Josquin
des Prez
1. Dal nord al sud della Francia
2.
Milano, Roma, Parigi, Ferrara
3. Prevosto a
Condé-sur-l'Escaut
da: Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino 1963, pp. 56-57.
Come Raffaello nella storia dell'arte, e in certo senso come Mozart nella sua età, egli sorge al termine del periodo di elaborazione tecnica, quando l'arido lavoro materiale è già concluso. Il giudizio che diede di lui Martin Lutero coglie mirabilmente la trasformazione ch'era in corso nella polifonia tra Quattro e Cinquecento.
Gli altri maestri aveva detto Lutero devono fare come vogliono le note, ma Josquin è il padrone delle note, che hanno dovuto fare come vuole lui.
Egli si trova infatti a disporre d'uno stile mirabilmente complesso eppure agile, che nella sua cosmopolitica universalità sintetizza la dottrina fiamminga del contrappunto ed il principio italiano dell'armonia tonale; può quindi valersene come d'un duttile strumento espressivo, e la sua personalità d'artista non è indegna di sí invidiabile privilegio.
Egli ha al piú alto grado il senso del patetico e traduce nella sua opera i sentimenti piú sottili, le immagini piú varie (Prunières).
Solamente con lui «la musica comincia veramente a vivere dell'anima profonda della parola sacra» (A. Cimbro): non ch'egli indulga alla pittura musicale e simbolica di singole parole, come spesso avverrà nel madrigalismo cinquecentesco, ma il sentimento generale del testo è da lui reso con un fare largo e potente. È il Rinascimento che succede al miniaturismo minuzioso dei primi Fiamminghi quattrocenteschi. Parlare di drammaticità a proposito di Josquin è ormai pienamente lecito, senza alcuna limitazione all'accezione del termine.
Non so se sia possibile confermare o smentire il giudizio di Mila su Josquin, formulato quasi mezzo secolo fa. Certo è quello ancor oggi grandemente diffuso e vale, storicamente, per quanto ha contribuito a 'costruire' l'idea del compositore. E tuttavia l'«espressività drammatica» di Josquin è forse assai più nelle nostre orecchie e nel modo con cui gli ensemble moderni lo restituiscono che nella scrittura musicale.
Nascita
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Contea di Hainaut ![]() |
Non si hanno notizie sulla sua nascita. Fu adottato nel 1466 dagli zii
Lebloitte (Desprez era il soprannome di famiglia) residente a
Condé-sur-l'Escaut, dove trascorrerà gli ultimi vent'anni
della sua vita. Ma Condé non può essere il paese natio
perché l'atto di morte, redatto proprio a Condé, lo dichiara
«aubain» [straniero]. In documenti d'archivio citati dal redattore
del
Census Herbert Kellman (Strasburgo,
convegno dell'ims, 1982) Josquin dice di sé: "natif de dela le
noir eauwe" [nato oltre l'Eau Noir]. L'Eau Noir è un torrente di
35 km (ovale nell'immagine) che si estende fra Rocroi (Champagne, Francia) e
Couvin nella provincia vallone dell'Hainaut (ex Impero, oggi Belgio). Unendo
questa informazione all'aubain, sembra di poter supporre nato dal lato
francese dell'Eau Noir, ovvero nello Champagne. La zona di Rocroi è
peraltro vicino a Prez, da cui provenivano i genitori di Josquin.
Ciò malgrado il grande poeta francese
Pierre de
Ronsard (1524-1585) disse che Josquin fu «Hennuyer de nation»
[originario dell'Hainaut] (prefazione al Livre de meslanges, Paris,
1560), e l'aggettivo a volte attribuitogli («belga veromanduus») lo
ricollega da un lato al territorio Belga, dall'altro alla contea di Vermandois,
che all'epoca individuava più o meno la Piccardia.
Si
è supposto che l'acrostico del mottetto
Illibata Dei Virgo offrisse indicazioni sulla sua origine. Ma se
la prima strofa non lascia dubbi alla lettura, la seconda sembra doversi
leggere: A Cauve Scagua, o più probabilmente Ad ca. fluv.
Escauga. In realtà nel primo caso non si capisce a cosa ci si
riferisca e nel secondo verrebbe affermato qualcosa (ad caput fluvi
Escagua = alle foci del fiume Escaut) che altre testimonianze
contraddicono.
Formazione
da: Alberto Gallo, Il Medioevo II, Torino 1988 (Storia della musica, 2), p. 82. |
|||||||||
Studia a Saint-Quintin (Claude Hémeré, Tabella chronologica decanorum ecclesiae S. Quintini, Paris 1633, pp. 159-62), sede di una prestigiosa maîtrise.
È possibile che nel 1472 Josquin fosse a Cambrai
poiché è citato nel mottetto Omnium bonorum plena di
Loyset Compère
(1518) presumibilmente destinato all'inaugurazione della cattedrale, e in
ogni caso precedente alla morte di Dufay (1474). Il mottetto indica infatti
Dufay il miglior compositore vivente.
Zarlino (Istituzioni 1558) lo dice allievo di
Ockeghem. In effetti quattro lavori di Josquin riprendono la chanson di
Ockeghem
D'ung aultre amer (un messa, un Sanctus e i mottetti
Tu solus qui facis mirabilia e Victimae paschali laudes).
Josquin scrisse per la morte di Ockeghem (1497)
Nymphes des bois (Deploration de la mort de Johannes
Ockeghem) su testo di
Jean Molinet
(1435-1507).
N.B. I documenti che Claudio Sartori aveva pubblicato nel 1956, e che avrebbero individuato una presenza di Josquin fra i cantori del Duomo di Milano a partire dal 1459, si riferivano ad un altro omonimo cantore. La tesi di Sartori è stata definitivamente smentita negli anni '90 del secolo scorso.
Alla corte di Renato d'Angiò (1475-1480)
Tre documenti 1475 (? ma v. Merkeley 1999, p. 428), 19
aprile 1477 e 26 marzo 1478 segnalano Josquin fra i cantori della
cappella di Renato d'Angiò a Aix-en-Provence. L'ultimo gli
assegna un beneficio della
collegiata di Saint-Maxe
du Château a Bar-le-Duc (capoluogo della contea di Bar di cui Renato era
signore).
Approfondimento: Renato
d'Angiò
Macey
1997 ha affermato che il mottetto
O bone et dulcissime Jesu
sia stato scritto ad Aix; la tesi è però messa in dubbio in
Gallagher 2003 con queste parole:
Patrick Macey ... nel suo Josquin, Good King René, and 'O bone et dulcissime Jesu' propone di datare il mottetto verso la fine degli anni Settanta, quando Josquin era impiegato alla corte di Renato d'Angiò. La tesi prende le mosse dalla ben documentata devozione per san Bernardino da Siena (1444) e da somiglianze che Macey evidenzia fra il testo del mottetto e una più ampia preghiera (che inizia con "O bone Ihesu, o dulcis Ihesu") rintracciabile in numerosi Libri d'Ore. Macey nota che la preghiera, col reiterare "O bone Ihesu" e l'evidente enfasi data al nome di Gesù ("Hoc nomen Ihesus nomen dulce, hoc nomen Ihesus nomen salutare"), fu spesso associata alla fine del Quattrocento a Bernardino, la cui fama era alimentata dalla sua "campagna per promuovere la devozione nel nome di Gesù" (p. 223). Curiosamente, però, il testo del mottetto omette la maggior parte delle ripetizioni di "O bone Ihesu" che riporta la versione completa della preghiera (secondo la lezione di un Libro d'Ore del XV secolo; cfr. p. 221) e in nessun caso riproduce la parola "nomen".
In
riferimento al santo o meno Josquin scrisse tuttavia anche una canzone
strumentale intitolata
La Bernardina (o La Bernardino).
Musico del re di Francia (1480-83)
Secondo quanto riporta Jean de Bourdigné (Chroniques d'Anjou
et du Maine, Angers 1842) alla morte di Renato d'Angiò (1480) i
musici della sua cappella furono trasferiti presso la corte del re
Luigi XI
(1483).
Offre
apparente conferma il mottetto Misericordias Domini in aeternum cantabo
(Ps 88:2). Il re, gravemente malato, chiese a
Jean Bourdichon, artista
di corte, di dipingere tale versetto su 50 cartigli da affiggere nel castello
di Plessis-lés-Tours dove era ricoverato.
Una
tesi vuole che Josquin abbia passato i primi anni '80 a Ferrara e non alla
corte di Luigi XI, qui potrebbe aver conosciuto il cardinale
Ascanio
Sforza (che diventerà poi suo protettore, vide infra) e qui
potrebbe aver scritto la messa
Hercule dux Ferrarie in
omaggio a Ercole I d'Este (è tuttavia una tesi che non ha
riscontri).
È
invece un aneddoto, riportato nel
Dodechacordon (1547) di
Glareanus, che sembra
confermare il rapporto con Luigi XI. Glareano racconta che Luigi XII di Francia
volle un brano in cui potesse partecipare anche lui, benché incapace di
cantare, e Josquin predispose una composizione a 4 voci in cui il tenor, la
vox regis, era un re tenuto. Glareano offre anche la musica
omettendo il testo latino. È stato però rintracciato nel
Liederbuch di Johannes Heer (compilato a Parigi fra il 1510 e il 1516,
quando cioè regnava Luigi XII, e pubblicato nel 1967) la fonte a cui
probabilmente si rifece Glareanus (Heer era un suo conterraneo) con il titolo
«Carmen gallicum Ludovici XI» (e non XII). Il testo è
francese (
Guillame se va chaufer), ma una glossa
riferisce esser stato cantato a Parigi alla festa del Corpus Domini del 1510:
evidentemente un
contrafactum del brano
latino di Josquin.
I re di Francia che regnano durante la vita di Josquin sono cinque (dalla serie di medeglie dedicate ai re di Francia che Nicolas de Launay, conservatore delle medaglie del Louvre, commissionò negli ultimi anni di vita a Thomas Bernard, 1650-1713):

Fra il febbraio e il marzo 1483 due documenti rivelano la presenza di Josquin a Condé-sur-l'Escaut; si fa riferimento alla guerra in corso e alla presa di possesso dell'eredità degli zii.
Gli
zii erano forse morti 5 anni prima, nel maggio 1478, durante
l'occupazione di Condé-sur-l'Escaut ad opera dell'esercito di
Luigi XI. La Francia era entrata in guerra con l'Impero per il possesso della
Borgogna. La Borgogna, che dall'epoca di Filippo il Buono (1419-67) si
era estesa al Mare del Nord contemplando, oltre a Lussemburgo e Lorena, anche
la Piccardia, le Fiandre e lo stesso Hainaut, era un territorio vasto e
all'inizio del '400 il più ricco e culturalmente vivace d'Europa. La
politica ulteriormente espansionistica del duca di Borgogna Carlo il
Temerario (1467-77) lo oppose a Luigi XI. Entrati in guerra Carlo
morì nell'assedio di Nancy (1474) e sua figlia Maria di Borgogna,
andando in sposa all'imperatore Massimiliano I d'Asburgo produsse
infiniti conflitti per la successione che alla fine (Trattato di Arras, 1482)
vedranno la
divisione della Borgogna
(in giallo nella mappa) fra Francia e Impero (riga rossa). Nelle
ostilità che seguirono al 1477 vi fu anche l'occupazione di Condé
da parte dei francesi che prima di lasciare la cittadina decimarono la
popolazione.
Milano (1484-1489)
Morto Luigi XI è probabile che Josquin si sia trasferito a Milano
quale cantore della cappella del cardinale
Ascanio
Sforza, per poi seguirlo subito a Roma.
Nel giugno 1484 ottiene un beneficio a Saint-Aubin (a sud di Issoudun in Francia) nel ducato di Berry (le cui prebende erano in gran parte della corona): è del 19 giugno di quell'anno la richiesta, via procura, al rettore di Saint-Aubin di concedere a «Jacobus [sic] Desprez» il beneficio benché non ancora sacerdote, ma membro della cappella di Ascanio Sforza (creato cardinale nel marzo di quello stesso anno) e come tale residente a Milano. Due mesi dopo (19 agosto) si ha la procura per il possesso del beneficio a nome di «Joschinus de Prattis». Josquin quindi segue Ascanio a Roma (24 agosto).
Ma già l'anno successivo, di nuovo a Milano, Josquin entra forse
a far parte della cappella ducale di
Ludovico il Moro.
Un documento del luglio 1485 negli archivi vaticani riferisce che Josquin intendeva abbandonare il servizio del cardinale. Un altro documento vaticano del febbraio 1489 riferisce di una controversia di fronte al parlamento francese per il beneficio di Saint-Aubin. Fra gennaio e febbraio 1489 Josquin rassegna il beneficio di Saint-Aubin. Nel secondo di questi documenti è detto «cantore ducale» di Milano, ovvero di Ludovico il Moro. È probabile quindi che Josquin sia passato alla cappella ducale di Ludovico.
Una
cronaca tarda, del 1539 riferisce che il re d'Ungheria
Mattia Corvino avesse a
metà degli anni '80 una splendida cappella a Budapest fra i cui
musicisti vi era Josquin. Vi è chi suppone che Josquin abbia anche avuto
incarichi in Ungheria.
Il
ciclo
Vultum tuum deprecabuntur potrebbe essere stato scritto in
questi anni perché sembra relazionarsi ai mottetti missales
(ovvero sostitutivi di parti della messa) di Compère, Weerbeke e
Gaffurio, genere coltivato alla corte di Galeazzo Maria Sforza. Il ciclo
di 7 mottetti, tràdito in 11 ms. per i soli primi 5 numeri, fu
pubblicato nei Mottetti libro quarto di Petrucci (1505). Macey 1989 ha
ipotizzato che il ciclo prevedesse anche
Ave Maria ... benedicta
tu (pubblicata da Petrucci nei Mottetti C l'anno prima).
Approfondimento: Milano,
Ascanio, la cappella
Roma (1489-99)
Nel giugno 1489 Josquin si
trasferisce nella cappella papale. Solo due mesi prima Weerbeke torna a
Milano lasciando Roma. C'è chi ha ipotizzato uno scambio fra i due
musicisti (o forse Josquin non tollerava la concorrenza). Accumula, a quanto
pare, benefici in territorio borgognone, e resterà a Roma almeno fino al
1495. V'è traccia della sua presenza a Roma di una sua firma incisa sul
muro della Cappella Sistina, scoperta dopo recenti restauri, di cui
aveva riferito Andrea Adami: «e sul nostro coro, nel Palazzo Vaticano, si
legge scolpito il suo nome» (Osservazioni per bene regolare il coro
dei cantori della Cappella Pontificia, Roma 1711).
Nei
10 anni in cui, come sembra, Josquin operò a Roma, si successero due
pessimi papi,
Innocenzo
VIII (1484-92) e, attraverso l'appoggio interessato di Ascanio Sforza,
Alessandro
VI (1503), il celebre papa Borgia (padre dei famigerati
Cesare
e
Lucrezia), colui che scomunicherà e farà bruciare
Savonarola (1498).
Forse
la
Messa la sol fa re mi, si lega al motto «Lasse faire a
my» presente in una miniatura vaticana (I-Rvat CS 41) del principe turco
Djem, esiliato dal suo usurpatore, il fratello
Bajazet II che pagava il
Borgia per trattenerlo a Roma (Kjang 1992). Meno probabile
l'attendibilità di Glareanus (vide infra).
È
stato obiettato che la miniatura non rassomiglia al principe Djam raffigurato
nella
Disputa di Santa Catarina, un affresco del
Pinturicchio dell'
Appartamento Borgia a Roma (1494). Tuttavia che quello sia il
principe è solo un'ipotesi: una figura simile Pinturicchio la ripropone
nella
Biblioteca
Piccolomini di Siena (1508), il cui soggetto legato a
Pio II
(1405-64) non contemplare la presenza del principe Djam.
È
probabile che il mottetto
Domine non secundum peccata nostra, per
il mercoledi delle ceneri, sia stato composto per la Cappella Sistina. Compare
infatti in un codice vaticano (CS 35) affiancato dalle intonazioni dello stesso
testo di
Marbriano de Orto e
Bertrand Vaqueras (Sherr
1988). Sempre su codici vaticani si rintracciano i mottetti
Ave Maris Stella (di cui Josquin intona solo il quarto
versetto), e il già citato mottetto acrostico
Illibata Dei Virgo nutrix (CS 15).
Nel 1498 sembra che Josquin rientri al servizio di Ascanio Sforza: due documenti lo indicano membro della sua cappella.
El grillo è bon cantore (1505/4), e altre composizioni
pubblicate negli anni successivi da Petrucci, appariranno come opera di
«Josquin Dascanio».
Parigi (1499-1503)
Non vi sono notizie certe circa il breve periodo di Josquin alla corte
di Luigi XII, se non un aneddoto raccontato nel
Dodechacordon (1547) di
Glareanus (diverso da
quello sopra citato di Luigi XI) e alcuni brani apparentemente legati alla
corte di Francia:
Luigi xii, re di Francia, gli promise non so che genere di beneficio ma, come fanno di solito i re, non mantenne la promessa, allora Josquin scrisse il salmo Memor esto verbi tui seruo tuo ... Il re allora, pieno di vergogna, non osò procrastinare piú a lungo e mantenne la promessa; Josquin, a sua volta, apprezzata che ebbe la liberalità del principe, subito scrisse un altro salmo in segno di ringraziamento, dal titolo Bonitatem fecisti cum servo tuo Domine ... Inoltre Josquin, desideroso di ottenere un beneficio da non so quale mecenate, poiché costui tardava nell'accontentarlo dicendo in gergo francese Laise faire moy, cioè lasciami fare, scrisse senza indugio un'intera ed elegante messa intitolata La sol fa re mi.
Gli aneddoti di Glareanus si confermano poco affidabili: il brano con la vox regis era da riferire a Luigi XI e non XII; l'episodio del Memor esto forse è vero, ma certo non si hanno notizie che Josquin abbia intonato anche il Bonitatem; infine la messa La sol fa re mi, come detto, non si lega alla Francia.
È
collocato in questi anni il mottetto In exitu Israel, per analogia con
la scrittura di Jean Mouton and Claudin de Sermisy, musici della cappella reale
(Macey 1991). S'ipotizza che
Vive le roy sia stato
scritto per Luigi xii. Infine il mottetto
De profundis, che presenta un canone a 3 introdotto dai versi
«Les trois estas sont assemblés | Pour le soulas des
trespassés» [Le tre Età s'incontrano per sollievo dei
morti], potrebbe essere stato scritto per il funerale di Luigi xii del
1515 (Osthoff, 19625), ovvero (secondo Kellman, 1971)
Filippo il
Bello (1506) o la moglie di Carlo viii,
Anna di Bretagna
(1514).
Ferrara (1503-1504)
Josquin fu maestro di cappella di
Ercole I d'Este (qui in
un dipinto di
Dosso
Dossi) dall'aprile 1503 all'aprile 1504 con la paga esorbitante di 200
ducati (il suo successore,
Jacob Obrecht,
sarà stipendiato con 100 ducati).
Este,
duca di Ferrara dal 1471, protettore del
Boiardo e dell'
Ariosto, è probabilmente la più emblematica figura
di principe rinascimentale amante delle arti. La sua cappella musicale giunse
ad adombrare quella del papa. Anche i suoi figli furono grandi protettori delle
arti, Isabella (per la quale fu compilato il celebre Canzoniere),
Beatrice (sposa di Ludovico il Moro),
Alfonso I (marito di
Lucrezia Borgia), il cardinale
Ippolito.
Ercole incontrò Luigi xii nel 1499 e nel 1502, ed è probabile che abbia conosciuto Josquin in una di queste occasioni. Nel 1497 era morto il maestro estense Johannes Martini e la ricerca di un sostituto non era cosa facile. Fin dal 1501 vi furono contatti con Josquin, forse già agente di Ercole in cerca di cantori per la cappella.
È
famosa la lettera di Gian de Artiganova, agente di Ercole, che suggeriva di
assoltare
Heinrich
Isaac al posto di Josquin perché, sebbene non all'altezza di
quest'ultimo, tuttavia più disponibile e meno caro.
Nel luglio 1503 segnali di peste inducono Ercole I d'Este a trasferire la corte a Comacchio. È forse in ragione della peste che Josquin lascerà gli estensi (Obrecht morirà di peste a Ferrara nel luglio 1505).
Secondo
Teofilo
Folengo Josquin a Ferrara compose il
Miserere in occasione di
un ingresso in città di Ercole I d'Este. Il testo del Miserere
era molto caro a
Savonarola, predicatore
sostenuto dalla corte estense. Quando Savonarola fu bruciato (1498), Ercole
fece pubblicare la sua Expositio super psalmo Miserere mei Deus.
Si
possono forse collegare a Ferrara i mottetti Virgo salutiferi (su testo
del poeta di corte
Ercole
Strozzi) e
O Virgo prudentissima, del
Poliziano.
Non è certo che la
Missa Hercules Dux Ferrarie sia stata
scritta nell'anno ferrarese di Josquin perché, sebbene stampata nel II
libro di Misse di Petrucci (1505), compare nel Librone 3 di
Gaffurio (I-Mfd) copiato verso il 1500.
Arrivo a Condé
Nominato prevosto della collegiata di Notre Dame a Condé-sur-l'Escaut (diocesi di Cambrai, provincia di Reims), Josquin vi si trasferisce per il resto della sua vita. La cappella musicale di Notre Dame, con un coro di oltre 20 cantori, era all'epoca una fra le migliori del territorio.
Notre
Dame, saccheggiata dagli Ugonotti durante le guerre di religione (seconda
metà del '500), perse da quel momento il suo splendore. A metà
del '700 fu eretta a fianco l'attuale chiesa di Saint-Wasnon. Ormai inutile,
Notre Dame fu rasa al suolo nel 1793 durante la Rivoluzione Francese. Occupava
lo spazio che nella
foto è delimitato dall'anello di
alberi a fianco della chiesa di Saint-Wasnon. L'edificio alto posto fra il
parco e la chiesa si affaccia sull'attuale rue Notre-Dame.
Il 3
maggio 1504 un documento accoglie presso la chiesa quattro canonici fra cui
«Monsieur le Prévost, messire Josse des pres». Il
predecessore di Josquin, Pierre Duwez, aveva accolto la proposta di
sostituire a Douai
Loyset Compère che
si era trasferito nel 1500 a Saint-Quentin.
Josquin ottenne probabilmente la prevostura per intercessione di Filippo il Bello che, conosciuto Josquin a Lione nell'aprile del 1503 aveva desiderato entrasse nella sua cappella. Filippo, in quanto figlio dell'imperatore Massimiliano I e duca di Borgogna, godeva di privilegi su alcune prebende a Condé (altri quattro canonici di Notre Dame provenivano dalla cappella di Filippo).
Nel
1503 Petrucci pubblica Frottole libro primo che contiene In te Domine
speravi di «Josquin Dascanio». Nel 1505 esce con Frottole libro
tertio (febbraio) in cui c'è
El Grillo e cinque mesi
dopo (giugno) con Missarum Josquin liber secundus.
Rapporti con Margherita d'Austria
È probabile che la sorella di Filippo, Margherita
d'Austria, grande amante della musica, abbia interceduto a favore di
Josquin. Certamente avrà in seguito stretti rapporti con il musicista. A
Margherita si deve la promozione di chansonnier miniati, realizzati
soprattutto nella bottega di
Petrus Alamire
Una lettera del 3 maggio 1508, scritta da Condé a Margherita d'Austria tranquillizza la sovrana (duchessa di Borgogna) circa la ripresa salute di Josquin. Qui si fa riferimento a lettere che Margherita avrebbe scritto al musicista.
È del 1519 ina lettera fatta scrivere da Margherita a Josquin per far avere un posto a Candé a un cappellano di Carlo V.
La
chanson
Plus nulz regretz fu intonata su un testo scritto
dal fiammingo (e quasi conterraneo di Josquin)
Jean
Lemaire de Belges, poeta legato a Margherita d'Austria dal 1504 al 1512. Fu
solennemente eseguito il 1° gennaio 1508 in occasione del trattato di
Calais, stipulato, dietro mediazione di Margherita il 21 dicembre 1507, che
aveva pianificato il matrimonio del futuro Carlo V (all'epoca di soli 7 anni),
con la sorella di Enrico VIII, la dodicenne Mary Tudor (che però
sposerà Luigi XII di Francia nel 1514). Il testo della chanson è
pubblicato da Lemarie subito dopo in una raccolta celebrativa per il defunto
Filippo il Bello, La pompe funeralle des obsèques du feu roy dom
Phelippes [1508, anast. 1868]. L'ipotesi che si sia trattata di una
commissione di Margherita a Josquin è stata recentemente messa in
dubbio.
Per
l'assonanza del titolo con Plus nulz regretz fu erroneamente attribuita
a Josquin la celebre
Mille regretz.
Cueurs desolez è un altro brano
apparentemente dell'orbita di Margherita, tramandato solo da una tarda
antologia a lui dedicata da Attaignant (XXX chansons, Paris 1549).
Osthoff (1965, II, 210) ritenne che i contenuti del testo potevano legarsi alle
celebrazioni per la morte del duca d'Andria (1503), figlio omonimo di Louis de
Luxembourg-Ligny. In omaggio al defunto Lemaire scrisse nel 1503 La
plainte du desiré dove nelle due redazioni manoscritte è
citato un musico chiamato «Hillaire» [
Hylaire], nome mutato in Josquin nella stampa del
1509. La scrittura musicale tuttavia non depone a favore dell'attribuizione a
Josquin.
Ultimi dati biografici
Nel settembre 1508 il capitolo della cattedrale di Bourges (dove Josquin aveva goduto un beneficio fra il 1484 e il 1489) gli propone l'incarico di maestro di coro, riconfermando l'invito l'anno successivo attraverso un emissario inviato a Condé. | Documenti circa i benefici di Arras (maggio 1509) e Tournai (gennaio 1513). | La notizia che nel 1520 Carlo V abbia pagato due musici, uno detto «Joskin» (rimborso per il viaggio da Bruxelles a Malines), scarsamente può riferirsi a Josquin, che morià l'anno successvio.
Poichi giorni prima di morire (23 agosto 1521) Josquin fu dichiarato
«straniero» nella relazione di un suo superiore. Ciò
propende a ritenerlo nato in Francia, giacché Condé,
nell'Heinaut, all'epoca era in territorio imperiale. Pagò la tassa
necessaria per poter lasciare i suoi beni alla collegiata per godere di
funzioni a lui dedicate in cui una processione, cantando il suo
Pater Noster/Ave Maria, trasferisse l'immagine della Santa
Vergine conservata nella casa di Josquin fino alla piazza del mercato. Il suo
corpo fu sepolto nella collegiata e la pietra tombale riportava
l'iscrizione:
| Chy gist Sire Josse des pres prevost de cheens fut jadis: Priez Dieu pour les trespassés Qui leur donne son paradis. Trepassa lan 1521 le 27 daoust: Spes mea semper fuisti. |
Qui giace mastro
Josse des Pres che fu un tempo prevosto dei canonici. Prega Dio per i trapassati a cui ha donato il paradiso. Morì l'anno 1521, il 27 d'agosto. Speranza sei stata sempre con me. |
L'iscrizione s'è ovviamente persa con la distruzione della chiesa, ma si trova riprodotta in un codice sicentesco intitolato Sépoltures de Flandre, Hainaut et Brabant (Biblioteca pubblica di Lille, ms. 118, c. 53), rintracciato a metà ottocento dallo storico locale Victor Dêizant (Fétis, p. 476-477).
In
memoria di Josquin,
Jean
Richafort (ca. 14801547), forse suo allievo, scrisse un intero
Requiem, sul tenor Circumdederunt me, lo stesso che
Josquin utilizzò per la chanson-mottetto
Nymphes nappés. Il procedimento di appropriazione prende
le mosse dall'altra chanson-mottetto
Nymphes des bois che
utilizza il tenor di Requiem aeternam e che Josquin scrisse per la morte
di Ockeghem.