La Cappella dei Magi

L'affresco della cappella privata dei Medici (Palazzo Medici Ricciardi, Firenze) è il capolavoro di Benozzo Gozzoli (1421-1497). Realizzata nel 1459, l'allegoria dei re magi rimanda a un preciso avvanimento, il trasferimento del Concilio di Basilea (1431) a Firenze (1438-39) che provocherà a breve termine il Piccolo Scisma (1439-1449), a lungo termine la Riforma Protestante.

Il Concilio di Firenze sperava di ricomporre lo Scisma d'Oriente (1054) sulla base di una mutata disponibilità dell'Imperatore d'Oriente, sempre più pressato dai Turchi (Bisanzio – e con lei l'Impero – cadrà nel 1453).

In realtà la tappa fiorentina (terza fase del Concilio di Basilea) cercava soprattutto di distrarre dalla crisi che si era aperta fra chiesa tedesca e papato (nella figura di Eugenio IV).

Il Concilio di Basilea, aveva aperto i suoi lavori nel 1431 riconfermando il primato conciliare su quello papale, primato stabilito dal Concilio di Costanza (1414-1418). Eugenio IV, eletto in quei giorni, contrario alle decisioni del Concilio, lo sciolse per indirne un'altro a Bologna. Ma i conciliaristi di Basilea, sulla base del loro primato, dichiararono vacante la sede papale.

Intervenne l'Imperatore Sigismondo (1433), da poco eletto, ma non ancora incoronato: il Concilio rimaneva a Basilea ma era da rifare. Ritornato Sigismondo in patria, Eugenio IV fu attaccato dai Colonna (famiglia del papa predecessore, ripetutamente vessata da Eugenio) che dopo una rocambolesca fuga da Roma fu obbligato a rifugiarsi a Firenze (1434).

Da Firenze Eugenio raccolse le forze è sancì la ripresa del Concilio con sede a Ferrara (1438) rilanciando l'ipotesi di alleanza con Bisanzio. Ma se la delegazione orientale non tardò ad arrivare in Italia, solo una minoranza di conciliaristi (con a capo Nicola Cusano) si recò a Ferrara. I più rimasero a Basilea (fra loro anche Ena Silvio Piccolomini), dichiarando eretico e scismatico Eugenio e, forti dell'appoggio imperiale, elessero nuovo papa Amedeo VIII di Savoia, il più filoimperiale fra i principi italiani (1439).

Fu a questo punto che Eugenio, a Firenze, giocò la carta di avocare il Concilio a sé, cosa che, in ragione dell'alleanza con Bisanzio, fu appoggiata dai Medici soprattutto per scopi propagandistici. Il Concilio ricompose lo Scisma, ma solo a parole. Tornati i delegati in patria, la Chiesa ortodossa non si adeguerà a uniformarsi al rito occidentale.

Di quell'episodio, resta il multietnico consesso in marcia per Firenze, immortalato vent'anni dopo da Gozzoli.

I tre Magi, che appaiono a cavallo, seguono l'ordine di arrivo delle delegazioni bizantine. La prima che giunse a Firenze (parete ovest) era quella del patriarca di Costantinopoli GIuseppe II (il cui cavallo è tagliato dalla ricomposizione secentesca della parete); la seconda (parete sud) è quella dell'imperatore d'Oriente Giovanni VIII Paleologo; e la terza (parete est) quella di suo fratello, il giovane Demetrio.