Josquin des Prez

1. Dal nord al sud della Francia
2. Milano, Roma, Parigi, Ferrara
3. Prevosto a Condé-sur-l'Escaut

Le musiche

da: Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino 1963, pp. 56-57.

Come Raffaello nella storia dell'arte, e in certo senso come Mozart nella sua età, egli sorge al termine del periodo di elaborazione tecnica, quando l'arido lavoro materiale è già concluso. Il giudizio che diede di lui Martin Lutero coglie mirabilmente la trasformazione ch'era in corso nella polifonia tra Quattro e Cinquecento.

Gli altri maestri – aveva detto Lutero – devono fare come vogliono le note, ma Josquin è il padrone delle note, che hanno dovuto fare come vuole lui.

Egli si trova infatti a disporre d'uno stile mirabilmente complesso eppure agile, che nella sua cosmopolitica universalità sintetizza la dottrina fiamminga del contrappunto ed il principio italiano dell'armonia tonale; può quindi valersene come d'un duttile strumento espressivo, e la sua personalità d'artista non è indegna di sí invidiabile privilegio.

Egli ha al piú alto grado il senso del patetico e traduce nella sua opera i sentimenti piú sottili, le immagini piú varie (Prunières).

Solamente con lui «la musica comincia veramente a vivere dell'anima profonda della parola sacra» (A. Cimbro): non ch'egli indulga alla pittura musicale e simbolica di singole parole, come spesso avverrà nel madrigalismo cinquecentesco, ma il sentimento generale del testo è da lui reso con un fare largo e potente. È il Rinascimento che succede al miniaturismo minuzioso dei primi Fiamminghi quattrocenteschi. Parlare di drammaticità a proposito di Josquin è ormai pienamente lecito, senza alcuna limitazione all'accezione del termine.

Non so se sia possibile confermare o smentire il giudizio di Mila su Josquin, formulato quasi mezzo secolo fa. Certo è quello ancor oggi grandemente diffuso e vale, storicamente, per quanto ha contribuito a 'costruire' l'idea del compositore. E tuttavia l'«espressività drammatica» di Josquin è forse assai più nelle nostre orecchie e nel modo con cui gli ensemble moderni lo restituiscono che nella scrittura musicale.

1. Dal nord al sud della Francia (1455-1484) 

Nascita

Contea di Hainaut
Il tracciato nero individua gli attuali confini del Belgio. La spessa linea arancione la divisione fra Francia e Impero dopo il 1477. Il fiume Escaut, su cui si affaccia Condé è evidenziato in azzurro.

Non si hanno notizie sulla sua nascita. Fu adottato nel 1466 dagli zii Lebloitte (Desprez era il soprannome di famiglia) residente a Condé-sur-l'Escaut, dove trascorrerà gli ultimi vent'anni della sua vita. Ma Condé non può essere il paese natio perché l'atto di morte, redatto proprio a Condé, lo dichiara «aubain» [straniero]. In documenti d'archivio citati dal redattore del Census Herbert Kellman (Strasburgo, convegno dell'ims, 1982) Josquin dice di sé: "natif de dela le noir eauwe" [nato oltre l'Eau Noir]. L'Eau Noir è un torrente di 35 km (ovale nell'immagine) che si estende fra Rocroi (Champagne, Francia) e Couvin nella provincia vallone dell'Hainaut (ex Impero, oggi Belgio). Unendo questa informazione all'aubain, sembra di poter supporre nato dal lato francese dell'Eau Noir, ovvero nello Champagne. La zona di Rocroi è peraltro vicino a Prez, da cui provenivano i genitori di Josquin. Ciò malgrado il grande poeta francese Pierre de Ronsard (1524-1585) disse che Josquin fu «Hennuyer de nation» [originario dell'Hainaut] (prefazione al Livre de meslanges, Paris, 1560), e l'aggettivo a volte attribuitogli («belga veromanduus») lo ricollega da un lato al territorio Belga, dall'altro alla contea di Vermandois, che all'epoca individuava più o meno la Piccardia.

Si è supposto che l'acrostico del mottetto Illibata Dei Virgo offrisse indicazioni sulla sua origine. Ma se la prima strofa non lascia dubbi alla lettura, la seconda sembra doversi leggere: A Cauve Scagua, o più probabilmente Ad ca. fluv. Escauga. In realtà nel primo caso non si capisce a cosa ci si riferisca e nel secondo verrebbe affermato qualcosa (ad caput fluvi Escagua = alle foci del fiume Escaut) che altre testimonianze contraddicono.

Formazione

Loyset Compère, Omnium bonorum plena
Orlando Consort [Metronome, 1993]
Le comunità di musicisti che lavorano in una cattedrale o in una corte costituiscono anche gli ambienti in cui i giovani compositori compiono il proprio apprendistato, imparano a conoscere e a giudicare le composizioni dei maestri più anziani. Questi ultimi possono così apparire personaggi degni di essere onorati musicalmente come era avvenuto sinora per le personalità eminenti in campo politico e religioso. È il caso ... del mottetto Omnium bonorum plena che Loyset Compère, anch'egli all'inizio della carriera, scrisse verso il 1470/4 come preghiera alla Vergine «pro salute canentium»; qui un 'elenco di musicisti' pone al primo posto Guillaume Dufay il celebre maestro ormai settantenne e poi altri dodici compositori tra cui Ockeghem e Busnois; il carattere ''corporativo' di quest'opera, vera musica sui musicisti e per i musicisti, è accentuato dal fatto che nel mottetto è utilizzata come tenor la voce superiore [in realtà il tenor] del rondeau De tous bien plaine est ma maîtresse di Hayne van Ghizeghem, citazione-omaggio ad un altro noto compositore del tempo.

da: Alberto Gallo, Il Medioevo II, Torino 1988 (Storia della musica, 2), p. 82.

Studia a Saint-Quintin (Claude Hémeré, Tabella chronologica decanorum … ecclesiae S. Quintini, Paris 1633, pp. 159-62), sede di una prestigiosa maîtrise.

È possibile che nel 1472 Josquin fosse a Cambrai poiché è citato nel mottetto Omnium bonorum plena di Loyset Compère (†1518) presumibilmente destinato all'inaugurazione della cattedrale, e in ogni caso precedente alla morte di Dufay (1474). Il mottetto indica infatti Dufay il miglior compositore vivente.

Zarlino (Istituzioni 1558) lo dice allievo di Ockeghem. In effetti quattro lavori di Josquin riprendono la chanson di Ockeghem D'ung aultre amer (un messa, un Sanctus e i mottetti Tu solus qui facis mirabilia e Victimae paschali laudes). Josquin scrisse per la morte di Ockeghem (1497) Nymphes des bois (Deploration de la mort de Johannes Ockeghem) su testo di Jean Molinet (1435-1507).

N.B. I documenti che Claudio Sartori aveva pubblicato nel 1956, e che avrebbero individuato una presenza di Josquin fra i cantori del Duomo di Milano a partire dal 1459, si riferivano ad un altro omonimo cantore. La tesi di Sartori è stata definitivamente smentita negli anni '90 del secolo scorso.

Alla corte di Renato d'Angiò (1475-1480)

Tre documenti – 1475 (? ma v. Merkeley 1999, p. 428), 19 aprile 1477 e 26 marzo 1478 – segnalano Josquin fra i cantori della cappella di Renato d'Angiò a Aix-en-Provence. L'ultimo gli assegna un beneficio della collegiata di Saint-Maxe du Château a Bar-le-Duc (capoluogo della contea di Bar di cui Renato era signore).

Approfondimento: Renato d'Angiò

Macey 1997 ha affermato che il mottetto O bone et dulcissime Jesu sia stato scritto ad Aix; la tesi è però messa in dubbio in Gallagher 2003 con queste parole:

Patrick Macey ... nel suo Josquin, Good King René, and 'O bone et dulcissime Jesu' propone di datare il mottetto verso la fine degli anni Settanta, quando Josquin era impiegato alla corte di Renato d'Angiò. La tesi prende le mosse dalla ben documentata devozione per san Bernardino da Siena (†1444) e da somiglianze che Macey evidenzia fra il testo del mottetto e una più ampia preghiera (che inizia con "O bone Ihesu, o dulcis Ihesu") rintracciabile in numerosi Libri d'Ore. Macey nota che la preghiera, col reiterare "O bone Ihesu" e l'evidente enfasi data al nome di Gesù ("Hoc nomen Ihesus nomen dulce, hoc nomen Ihesus nomen salutare"), fu spesso associata alla fine del Quattrocento a Bernardino, la cui fama era alimentata dalla sua "campagna per promuovere la devozione nel nome di Gesù" (p. 223). Curiosamente, però, il testo del mottetto omette la maggior parte delle ripetizioni di "O bone Ihesu" che riporta la versione completa della preghiera (secondo la lezione di un Libro d'Ore del XV secolo; cfr. p. 221) e in nessun caso riproduce la parola "nomen".

In riferimento al santo o meno Josquin scrisse tuttavia anche una canzone strumentale intitolata La Bernardina (o La Bernardino).

Musico del re di Francia (1480-83)

Secondo quanto riporta Jean de Bourdigné (Chroniques d'Anjou et du Maine, Angers 1842) alla morte di Renato d'Angiò (1480) i musici della sua cappella furono trasferiti presso la corte del re Luigi XI (†1483).

Offre apparente conferma il mottetto Misericordias Domini in aeternum cantabo (Ps 88:2). Il re, gravemente malato, chiese a Jean Bourdichon, artista di corte, di dipingere tale versetto su 50 cartigli da affiggere nel castello di Plessis-lés-Tours dove era ricoverato.

Una tesi vuole che Josquin abbia passato i primi anni '80 a Ferrara e non alla corte di Luigi XI, qui potrebbe aver conosciuto il cardinale Ascanio Sforza (che diventerà poi suo protettore, vide infra) e qui potrebbe aver scritto la messa Hercule dux Ferrarie in omaggio a Ercole I d'Este (è tuttavia una tesi che non ha riscontri).

È invece un aneddoto, riportato nel Dodechacordon (1547) di Glareanus, che sembra confermare il rapporto con Luigi XI. Glareano racconta che Luigi XII di Francia volle un brano in cui potesse partecipare anche lui, benché incapace di cantare, e Josquin predispose una composizione a 4 voci in cui il tenor, la vox regis, era un re tenuto. Glareano offre anche la musica omettendo il testo latino. È stato però rintracciato nel Liederbuch di Johannes Heer (compilato a Parigi fra il 1510 e il 1516, quando cioè regnava Luigi XII, e pubblicato nel 1967) la fonte a cui probabilmente si rifece Glareanus (Heer era un suo conterraneo) con il titolo «Carmen gallicum Ludovici XI» (e non XII). Il testo è francese (Guillame se va chaufer), ma una glossa riferisce esser stato cantato a Parigi alla festa del Corpus Domini del 1510: evidentemente un contrafactum del brano latino di Josquin.

I re di Francia che regnano durante la vita di Josquin sono cinque (dalla serie di medeglie dedicate ai re di Francia che Nicolas de Launay, conservatore delle medaglie del Louvre, commissionò negli ultimi anni di vita a Thomas Bernard, 1650-1713):

Fra il febbraio e il marzo 1483 due documenti rivelano la presenza di Josquin a Condé-sur-l'Escaut; si fa riferimento alla guerra in corso e alla presa di possesso dell'eredità degli zii.

Gli zii erano forse morti 5 anni prima, nel maggio 1478, durante l'occupazione di Condé-sur-l'Escaut ad opera dell'esercito di Luigi XI. La Francia era entrata in guerra con l'Impero per il possesso della Borgogna. La Borgogna, che dall'epoca di Filippo il Buono (1419-67) si era estesa al Mare del Nord contemplando, oltre a Lussemburgo e Lorena, anche la Piccardia, le Fiandre e lo stesso Hainaut, era un territorio vasto e all'inizio del '400 il più ricco e culturalmente vivace d'Europa. La politica ulteriormente espansionistica del duca di Borgogna Carlo il Temerario (1467-77) lo oppose a Luigi XI. Entrati in guerra Carlo morì nell'assedio di Nancy (1474) e sua figlia Maria di Borgogna, andando in sposa all'imperatore Massimiliano I d'Asburgo produsse infiniti conflitti per la successione che alla fine (Trattato di Arras, 1482) vedranno la divisione della Borgogna (in giallo nella mappa) fra Francia e Impero (riga rossa). Nelle ostilità che seguirono al 1477 vi fu anche l'occupazione di Condé da parte dei francesi che prima di lasciare la cittadina decimarono la popolazione.

2. Milano, Roma, Parigi, Ferrara (1484-1504) 

Milano (1484-1489)

Morto Luigi XI è probabile che Josquin si sia trasferito a Milano quale cantore della cappella del cardinale Ascanio Sforza, per poi seguirlo subito a Roma.

Nel giugno 1484 ottiene un beneficio a Saint-Aubin (a sud di Issoudun in Francia) nel ducato di Berry (le cui prebende erano in gran parte della corona): è del 19 giugno di quell'anno la richiesta, via procura, al rettore di Saint-Aubin di concedere a «Jacobus [sic] Desprez» il beneficio benché non ancora sacerdote, ma membro della cappella di Ascanio Sforza (creato cardinale nel marzo di quello stesso anno) e come tale residente a Milano. Due mesi dopo (19 agosto) si ha la procura per il possesso del beneficio a nome di «Joschinus de Prattis». Josquin quindi segue Ascanio a Roma (24 agosto).

Ma già l'anno successivo, di nuovo a Milano, Josquin entra forse a far parte della cappella ducale di Ludovico il Moro.

Un documento del luglio 1485 negli archivi vaticani riferisce che Josquin intendeva abbandonare il servizio del cardinale. Un altro documento vaticano del febbraio 1489 riferisce di una controversia di fronte al parlamento francese per il beneficio di Saint-Aubin. Fra gennaio e febbraio 1489 Josquin rassegna il beneficio di Saint-Aubin. Nel secondo di questi documenti è detto «cantore ducale» di Milano, ovvero di Ludovico il Moro. È probabile quindi che Josquin sia passato alla cappella ducale di Ludovico.

Una cronaca tarda, del 1539 riferisce che il re d'Ungheria Mattia Corvino avesse a metà degli anni '80 una splendida cappella a Budapest fra i cui musicisti vi era Josquin. Vi è chi suppone che Josquin abbia anche avuto incarichi in Ungheria.

Il ciclo Vultum tuum deprecabuntur potrebbe essere stato scritto in questi anni perché sembra relazionarsi ai mottetti missales (ovvero sostitutivi di parti della messa) di Compère, Weerbeke e Gaffurio, genere coltivato alla corte di Galeazzo Maria Sforza. Il ciclo di 7 mottetti, tràdito in 11 ms. per i soli primi 5 numeri, fu pubblicato nei Mottetti libro quarto di Petrucci (1505). Macey 1989 ha ipotizzato che il ciclo prevedesse anche Ave Maria ... benedicta tu (pubblicata da Petrucci nei Mottetti C l'anno prima).

Approfondimento: Milano, Ascanio, la cappella

Roma (1489-99)

Nel giugno 1489 Josquin si trasferisce nella cappella papale. Solo due mesi prima Weerbeke torna a Milano lasciando Roma. C'è chi ha ipotizzato uno scambio fra i due musicisti (o forse Josquin non tollerava la concorrenza). Accumula, a quanto pare, benefici in territorio borgognone, e resterà a Roma almeno fino al 1495. V'è traccia della sua presenza a Roma di una sua firma incisa sul muro della Cappella Sistina, scoperta dopo recenti restauri, di cui aveva riferito Andrea Adami: «e sul nostro coro, nel Palazzo Vaticano, si legge scolpito il suo nome» (Osservazioni per bene regolare il coro dei cantori della Cappella Pontificia, Roma 1711).

Nei 10 anni in cui, come sembra, Josquin operò a Roma, si successero due pessimi papi, Innocenzo VIII (1484-92) e, attraverso l'appoggio interessato di Ascanio Sforza, Alessandro VI (†1503), il celebre papa Borgia (padre dei famigerati Cesare e Lucrezia), colui che scomunicherà e farà bruciare Savonarola (1498).

Forse la Messa la sol fa re mi, si lega al motto «Lasse faire a my» presente in una miniatura vaticana (I-Rvat CS 41) del principe turco Djem, esiliato dal suo usurpatore, il fratello Bajazet II che pagava il Borgia per trattenerlo a Roma (Kjang 1992). Meno probabile l'attendibilità di Glareanus (vide infra).

È stato obiettato che la miniatura non rassomiglia al principe Djam raffigurato nella Disputa di Santa Catarina, un affresco del Pinturicchio dell'Appartamento Borgia a Roma (1494). Tuttavia che quello sia il principe è solo un'ipotesi: una figura simile Pinturicchio la ripropone nella Biblioteca Piccolomini di Siena (1508), il cui soggetto legato a Pio II (1405-64) non contemplare la presenza del principe Djam.

È probabile che il mottetto Domine non secundum peccata nostra, per il mercoledi delle ceneri, sia stato composto per la Cappella Sistina. Compare infatti in un codice vaticano (CS 35) affiancato dalle intonazioni dello stesso testo di Marbriano de Orto e Bertrand Vaqueras (Sherr 1988). Sempre su codici vaticani si rintracciano i mottetti Ave Maris Stella (di cui Josquin intona solo il quarto versetto), e il già citato mottetto acrostico Illibata Dei Virgo nutrix (CS 15).

Nel 1498 sembra che Josquin rientri al servizio di Ascanio Sforza: due documenti lo indicano membro della sua cappella.

El grillo è bon cantore (1505/4), e altre composizioni pubblicate negli anni successivi da Petrucci, appariranno come opera di «Josquin Dascanio».

Parigi (1499-1503)

Non vi sono notizie certe circa il breve periodo di Josquin alla corte di Luigi XII, se non un aneddoto raccontato nel Dodechacordon (1547) di Glareanus (diverso da quello sopra citato di Luigi XI) e alcuni brani apparentemente legati alla corte di Francia:

Luigi xii, re di Francia, gli promise non so che genere di beneficio ma, come fanno di solito i re, non mantenne la promessa, allora Josquin scrisse il salmo Memor esto verbi tui seruo tuo ... Il re allora, pieno di vergogna, non osò procrastinare piú a lungo e mantenne la promessa; Josquin, a sua volta, apprezzata che ebbe la liberalità del principe, subito scrisse un altro salmo in segno di ringraziamento, dal titolo Bonitatem fecisti cum servo tuo Domine ... Inoltre Josquin, desideroso di ottenere un beneficio da non so quale mecenate, poiché costui tardava nell'accontentarlo dicendo in gergo francese Laise faire moy, cioè lasciami fare, scrisse senza indugio un'intera ed elegante messa intitolata La sol fa re mi.

Gli aneddoti di Glareanus si confermano poco affidabili: il brano con la vox regis era da riferire a Luigi XI e non XII; l'episodio del Memor esto forse è vero, ma certo non si hanno notizie che Josquin abbia intonato anche il Bonitatem; infine la messa La sol fa re mi, come detto, non si lega alla Francia.

È collocato in questi anni il mottetto In exitu Israel, per analogia con la scrittura di Jean Mouton and Claudin de Sermisy, musici della cappella reale (Macey 1991). — S'ipotizza che Vive le roy sia stato scritto per Luigi xii. — Infine il mottetto De profundis, che presenta un canone a 3 introdotto dai versi «Les trois estas sont assemblés | Pour le soulas des trespassés» [Le tre Età s'incontrano per sollievo dei morti], potrebbe essere stato scritto per il funerale di Luigi xii del 1515 (Osthoff, 1962–5), ovvero (secondo Kellman, 1971) Filippo il Bello (1506) o la moglie di Carlo viii, Anna di Bretagna (1514).

Ferrara (1503-1504)

Josquin fu maestro di cappella di Ercole I d'Este (qui in un dipinto di Dosso Dossi) dall'aprile 1503 all'aprile 1504 con la paga esorbitante di 200 ducati (il suo successore, Jacob Obrecht, sarà stipendiato con 100 ducati).

Este, duca di Ferrara dal 1471, protettore del Boiardo e dell'Ariosto, è probabilmente la più emblematica figura di principe rinascimentale amante delle arti. La sua cappella musicale giunse ad adombrare quella del papa. Anche i suoi figli furono grandi protettori delle arti, Isabella (per la quale fu compilato il celebre Canzoniere), Beatrice (sposa di Ludovico il Moro), Alfonso I (marito di Lucrezia Borgia), il cardinale Ippolito.

Ercole incontrò Luigi xii nel 1499 e nel 1502, ed è probabile che abbia conosciuto Josquin in una di queste occasioni. Nel 1497 era morto il maestro estense Johannes Martini e la ricerca di un sostituto non era cosa facile. Fin dal 1501 vi furono contatti con Josquin, forse già agente di Ercole in cerca di cantori per la cappella.

È famosa la lettera di Gian de Artiganova, agente di Ercole, che suggeriva di assoltare Heinrich Isaac al posto di Josquin perché, sebbene non all'altezza di quest'ultimo, tuttavia più disponibile e meno caro.

Nel luglio 1503 segnali di peste inducono Ercole I d'Este a trasferire la corte a Comacchio. È forse in ragione della peste che Josquin lascerà gli estensi (Obrecht morirà di peste a Ferrara nel luglio 1505).

Secondo Teofilo Folengo Josquin a Ferrara compose il Miserere in occasione di un ingresso in città di Ercole I d'Este. Il testo del Miserere era molto caro a Savonarola, predicatore sostenuto dalla corte estense. Quando Savonarola fu bruciato (1498), Ercole fece pubblicare la sua Expositio super psalmo Miserere mei Deus.

Si possono forse collegare a Ferrara i mottetti Virgo salutiferi (su testo del poeta di corte Ercole Strozzi) e O Virgo prudentissima, del Poliziano.

Non è certo che la Missa Hercules Dux Ferrarie sia stata scritta nell'anno ferrarese di Josquin perché, sebbene stampata nel II libro di Misse di Petrucci (1505), compare nel Librone 3 di Gaffurio (I-Mfd) copiato verso il 1500.

3. Prevosto a Condé-sur-l'Escaut (1504-1521) 

Arrivo a Condé

Nominato prevosto della collegiata di Notre Dame a Condé-sur-l'Escaut (diocesi di Cambrai, provincia di Reims), Josquin vi si trasferisce per il resto della sua vita. La cappella musicale di Notre Dame, con un coro di oltre 20 cantori, era all'epoca una fra le migliori del territorio.

Notre Dame, saccheggiata dagli Ugonotti durante le guerre di religione (seconda metà del '500), perse da quel momento il suo splendore. A metà del '700 fu eretta a fianco l'attuale chiesa di Saint-Wasnon. Ormai inutile, Notre Dame fu rasa al suolo nel 1793 durante la Rivoluzione Francese. Occupava lo spazio che nella foto è delimitato dall'anello di alberi a fianco della chiesa di Saint-Wasnon. L'edificio alto posto fra il parco e la chiesa si affaccia sull'attuale rue Notre-Dame.

Il 3 maggio 1504 un documento accoglie presso la chiesa quattro canonici fra cui «Monsieur le Prévost, messire Josse des pres». Il predecessore di Josquin, Pierre Duwez, aveva accolto la proposta di sostituire a Douai Loyset Compère che si era trasferito nel 1500 a Saint-Quentin.

Josquin ottenne probabilmente la prevostura per intercessione di Filippo il Bello che, conosciuto Josquin a Lione nell'aprile del 1503 aveva desiderato entrasse nella sua cappella. Filippo, in quanto figlio dell'imperatore Massimiliano I e duca di Borgogna, godeva di privilegi su alcune prebende a Condé (altri quattro canonici di Notre Dame provenivano dalla cappella di Filippo).

Approfondimento: Genealogie

Nel 1503 Petrucci pubblica Frottole libro primo che contiene In te Domine speravi di «Josquin Dascanio». Nel 1505 esce con Frottole libro tertio (febbraio) in cui c'è El Grillo e cinque mesi dopo (giugno) con Missarum Josquin liber secundus.

Rapporti con Margherita d'Austria

È probabile che la sorella di Filippo, Margherita d'Austria, grande amante della musica, abbia interceduto a favore di Josquin. Certamente avrà in seguito stretti rapporti con il musicista. A Margherita si deve la promozione di chansonnier miniati, realizzati soprattutto nella bottega di Petrus Alamire

Una lettera del 3 maggio 1508, scritta da Condé a Margherita d'Austria tranquillizza la sovrana (duchessa di Borgogna) circa la ripresa salute di Josquin. Qui si fa riferimento a lettere che Margherita avrebbe scritto al musicista.

È del 1519 ina lettera fatta scrivere da Margherita a Josquin per far avere un posto a Candé a un cappellano di Carlo V.

La chanson Plus nulz regretz fu intonata su un testo scritto dal fiammingo (e quasi conterraneo di Josquin) Jean Lemaire de Belges, poeta legato a Margherita d'Austria dal 1504 al 1512. Fu solennemente eseguito il 1° gennaio 1508 in occasione del trattato di Calais, stipulato, dietro mediazione di Margherita il 21 dicembre 1507, che aveva pianificato il matrimonio del futuro Carlo V (all'epoca di soli 7 anni), con la sorella di Enrico VIII, la dodicenne Mary Tudor (che però sposerà Luigi XII di Francia nel 1514). Il testo della chanson è pubblicato da Lemarie subito dopo in una raccolta celebrativa per il defunto Filippo il Bello, La pompe funeralle des obsèques du feu roy dom Phelippes [1508, anast. 1868]. L'ipotesi che si sia trattata di una commissione di Margherita a Josquin è stata recentemente messa in dubbio.

Per l'assonanza del titolo con Plus nulz regretz fu erroneamente attribuita a Josquin la celebre Mille regretz.

Cueurs desolez è un altro brano apparentemente dell'orbita di Margherita, tramandato solo da una tarda antologia a lui dedicata da Attaignant (XXX chansons, Paris 1549). Osthoff (1965, II, 210) ritenne che i contenuti del testo potevano legarsi alle celebrazioni per la morte del duca d'Andria (1503), figlio omonimo di Louis de Luxembourg-Ligny. In omaggio al defunto Lemaire scrisse nel 1503 La plainte du desiré dove nelle due redazioni manoscritte è citato un musico chiamato «Hillaire» [Hylaire], nome mutato in Josquin nella stampa del 1509. La scrittura musicale tuttavia non depone a favore dell'attribuizione a Josquin.

Ultimi dati biografici

Nel settembre 1508 il capitolo della cattedrale di Bourges (dove Josquin aveva goduto un beneficio fra il 1484 e il 1489) gli propone l'incarico di maestro di coro, riconfermando l'invito l'anno successivo attraverso un emissario inviato a Condé. | Documenti circa i benefici di Arras (maggio 1509) e Tournai (gennaio 1513). | La notizia che nel 1520 Carlo V abbia pagato due musici, uno detto «Joskin» (rimborso per il viaggio da Bruxelles a Malines), scarsamente può riferirsi a Josquin, che morià l'anno successvio.

Poichi giorni prima di morire (23 agosto 1521) Josquin fu dichiarato «straniero» nella relazione di un suo superiore. Ciò propende a ritenerlo nato in Francia, giacché Condé, nell'Heinaut, all'epoca era in territorio imperiale. Pagò la tassa necessaria per poter lasciare i suoi beni alla collegiata per godere di funzioni a lui dedicate in cui una processione, cantando il suo Pater Noster/Ave Maria, trasferisse l'immagine della Santa Vergine conservata nella casa di Josquin fino alla piazza del mercato. Il suo corpo fu sepolto nella collegiata e la pietra tombale riportava l'iscrizione:

Chy gist Sire Josse des pres
prevost de cheens fut jadis:
Priez Dieu pour les trespassés
Qui leur donne son paradis.
Trepassa l’an 1521 le 27 d’aoust:
Spes mea semper fuisti.
Qui giace mastro Josse des Pres
che fu un tempo prevosto dei canonici.
Prega Dio per i trapassati
a cui ha donato il paradiso.
Morì l'anno 1521, il 27 d'agosto.
Speranza sei stata sempre con me.

L'iscrizione s'è ovviamente persa con la distruzione della chiesa, ma si trova riprodotta in un codice sicentesco intitolato Sépoltures de Flandre, Hainaut et Brabant (Biblioteca pubblica di Lille, ms. 118, c. 53), rintracciato a metà ottocento dallo storico locale Victor Dêizant (Fétis, p. 476-477).

In memoria di Josquin, Jean Richafort (ca. 1480–1547), forse suo allievo, scrisse un intero Requiem, sul tenor Circumdederunt me, lo stesso che Josquin utilizzò per la chanson-mottetto Nymphes nappés. Il procedimento di appropriazione prende le mosse dall'altra chanson-mottetto Nymphes des bois che utilizza il tenor di Requiem aeternam e che Josquin scrisse per la morte di Ockeghem.