Liturgia delle ore
È il rito, detto anche «Ufficio», che si compie durante l'intera giornata. Mutuato dalla tradizione ebraica (che pregava in più momenti del giorno e della notte), la comunità cristiana elabora una successione di otto «ore canoniche»:

L'ora Prima, contigua alle Lodi, fu separata solo nel VI sec. secondo le prescrizioni della Regola di san Benedetto.
Una delle più antiche descrizioni della Liturgia delle ore
è quella attribuita a
Ippolito
di Roma, tratta dalla sua Tradizione apostolica (inizio II sec.)
[trad. R. Tateo, Roma 1979, pp. 96-99]:
|
Quella che in origine era la parte privata del rito cristiano (la liturgia descritta da Ippolito è ancora una preghiera individuale) ben presto divenne un rito collettivo, soprattutto nei monasteri (dove l'Ufficio è ancor oggi obbligatorio e più ricco nelle ore notturne). L'organizzazione della preghiera quotidiana si differenziò subito secondo i vari riti (romano, gallicano, ambrosiano, etc.). Una forma unitaria si definì tardi, con la compilazione di uffici validi per tutto l'anno (XII sec.).
La moltimplicazione delle ufficiature per i santi e la proliferazione di uffici devozionali indusse la Curia romana, ai tempi di Innocenzo III (1198-1216), ad abbreviare le parti dell'Ufficio: da qui il nome generico di Breviario che si dà al libro che raccoglie i testi della Liturgia delle ore. Negli stessi anni l'adozione del Breviario romano da parte dei Franescani assicurò la sua diffusione rapida e capillare.
L'ufficio è stato riformato dal Concilio di Trento (1568), da Pio XII (1911) e dal Concilio Vaticano II (1965).
Ogni ora ha struttura simile: introduzione, salmi, lettura con responsorio e conlusione.

Ma si sviluppa in modo diverso a seconda che si celebri durante le ore
principali (Mattutino, Laudi e Vespri
) ovvero nelle altre
ore:

L'ufficio del Mattutino inizia con Domine labia mea
aperies cantato tre volte, cui segue il salmo 94 detto
«Invitatorio» (tutte le strofe del salmo 94 sono alternate da
un'antifona bipartita: è questa una reliquia sopravvissuta dell'antica
prassi della salmodia alternata). Il Mattutino nel rito romano nei giorni
festivi è strutturato in 3 notturni (uno solo notturno negli altri
giorni) ciascuno con tre salmi a cui seguono tre letture che si chiudono con un
Responsorio breve. In genere nel primo nottuno vi sono letture bibliche, nel
secondo patristiche e nel terzo, che inizia sempre con il vangelo del giorno,
commenti patristici alla festività. Le letture agiografiche sono poste
al secondo e terzo notturno nella festa di un grande santo. Dopo ogni
responsorio di ciascun notturno si canta il
Gloria patri. Nell'ultimo notturno del
Mattutino, in occasioni festive si cantano il vangelo del giorno, cui segue il
Te Deum
, orazioni (dette
«colletta») e congedo (
Benedicamus Domino).
Le altre ore dell'Ufficio iniziano con il versetto Deus in
adjutorium me intende, seguito dall'Alleluia, che in Quaresima è
sostituito dal Gloria tibi domine e dall'inno. Il punto centrale delle
ore è la salmodia così articolata: antifona 1 o 2 versetti
nel tono dell'antifona antifona. Nelle ore minori sono previsti tre
salmi, nelle Lodi e nei Vespri cinque. Durante le ore diurne le letture
(Capitolo) sono brevi, mentre nei Notturni del Mattutino sono più
lunghe. Dopo la lettura vi è una pausa di silenzio cui segue il
Responsorio, che sarà breve se la
lettura è stata breve (ore diurne) o altrimenti lungo (inno). Alle Lodi,
Vespri e Compieta s'intona il Cantico evangelico (Benedictus, Magnificat,
Nunc dimmits). L'Ufficio si conclude con le orazioni-collette (a volte
preceduto dal Pater noster) e il congedo.