Raimbaut de Vaqueiras

Nato a Vaquerais, in Provenza, a metà del XII secolo. Negli anni Settanta-Ottanta si trasferisce in Italia dove diventa compagno d'armi del giovane Bonifacio I (dal 1192 marchese del Monferrato e fra il 1201 e '04 comandante della quarta crociata di Costatinopoli). Si ipotizza che Raimbaut sia morto nel 1207 a fianco di Bonifacio nella campagna di Grecia.

Oltre alla vida (I-Rvat, 5232, c. 160) sopravvive una celebre lettera epica in versi in cui si raccontano episodi della sua vita cavalleresca (F-Pn, fr. 856 [anc. 7226], c. 130).

Kalenda maya

Delle 35 poesie attribuitegli rimane la musica di solo sette. La più celebe è Kalenda maya che, come detto nell'ultimo verso, è una «estampida», fino a quel momento solo un genere strumentale. La razo (unicum nel cod. P, alla c. 45r) riferisce che Raimbaut compose il brano dopo aver sentito la melodia suonata su una viola da due jongleurs francesi. La si considera quindi il primo esempio di estampie vocale.

 
  Kalenda maia
Studio der Frühen Musik
dir. Thomas Binkley
[Lp Telefunken, 1970]
I.
Kalenda maia
ni fueills de faia
ni chans d'auzell
ni flors de glaia
non es qe·m plaia,
pros dona gaia,
tro q'un isnell
messagier aia
del vostre bell
cors, qi·m retraia
plazer novell,
q'amors m'atraia,
e jaia
e·m traia
vas vos,
donna veraia;
e chaia
de plaia
·l gelos,
anz qe·m n'estraia.

Né calenda di maggio né foglia di faggio né canto di uccello né fiore di gladiolo c'è che mi piaccia, nobile e gaia signora, finché uno svelto messaggero io riceva dalla vostra bella persona, che mi riferisca di un nuovo piacere, sicché amore mi attiri e giaccia con voi e mi spinga verso voi, dama sincera; e cada ferito il geloso prima che mi ritiri.
II.
Ma bell'amia,
per Dieu non sia
qe ja·1 gelos
de mon dan ria,
qe car vendria
sa gelozia
si aitals dos
amantz partia;
q'ieu ja joios
mais non seria,
ni jois ses vos
pro no·m tenria;
tal via
faria
q'oms ja
mais no·m veiria;
cell dia
morria,
donna
pros, q'ie·us perdria.

Mia bell'amica, in nome di Dio, non avvenga mai che il geloso rida del mio male, perché pagherebbe caramente per la sua gelosia, se separasse due amanti come questi; perché io non sarei mai più gioioso, né, senza di voi, gioia mi varrebbe: tale via prenderei che più nessuno mai mi vedrebbe; il giorno che vi perdessi, dama eccellente, io morirei.
III.
Con er perduda
ni m'er renduda
donna, s'enanz
non l'ai aguda?
Qe drutz ni druda
non es per cuda;
mas qant amantz
en drut si muda,
l'onors es granz
qe·l n'es creguda,
e·l bels semblanz
fai far tal bruda.
Qe nuda
tenguda
no·us ai,
ni d'als vencuda;
volguda
cresuda
vos ai,
ses autr'ajuda.

Come sarà perduta e come potrà essermi restituita una dama se non l'ho avuta? Infatti non si può essere amanti solo con il pensiero; ma quando l'innamorato si muta in amante, grande è l'onore che cresce in lui, e l'espressione felice fa sorgere questo mormorio. Eppure non vi ho mai tenuta nuda, né vinta in altro modo: vi ho desiderata e ho riposto in voi la mia fede senza altra ricompensa.
IV.
Tart m'esjauzira,
pos ja·m partira,
Bells Cavalhiers,
de vos ab ira,
q'ailhors nos vira
mos cors, ni·m tira
mos deziriers,
q'als non dezira;
q'a lauzengiers
sai q'abellira,
donna, q'estiers
non lur garira:
tals vira,
sentira
mos danz,
qi·lls vos grazira,
qe·us mira,
cossira
cuidanz
don cors sospira.

Difficilmente avrei gioia, Bel Cavaliere, se mi separassi tristemente da voi perché altrove il mio cuore non si rivolge né mi attira il mio desiderio, ch'altro non desidera; perché so, signora, che piacerebbe ai maldicenti, che diversamente non starebbero in pace: qualcuno vedrebbe, ascolterebbe le mie disgrazie e di esse vi sarebbe grato, qualcuno che vi guarda, che vi pensa pieno di speranza, sicché il cuore sospira.
V.
Tant gent comensa,
part totas gensa,
na Beatritz,
e pren creissensa
vostra valensa;
per ma credensa,
de pretz garnitz
vostra tenensa
e de bels ditz,
senes failhensa;
de faitz grazitz
tenetz semensa;
siensa,
sufrensa
avetz
e coneissensa;
valensa
ses tensa
vistetz
ab benvolensa.

Così gentilmente nasce e sopra tutti si ingentilisce e cresce, donna Beatrice, il vostro valore; nella mia opinior onorate il vostro dominio di pregio e di belle parole senza errore; di nobili fatti possedete il seme; avete scienza, pazienza e conoscenza; incontestabilmente rivestite il vostro valore di benevolenza.
VI.
Donna grazida,
qecs lauz'e crida
vostra valor
q'es abellida,
e qi·us oblida
pauc li val vida,
per q'ie·us azor,
donn'eissernida;
qar per gençor
vos ai chauzida
e per meilhor,
de prez complida,
blandida,
servida
genses
q'Erecs Enida.
Bastida,
finida,
n' Engles,
ai l'estampida.

Dama gentile, ciascuno loda e proclama il vostro valore che è amabile, e chi vi dimentica poco gli vale la vita, sicché io vi adoro, signora distinta; perché io vi ho scelta come la più nobile e la migliore, perfetta in pregio, e vi ho corteggiata e servita meglio di quanto Erec fece con Enide. Composta, finita, signor Inglese, ho l'estampida.
[trad. Costanzo Di Girolamo]

La musica

Mancando informazioni relative al ritmo, per trascrivere le canços trobadoriche si sono adottate di volta in volta ipotesi diverse. Ecco le soluzioni proposte il secolo scorso per Kalenda maia da a) Hugo Riemann [1905], b) Pierre Aubry [1910], c) Friedrich Gennrich [1932], d) Raffaello Monterosso [1964], e) Hendrick van der Werf [1984]:

La disputa circa le soluzioni ritmiche preferibili assunse accenti anche molto violenti (Aubry e Baptist Beck si sfadarono a duello e Aubry mori allenandosi alla sfida), nel caso specifico oltre a ipotizzare l'applicazione di poco praticabili teorie derivate dalle notazione modale, va osservato che, in questo caso, essendo il modello musicale strumentale, gli ictus della melodia devono necessariamente essere regolari. Ogni strofa, malgrado l'apparente irregolarità del verso si rivela in effetti composta da otto frasi caratterizzate ciascuna da quattro accenti che senza difficoltà possono considerarsi equidistanti:

In questo modo non solo le otto frasi vengono scandite su un'accentuazione ritmica regolare, ma formano uno schema melodico perfettamente strutturato secondo questa comune successione di coblas (la ripetizione di C e D è lievemente variata):

AB AB CC DD

Apparentemente non c'è relazione con la forma di una estampie che è caratterizzata da un attacco sempre nuovo e un refrain (R) completato da da una terminazione aperta (vert) e chiusa (clos). Schema: ARv/c BRv/c CRv/c etc.

Sembrerebbe infatti che il vero refrain sia la frase D (dove la reiterazione ritmica è più incisiva), mentre la terminazione (v/c) possa corrispondere a C. Il fatto che la testa della strofa sia sempre uguale è meno significativo perché è possibile che si sia cantato il testo solo sulla prima strofa dell'estampie (peraltro la notazione di questo repertorio è limitata sempre alla prima strofa).

L'organizzazione della rima doppia (qui distinta in verde e rosso) è estremamente regolare in tutte le sei strofe: se contiamo i versi in relazione alla frase musicale, tutti hanno una rima interna che nelle frasi A e D riprende la rima finale, mentre in B e C adotta quella alternativa.

da: Costanzo Di Girolamo, I trovatori, Torino 1989, pp. 207-213.

Kalenda maia