvengo · di un amor lontano.
Di desiderio · vado mesto e chino
tanto che canto · o fior di biancospino
non mi è più grato · che inverno gelato.
Ja mais d’amor no·m jauzirai
si no·m jau d’est’amor de lonh:
que gensor ni melhor non sai
ves nulha part, ni pres ni lonh.
Tant es sos pretz verais e fis
que lai el reng dels sarrazis
fos ieu per lieis chaitius clamatz!
Mai d'amore io godrò
se non godo di questo amor lontano,
perché non conosco (donna) più nobile e buona
in nessun luogo, vicino o lontano;
tanto è il suo pregio verace e fino
che là, nel regno dei Saraceni,
fossi io per lei tenuto prigioniero!
Io non avrò · mai più d'amor vantaggio
se non godrò · di questo amor lontano;
bella o miglior · trovare non sono saggio
in nessun luogo · prossimo o lontano.
Tanto il suo pregio · è veritiero e fino
che io laggiù · nel regno saracino
foss'io per lei · in catene imprigionato
Iratz e jauzens m’en partrai,
s’ieu ja la vei l’amor de lonh;
mas no sai quoras la veirai,
car trop son nostras terras lonh:
assatz i a pas e camis,
e per aisso no·n sui devis…
Mas tot sia cum a Dieu platz!
Triste e gioioso me ne partirò,
dopo averlo visto, l'amore lontano:
ma non so quando la vedrò,
perché le nostre terre sono troppo lontane:
vi sono molti valichi e strade, e perciò
non posso indovinare (quando la vedrò):
ma sia tutto secondo la volontà di Dio!
Felice e triste nuove cose assaggio
pur di vedere questo amor lontano,
ma non so quando di lei veda un raggio,
le nostre terre stan troppo lontano!
Quanti valichi! ed è lungo il cammino,
perciò saper non posso il mio destino:
ciò che Dio vuole mi sia tutto dato.
Be·m parra jois quan li querrai,
per amor Dieu, l’alberc de lonh:
e, s’a lieis platz, alberguarai
pres de lieis, si be·m sui de lonh.
Adoncs parra·l parlamens fis
quan drutz lonhdas er tan vezis
qu’ab cortes ginh jauzis solatz.
Mi sembrerà certo gioia quando io le chiederò,
per amore di Dio, l'albergo lontano,
e, se a lei piaccia, abiterò presso di lei,
anche se di lontano:
dunque sarà fino il parlare,
quando l'amante lontano sarà tanto vicino,
che sarà consolato dalle belle parole.
Gioia se avrò di chiederle coraggio
per compassion rifugio da lontano;
e se lei vuole metterò ancoraggio,
vicino a lei, pur se di lontano.
Sarà a quel punto il nostro incontro fino,
quando l'amante lontano sia vicino,
di bel parlare in gioia consolato.
Ben tenc lo Senhor per verai
per qu’ieu veirai l’amor de lonh;
mas per un ben que m’en eschai
n’ai dos mals, quar tan m’es de lonh.
Ai! car me fos lai pelegris,
si que mos fustz e mos tapis
fos pels sieus belhs huelhs remiratz!
So bene che il Signore è veritiero,
per questo io vedrò l'amor lontano;
ma per un bene che ne traggo
ne ho due mali, tanto sono lontano.
Ahi! perché non sono andato laggiù da pellegrino,
così che il mio bordone e la mia schiavina
fossero visti dai suoi begli occhi!
Io so che Dio parlò vero linguaggio,
perciò vedrò l'amor mio lontano;
attendo questo come un bel miraggio,
ma n'ho due mali, tanto m'è lontano.
Ah! foss'io là siccome un pellegrino
ed il bordone col saio da vicino
dai suoi begli occhi fosse rimirato.
Dieus, que fetz tot quant ve ni vai
e formet sest’amor de lonh,
mi don poder, que cor ieu n’ai,
qu’ieu veia sest’amor de lonh,
veraiamen, en tals aizis,
si que la cambra e·l jardis
mi resembles totz temps palatz!
Dio che fece tutto ciò che viene e va
e creò questo amor lontano
mi dia la possibilità, che io certo lo voglio,
di vedere questo amor lontano;
veramente, con tale agio
che la camera e il giardino
mi ricordino sempre dei palazzi!
Dio fece il mondo ch'è un lungo passaggio
e creò questo amore di lontano:
consenta al cuore ch'io l'ho di buon lignaggio
che presto veda questo amor lontano:
ma veramente in luogo adatto e fino
sì che la camera allora ed il giardino
sempre saran per me palazzo ornato!
Ver ditz qui m’apella lechai
ni deziron d’amor de lonh,
car nulhs autres jois tan no·m plai
cum jauzimens d’amor de lonh.
Mas so qu’ieu vuelh m’es atahis,
qu’enaissi·m fadet mos pairis
qu’ieu ames e non fos amatz.
Dice il vero chi mi chiama ghiotto
e desideroso dell'amor lontano,
che null'altra gioia tanto mi piace
come il godere dell'amor lontano.
Ma ciò che voglio mi è negato,
che così mi dette in sorte il mio padrino,
che io amassi e non fossi amato.
È vero, il mio desiderio è selvaggio,
sono bramoso d'amore di lontano,
di questa gioia sola sono ostaggio,
voglio il piacere dell'amor lontano.
Ma la mia vigna non produce vino,
che mi stregò in tal modo il mio padrino
da far ch'io ami e che non venga amato.
Mas so qu’ieu vuelh m’es atahis.
Totz sia mauditz lo pairis
que·m fadet qu’ieu non fos amatz!
Ma ciò che voglio mi è negato,
che così mi dette in sorte il mio padrino,
che io amassi e non fossi amato.
Ma la mia vigna · non produce vino,
che mi stregò · in tal modo il mio padrino
da far ch'io ami · e che non venga amato.

[Traduzioni di Roberto Gagliardi]