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Sponsus

da David Hiley, Western Plainchant: A Handbook (Oxford: Clarendon press, 1993), p. 267 (mia trad.).

Le canzoni in rima ... nelle rappresentazioni drammatiche appaiono per la prima volta in numero considerevole in un manoscritto aquitano dell'inizio del xii secolo, Parigi, Bibl. Nat., Lat. 1139 ... I drammi sono i seguenti:

f. 32v Lamentatio Rachelis (strofe latine)
f. 53r Hoc est de mulieribus (dialogo Quem queritis)
f. 53r Sponsus (strofe latine e occitane)
f. 55v [Ordo prophetarum] (strofe latine)

La Lamentatio, preceduta da un responsorio per i Santi Innocenti, sembra avere una collocazione liturgica, e possiamo supporre che il dialogo Quem queritis sia cantato in una delle solite occasioni. Gli altri non sono collocabili. Notevole è l'unicum dello Sponsus, in cui viene rappresentata la storia delle vergini savie e stolte. I suoi versi sono tutti organizzati in forma strofica e sono cantati su una di quattro melodie (che però non sono legate a personaggi specifici). Questo, la presenza del vernacolo e l'argomento insolito, fanno pensare a un'origine non liturgica. Forse si colloca all'inizio della tradizione del dramma miracoloso in vernacolo, recitato fuori dalla chiesa. La musica, tuttavia, non è diversa dal repertorio dei canti liturgici latini, di cui questo manoscritto è uno dei principali testimoni.

Nella figura: The Hague, Koninklijk Bibliotheek, KB 76 F 5, f. 31v (ante 1200).

Bibliografia

Coussemaker 1852: 130-133 (testo) | xiii-xviii (facs.) | xv-xviii (#20, musica, ed. dipl.)

Coussemaker 1860: 1-6 (musica. ed. dipl.) | 7-10 (testo) | 311-319 (ms. e studio)

Gastoué 1905 (studio, musica e testo)

Friedrich Ludwig in Adler 1924: 139-140 | 1930/i: 170-171

Antonio Tirabassi, "Introduction à l'étude de la Parabole des Vierges...", Annales de la Société royale d'Archéologie de Bruxelles, 32 (1926) | repr. in La bibliofilia, 29(3-4 (1927): 108-117 | Jstor

Ferdinando Liuzzi, "Drammi musicali dei secoli xi-xiv. Le vergini savie e le vergini folli", Studi Medievali, 3 (1930): 82-109.

Gennrich 1932: 148-159 (ed. musica)

Franz Rauhut, "Der Sponsus", Romanische Forschungen, 50 (1936): 21-50 | Jstor

Otto Ursprung, "Das Sponsus-Spiel", Archiv fur Musikforschung, 3 (1938): 80-95, 18o-192.

Lucien-Paul Thomas, Le «Sponsus» (mystère des vierges sages et des vierges folles) suivi des Trois poèmes limousins et farcis du même manuscrit (Paris: P.U.F., 1951)

William Smoldon in OxfordHM 1954/ii: 212-213 | trad. it 1963: 239-240.

William Smoldon, "Medieval lyrical melody and the Latin dramas", Musical Quarterly, 51 (1965): 507-517 | Jstor

Avalle-Monterosso 1965

Agostino Ziino, "Alcune osservazioni sul testo musicale della Sponsus", Cultura neolatina, 27/1-2 (1967): 109-119.

Smoldon 1972

Claire Jéquier, "La musique sage des vierges sages et la musique folle des vierges folles dans le drame liturgique du Sponsus", Il Saggiatore musicale, 3/1 (1996): 5-31 | Jstor

Michel Zink, "Les deux sens du Sponsus: la leçon de la glose et le langage du drame", Revue de Musicologie, 86/1 (2000): 29-35 | Jstor

Ruini 2014

Edizione

Testo e traduzione da Avalle 1965.

 

Il tema somiglia all'attacco di Victime Paschali laudes

Sponsus

Adest sponsus, | qui est Christus | – vigilate, virgines! –
pro adventu | cuius gaudent | et gaudebunt homines.

Venit enim | liberare | gentium origines,
quas per primam | sibi matrem | subiugarunt demones.

Hic est Adam | qui secundus | per propheta dicitur,
per quem scelus | primi Ade | a nobis diluitur.

Hic pependit | ut celesti | patrie nos redderet,
ac de parte | inimici | liberos nos traheret.

Venit sponsus | qui nostrorum | scelerum piacula
morte lavit | atque crucis | sustulit patibula

 

[La Chiesa] | |

Ecco lo Sposo, che è Cristo, vigilate, o vergini!
per l’arrivo del quale si rallegrano e si rallegreranno gli uomini.

Egli infatti viene a liberare i patriarchi delle genti
che pel fallo della prima madre a sé sottomisero i demoni.

Egli è colui che è chiamato dal profeta secondo Adamo,
per mezzo del quale dal peccato del primo Adamo siamo mondati.

Egli si lasciò appendere, per restituirci alla patria celeste
e per liberarci dal dominio del nemico.

Arriva lo sposo che la macchia dei nostri peccati
lavò con la morte, e sostenne il supplizio della croce.

Prudentes

Oiet, virgines, | aiso que vos dirum!
Eiset presen | que vos comandarum!
Atendet un espos, Jesu Salvaire a nom.
— Gaire no i dormet!

Aisel espos | que vos hor’atendet,
venit en terra | per los vostres pechet,
de la Virgine en Betleem fo net,
e flum Jorda | lavet e bateet.
— Gaire no i dormet!

Eu fo batut, | gablet e laidenjet,
sus e la crot | pendut e claufiget,
eu monumen | desoentre pauset.
— Gaire no·i dormet!

E resors es, | la scriptura o dii.
Gabrïels soi, | eu m’a trames aici.
Atendet lo | que ja venra praici.
— Gaire no·i dormet!

 

[Gabriele alle] Vergini prudenti | |

Udite, o vergini, quello che vi diremo!
Uscite non appena ve lo comanderemo!
Attendete lo sposo, ha nome Gesù Salvatore.
— Non dormite!

Quello sposo che ora voi attendete,
venne in terra per i vostri peccati,
dalla Vergine nacque in Betlemme,
nel fiume Giordano (fu) lavato e battezzato.
— Non dormite!

Egli fu percosso, deriso ed oltraggiato,
su sulla croce appeso e inchiodato,
nel sepolcro in séguito deposto.
— Non dormite!

Ed è risorto, la scrittura lo attesta.
Io sono Gabriele, Egli mi ha inviato qui.
Aspettatelo, perché verrà ben presto qui.
— Non dormite!

Fatue

Nos virgines | que ad vos venimus,
negligenter | oleum fudimus;
ad vos orare, | sorores, cupimus,
ut et illas | quibus nos credimus.
— Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit!

Nos comites | huius itineris
et sorores | eiusdem generis,
quamvis male | contigit miseris,
potestis nos | reddere superis.
— Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit!

Partimini | lumen lampadibus,
pie sitis | insipientibus,
pulse ne nos | simus a foribus,
cum vos sponsus | vocet in sedibus.
— Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit!

 

Vergini stolte | |

Noi vergini che siamo venute a voi,
sventatamente abbiamo versato l’olio;
sorelle, a voi vogliamo fare appello
proprio come a coloro in cui abbiamo fiducia.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

Noi compagne di questo viaggio
e sorelle dello stesso sangue,
sebbene la sventura abbia colpito noi misere
potete ancora restituirci al cielo.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

Dateci un po’ di lume per le lampade,
abbiate pietà di noi sciocche,
affinché non siamo cacciate dalle porte,
quando lo sposo vi chiamerà nella casa.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

L'attacco testuale del refrain sembra ripetere quelle delle Fatue, ma in questo caso non ha senso, del resto la musica (per quello che rimane) sembra diversa: si è conservata solo la prima porzione del refrain adattando la musica.

Prudentes

Nos precari, | precamur, amplius
desinite, | sorores, otius.
Vobis enim | nil erit melius
dare preces | pro hoc ulterius.
— Dolentas, chaitivas.

Ac ite nunc, | ite celeriter,
ac vendentes | rogate dulciter
ut oleum | vestris lampadibus
dent equidem | vobis inertibus.
— Dolentas, chaitivas.

Vergini prudenti |

Di implorarci, di grazia, più a lungo,
cessate, o sorelle, quanto prima.
A voi infatti nulla gioverà
pregare per questo, ancora.
— Dolenti, meschine!

E andate ora, andate alla svelta,
e i mercanti pregate gentilmente
perché l’olio per le vostre lampade
forniscano a voi che non ve ne siete curate.
— Dolenti, meschine!

Tema Fatue

 

[Fatue]

A! misere, | nos hic quid facimus?
Vigilare | numquid potuimus?
Hunc laborem | quem nunc perferimus,
nobis nosmed | contulimus.
— Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit!

Et de nobis | mercator otius
quas habeat | merces, quas sotius;
oleum nunc | querere venimus,
negligenter | quod nosme fudimus.
— Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit!

Vergini stolte |

Ahinoi! misere, che facciamo noi qui?
Non avremmo dunque potuto essere attente?
Queste tribolazioni che ora sopportiamo,
siamo state noi stesse a procuracele.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

E ci dia il mercante al più presto |
quanto ha di merce e quanto (ha) il suo socio;
l’olio ora siamo venute a cercare,
che sventatamente abbiamo noi stesse versato.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

Tema Prudentes bis

 

[Prudentes]

De nostr’oli | queret nos a doner?
Non auret pont, | alet en achapter
deus merchaans | que lai veet ester.
— Dolentas, chaitivas!

Vergini prudenti |

Del nostro olio chiedete dunque che noi (vi) diamo?
Non ne avrete punto, andate ad acquistarne
dai mercanti che vedete star laggiù.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

Mercatores

Domnas gentils, | no vos covent ester,
ni lojamen | aici a demorer.
Cosel queret, | no u vos poem doner;
queret lo Deu | chi vos pot coseler.

Alet areir’ | a vostras sinc seros
e preiat las | per Deu lo glorios,
de oleo | fasen socors a vos
faites o tost, | que ja venra l’espos.

Mercanti |

Donne gentili, non vi conviene fermarvi,
né lungamente qui attardarvi.
Voi chiedete aiuto, ma qui noi non possiamo darvelo;
chiedetelo a Dio, che solo vi può aiutare.

Tornate indietro alle vostre cinque sorelle
e pregatele, in nome di Dio glorioso,
che vi soccorrano con il loro olio;
e fatelo subito ché tra poco arriverà lo sposo.

[Tema Fatue]

 

[Fatue]

A! misere, | nos ad quid venimus?
Nil est enim | illud quod querimus.
Fatatum est, | et nos videbimus;
ad nuptias | numquam intrabimus.
— Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit!

Modo veniat Sponsus

Audi, sponse, | voces plangentium:
aperire | fac nobis ostium
cum sotiis; | prebe remedium!

Vergini stolte |

Ahinoi! misere, che cosa siamo venute a fare?
Non vi è infatti nulla di quanto cerchiamo.
Era deciso così, e noi ce ne accorgeremo;
al festino nuziale mai più entreremo.
— Dolenti, meschine, troppo abbiamo dormito!

Ora venga lo sposo

Ascolta, o sposo, la voce di noi che ci lamentiamo:
fa che ci siano aperte le porte
come alle nostre compagne; soccorrici!

[Tema Sponsus + Tema Prudentes]

 

Christus

Amen dico, | vos ignosco; | nam caretis lumine,
quod qui perdunt, | procul pergunt | huius aule limine.

Alet, chaitivas, | alet, malaüreas!
A tot jors mais | vos so penas liureas;
en efern | ora seret meneias!

Cristo |

In verità vi dico, io non vi conosco; infatti mancate di lume.
Chi lo perde deve andar via lontano dalla soglia di questo palazzo.

Andate, meschine, andate, sciagurate!
Per sempre oramai voi siete condannate;
in inferno ora sarete trascinate!

Modo accipiant eas demones, et precipitentur in Infernum.

Ora le prendano i demoni e siano precipitate nell'Inferno.

 

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