Frontespizio della prima edizione (1992) |
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Susan McClary, nata il 2 ottobre 1942, è una musicologa e teorica della musica americana associata alla corrente della "nuova musicologia". McClary è professoressa di musicologia presso l'Università della California, Los Angeles (UCLA). In precedenza ha insegnato all'Università del Minnesota (1977-91) e alla McGill University (1991-94). La sua ricerca si concentra sulla critica culturale della musica, sia per quanto riguarda il canone europeo sia per i generi popolari contemporanei. In contrasto con una tradizione estetica che tratta la musica come un elemento ineffabile e trascendente, il suo lavoro si confronta con le dimensioni significanti delle procedure musicali e affronta questo mezzo così elusivo come un insieme di pratiche sociali. Prendendo in esame sia il repertorio classico occidentale standard sia i generi classici contemporanei di ogni tipo, McClary mette in relazione la creazione delle opere musicali con i loro contesti sociali e analizza i messaggi semantici veicolati dalla musica.
Feminine Endings può essere considerata uno dei testi fondanti della critica musicale femminista. All’interno dell’opera vengono posti numerosi quesiti, ma è possibile individuarne due principali. Nella prima parte del libro la questione centrale è: "Che aspetto avrebbe una critica musicale femminista?". Una volta fornita risposta a tale domanda i capitoli finali si interrogano su "come un'artista donna possa fare la differenza all'interno del discorso?". ( Solie, 1993)
L’elaborato si sviluppa in 7 capitoli nei quali vengono analizzate e approfondite le diverse forme della rappresentazione femminile a livello musicale, analizzando opere di tradizione classica (come l’Orfeo), per poi giungere alla contemporaneità tramite l’analisi dei brani di Madonna.
1) Introduction: A Material Girl in Bluebeard’s Castle
In questo primo capitolo McClary offre una panoramica dello stato della “feminist criticism” sottolineando come, nonostante la sua presenza da diversi anni, il settore musicale continuasse a essere dominato da una prospettiva prevalentemente maschile. L’autrice denuncia inoltre l’esclusione istituzionale delle compositrici e la tendenza a marginalizzare le sessualità non normative, spesso considerate “devianti”. Attraverso molteplici casi di studio, che spaziano dal Seicento fino a icone del musica pop contemporaneo come Madonna, il capitolo delinea i metodi per decostruire questi pregiudizi e aprire la musica a una comprensione critica più ricca.
2) Constructions of Gender in Monteverdi’s Dramatic Music
Nel secondo capitolo viene esaminata la nascita dell’opera nel Seicento, focalizzandosi principalmente su Monteverdi. Viene evidenziato come il dramma musicale abbia codificato la differenza sessuale associando la razionalità e l’eroismo maschile alla stabilità armonica mentre l’instabilità erotica femminile viene rappresentata attraverso cromatismi e lamenti. L’opera presa in esaminazione è l’Orfeo. La retorica della seduzione è praticata anche da un personaggio femminile: Prosperina, che intercede presso il suo consorte Plutone come avvocata della causa di Orfeo.
3) Sexual Politics in Classical Music
La riflessione critica sviluppata in questo capitolo parte con l’analisi della famosa opera Carmen di Bizet. McClary evidenzia come la musica contribuisca a rendere la protagonista simbolo del desiderio, conducendo l’ascoltatore ad accettarne la morte come necessaria per ristabilire l’ordine tonale e patriarcale. Successivamente, l’autrice analizza la Quarta sinfonia di Čajkovskij, nella quale il protagonista musicale appare fragile e schiacciato da un sistema patriarcale che non limita solo le donne, ma che opprime anche gli uomini.
4) The Musical Representation of Madwoman
Nel quarto capitolo McClary rappresenta la follia femminile nella musica Occidentale mettendola in relazione con le teorie di Foucault e Showalter. Attraverso l’analisi delle opere di Monteverdi, Donizetti e Schoenberg mostra come la musica associ la follia all’eccesso, al desiderio e alla trasgressione. McClary sottolinea come queste caratteristiche siano contenute da una cornice di ordine e razionalità spesso maschile.
5) Getting Down Off the Beanstalk: The Presence of a Woman’s Voice in Janika Vandervelde’s Genesis II
Nel quinto capitolo viene analizzata Genesis II mettendo in luce il legame tra linguaggio musicale, costruzione del genere e ideologia culturale. MClary evidenzia come Vandervelde rielabori le convinzioni della musica occidentale, proponendo un modello narrativo fondato sulla ciclicità, sulla condivisione e sulla messa in discussione delle gerarchie tradizionali.
6) This is Not a Story My People Tell: Musical Time and Space According to Laurie Anderson
Nel sesto capitolo McClary analizza l’opera di Laurie Anderson, mostrando come la sua musica metta in discussione le convenzioni della musica occidentale. Attraverso l’analisi di O Superman e Laungue d’Amour McClary sottolinea come Anderson decostruisca le opposizioni (maschile/femminile) e proponga nuove modalità d’organizzazione del tempo musicale. La sua musica non segue un tempo lineare ma privilegia la l’ambiguità e il piacere.
7) Living to Tell: Madonna’s Resurrection of the Fleshly
Nell’ultimo capitolo l’analisi dell’autrice si concentra sulla figura di Madonna, evidenziando come l’artista interpreti la musica come una sfida alle regole tradizionali. In brani come Live to Tell e Like a Prayer le strutture musicali evitano conclusioni nette, mantenendo apertura e ambiguità. Questo viene legato a temi di genere, potere e desiderio. McClary si sofferma anche sull’importanza dei videoclip che rafforzano questi significati attraverso la rappresentazione di tensioni e conflitti tra oppressione e libertà, contribuendo a rendere ancora più esplicita la portata critica delle sue opere.
Larticolo del 1989 diventerà il secondo capitolo del libro, pubblicato due anni dopo.
articolo (1989)
Susan McClary, "Contructions of gender in Monteverdi's dramatic music", Cambridge Opera Journal, 11/1 (1989): 203-223.
trad. italiana articolo (1992)
Susan McCLary, "La costruzione dell'identità sessuale nelle opere drammatiche di Monteverdi, Musica/Realtà, 41 (1992): 121-144.
trad. tedesca articolo (1995)
Susan McClary, "Konstruktionen des Geschlechts in Monteverdis dramatischer Musik", in Musik-Konzepte 88. Claudio Monteverdi. Um die Geburt der Oper, ed. Heinz Klaus Metzger, Rainer Riehn (Münich: Text und Kritik, 1995).
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I edizione (1991)
Susan McClary, Feminine Endings: Music, Gender, and Sexuality: University of Minnesota Press, 1991, 22002.
trad. giapponese (1997)
Susan McClary, Feminin Endingu, Tokyo: Shinagawa-ku, 1997.
trad. cinese (2003)
Susan McClary Yīn xìng zhōng zhǐ: yīn lè xué de nǚ xìng zhǔ yì pī, trad. diZhāng Xīntāo, Taiwan: Shāngzhōu Chūbǎn, 2003.
trad. francese (2015)
Susan McClary Ouverture féministe. Musique, genre, sexualité, Parigi: Philharmonie de Paris, 2015.
trad. spagnola (2023)
Susan McClary Cadencias femeninas: música, género y sexualidad, Santiago:Ediciones Universidad Alberto Hurtado, 2023.
Dopo la prima pubblicazione l’opera suscitò reazioni contrastanti tra i critici.
Per Susan McClary, secondo Pasler, ogni analisi elaborata dalla McClary parte da un'intuizione individuale, piuttosto che dal tentativo di verificare un'ipotesi o dimostrare l'utilità di una tecnica o di una teoria. "Ciò che di solito motiva un progetto", scrive, "è un bizzarro dettaglio musicale che cattura la mia attenzione". "Insoddisfatta dei contenuti impliciti delle convenzioni e delle procedure artistiche ricevute" – proprio come le compositrici di cui scrive – Susan attinge allora alla sua "cassetta degli attrezzi eclettica, assemblata nel corso degli anni con tutto ciò che è parso utile per scardinare particolari problemi musicali". Che sia attraverso "un'estesa ricerca storica", teorie musicali, critiche o culturali – "qualunque cosa [possa] aiutarla a dare un senso alla composizione in esame" – ella procede senza "alcun senso di lealtà verso una particolare posizione ortodossa". (Pasler, 1992)
Il rapporto con le opere che analizza è dunque aperto a ciò che esse possono suggerire, fiducioso delle proprie, senza negare la propria soggettività, la propria costruzione sociale, né quella della musica.
Secondo Jenny Kallick il volume di Susan McClary rappresenta un contributo innovativo di grande rilievo per la musicologia femminista. L’autrice sottolinea come McClary riesca a integrare la musicologia tradizionale con gli studi femministi e la teoria critica, mostrando che la musica non è un linguaggio neutrale, ma riflette i valori, le relazioni di potere e le rappresentazioni di genere della società. Kallick apprezza la struttura del libro, che alterna l'analisi del repertorio canonico a quella di compositrici e artiste contemporanee, evidenziando come queste ultime propongano nuove forme di espressione capaci di mettere in discussione i modelli musicali tradizionali. Sempre secondo Kallick, uno dei maggiori meriti dell'opera è proprio l'approccio interdisciplinare, che combina strumenti della critica musicale, del femminismo e degli studi culturali. Pur riconoscendo che alcune questioni teoriche rimangono aperte, Kallick conclude affermando che Feminine Endings rappresenta un'opera fondamentale, destinata a influenzare profondamente il rinnovamento della musicologia e degli studi sul rapporto tra musica, genere e sessualità. (Kallick 1993)
Andrea Dell'Antonio considera Susan McClary una delle figure centrali della musicologia femminista e riconosce in Feminine Endings un ruolo decisivo nel rinnovamento della disciplina. Pur osservando che alcune delle sue interpretazioni possono apparire eccessivamente simboliche o speculative e siano state oggetto di critiche, sottolinea come il suo contributo abbia aperto nuove prospettive di ricerca, mettendo in discussione l'idea della musica come linguaggio neutrale. Secondo Dell'Antonio, il principale merito di McClary è quello di aver introdotto stabilmente nell'analisi musicale le questioni di genere, sessualità e potere, favorendo un approccio interdisciplinare che ha influenzato profondamente la musicologia contemporanea e stimolato il lavoro di numerose studiose delle generazioni successive. (Dell’Antonio 1994)
Accanto alle letture proposte da Pasler, Kallick e Dell’Antonio, vi sono anche critici che si concentrano sull’interpretazione della sessualità nella musica tonale proposta da McClary. Secondo l’autrice, infatti, la struttura della musica occidentale riflette un modello di sessualità maschile basato su una progressione narrativa che conduce al climax, contribuendo a rafforzare una concezione patriarcale. A questo modello contrappone una rappresentazione della sessualità femminile descritta come un piacere continuo e non finalizzato al climax. Elizabeth Sayrs riconosce ad esempio, l’originalità di questa prospettiva ma evidenzia anche i limiti, sostenendo che McClary finisca talvolta per universalizzare la sessualità maschile e femminile, presentando come caratteristiche generali quelle che sono invece costruzioni culturali. ( Sayrs 1994)
Nick Zangwill analizza criticamente le teorie della musicologa femminista Susan McClary sul rapporto tra musica e genere. L’autore non è d’accordo con l'idea che la musica possieda realmente caratteristiche di genere. Secondo Zangwill esiste una differenza fondamentale tra descrivere un'opera attraverso metafore di genere e sostenere che tali qualità appartengano alla musica stessa. Le definizioni di "maschile" o "femminile" non sono proprietà oggettive della musica, ma interpretazioni influenzate dalla prospettiva di chi ascolta e analizza. Per sostenere questa tesi, Zangwill prende come esempio la Nona Sinfonia di Beethoven, interpretata da McClary come espressione di violenza e dominio maschile. A suo avviso, questa lettura non deriva dalla struttura musicale in sé, ma rappresenta una possibile interpretazione ideologica. Lo stesso brano potrebbe infatti essere descritto con immagini completamente diverse, senza ricorrere a categorie di genere. (Zangwill 2014)
La Nona Sinfonia viene ripresa nel saggio Reading Gender in Late Beethoven di Raymond Knapp. L'autore prende le distanze dalla lettura proposta da Richard Wagner, secondo cui la musica rappresenterebbe il principio femminile subordinato alla parola, intesa come principio maschile, e propone un'interpretazione più articolata. Attraverso l'analisi del testo dell'Inno alla gioia di Schiller e delle modifiche introdotte da Beethoven, Knapp mostra come la sinfonia costruisca un dialogo simbolico tra elementi maschili e femminili, superando una rigida contrapposizione binaria. Ne emerge una concezione del genere più complessa e dinamica, in cui le identità si intrecciano e si integrano. Il saggio conferma così la validità dell'approccio inaugurato da McClary, dimostrando come la prospettiva di genere possa arricchire l'interpretazione musicale senza ridurre l'opera a una lettura esclusivamente ideologica. (Knapp 2003)
Susan C. Cook individua come principale limite di Feminine Endings il suo orientamento prevalentemente eterosessuale. Pur riconoscendo che McClary affronta in modo convincente la sessualità maschile omosessuale nell'analisi della Quarta Sinfonia di Čajkovskij, osserva che la sessualità femminile viene trattata quasi esclusivamente in termini eterosessuali, lasciando invisibile l'esperienza lesbica. Secondo la critica, McClary avrebbe dovuto definire in modo più ampio il concetto di sessualità e dare maggiore spazio alle compositrici e al movimento della musica femminista lesbica. Nonostante queste critiche, la valutazione finale è molto positiva. L’autrice considera Feminine Endings un'opera innovativa e fondamentale, che ha contribuito in modo decisivo all'affermazione della prospettiva femminista nella musicologia, offrendo nuovi strumenti di analisi e incoraggiando studenti e studiosi a interrogarsi criticamente sui significati culturali e ideologici della musica. (Cook 1992)
Ruth A. Solie riconosce l'originalità e il valore innovativo del lavoro di McClary, apprezzandone soprattutto l'interpretazione del sistema tonale come espressione del desiderio e l'attenzione riservata al ruolo del corpo e della sessualità nell'esperienza musicale. Tuttavia, osserva che McClary non chiarisce sempre in modo convincente i criteri con cui costruisce le proprie interpretazioni storico-semiotiche. Inoltre, secondo Solie, l'autrice tende talvolta ad attribuire alla sessualità un ruolo predominante, arrivando a leggere molte opere quasi esclusivamente attraverso la contrapposizione tra maschile e femminile, a discapito di altri possibili significati storici, politici o culturali. (Solie 1993)
Paula Higgins critica il carattere spesso ideologico delle sue interpretazioni, ritenendo che McClary tenda a leggere le opere quasi esclusivamente attraverso le categorie di genere e sessualità, trascurando il contesto storico e altre possibili chiavi interpretative. In particolare contesta alcune letture di opere come Orfeo, Carmen, la Quarta Sinfonia di Čajkovskij e le rappresentazioni della follia femminile, giudicandole eccessivamente riduttive. Nel complesso, Higgins considera Feminine Endings un'opera fondamentale per l'affermazione della musicologia femminista, ma ritiene che il suo approccio interpretativo presenti limiti dovuti alla forte impronta ideologica. (Higgins 1993)
Elizabeth Wood considera Feminine Endings un'opera pionieristica che ha trasformato la musicologia, mostrando come la musica sia attraversata da costruzioni culturali di genere, desiderio e potere. McClary mette in discussione l'idea di una musica autonoma e interpreta forme come la tonalità e la forma-sonata come espressioni di valori patriarcali. Wood apprezza soprattutto l'approccio interdisciplinare e la capacità del libro di aprire nuovi percorsi di ricerca, pur osservando che alcune interpretazioni risultano provocatorie, generalizzanti e talvolta eccessivamente speculative. Nel complesso, la recensione riconosce Feminine Endings come un testo fondamentale della musicologia femminista, capace di ridefinire il rapporto tra musica, cultura, genere e sessualità. (Wood 1991)
Wood 1991 | Elizabeth Wood, Settling old scores, «The Women's Review of Books», 8/12, 1991, pp. 11-12.
Pasler 1992 | Jann Pasler, Some Thoughts on Susan McClary's "Feminine Endings", «Perspectives of New Music»,30/2, 1992, pp.202-205.
Higgins 1993 | Paula Higgins, Women in Music, Feminist Criticism, and Guerrilla Musicology: Reflections on Recent Polemics, « 19th-Century Music», 17/2, 1993, pp. 174-192.
Kallick 1993 | Jenny Kallick, Reviewed Work: Feminine Endings: Music, Gender, and Sexuality by Susan McClary, «Journal of Music Theory», 37/2, 1993, pp. 391-402.
Dell'Antonio 1994 | Andrea Dell’Antonio, Il Caso McClary: "Feminine endings" e la musicologia feminista statunitense, «Il Saggiatore musicale», 1/1, 1994, pp. 209-218.
Says 1994 | Elizabeth Sayrs, Deconstructing McClary: narrative, Feminine Sexuality, and Feminism in Susan McClary's Feminine Endings, «College Music Symposium», 33/34, 1993-1994, pp. 41-55.
Knapp 2003 | Raymond Knapp, Reading Gender in Late Beethoven: An die Freude and an die ferne Geliebte, «Acta Musicologica», 75/1, 2003, pp. 45-63.
Zangwill 2014 | Nick Zangwill, Friends reunited: Susan McClary and musical formalism, «The Musical Times», 155/1929, 2014, pp. 63-69.