Ecclesie militantis
| Dufay:
Missa L'Homme armé / Motets Hilliard Ensemble | Paul Hillier | © 1987 | info | book |
Ecclesie militantis
è uno fra i mottetti isoritmici più complessi di Dufay. È
tramandato in unicum da
Tr87 (Pdf), ovvero il
cod. 87 dei celebri sette
Codici Trentini.
Curiosamente le cinque voci (Triplum, Motetus, Contratenor, Tenor I e II) sono
divise fra due doppie pagine non contigue:
L'elemento di principale
interesse è la complessità della sua
isoritmia applicata ai due Tenores (6
talee) e al Contratenor (3 talee). L'impianto del mottetto, come mostra lo
schema, è diviso in 7 sezioni (più un prolungamento
conclusivo):
Ciascuna sezione dura un multiplo di 12 tactus: 24 tactus
il n. 5, 36 i nn. 3 e 7, 48 il n. 4, e 72 i nn. 1, 2 e 6. Ogni voce intona
testi differenti: Triplum e Motetus intonano 6 stanze di 6 versi per ognuna
delle sezioni in omaggio a papa
Eugenio IV (la settima
è l'Amen). Si osservi la corrispondeza di contenuto fra le stesse
sezioni:
| Triplum | Motetus | |
| 1. | 1. | |
|
Ecclesie
militantis |
Sanctorum
arbitrio |
|
| Roma, sede della chiesa militante del Padre che trionfa sulle stelle, innalza con voce libera un canto del clero che prega il papa. | Secondo quanto il santo clero ha giudicato nel proprio cuore, il popolo dei giusti entra nell'atrio, oggetto di scherno da parte degli spiriti licenziosi. | |
| 2. | 2. | |
|
Gabrielem quem
vocavit, |
Nam torpens
inertia |
|
| Lui, che col battesimo, quando si lavò dal peccato originale, prese il nome di Gabriele, con l'elezione papale cambiò il nome in Eugenio per rimarcare la sua buona genia. | Infatti Eugenio non conosce l'inerzia che intorpidisce con una lunga inattività; anzi la sua natura è fatta di perizia giuridica e ricerca di giustizia. | |
| 3. | 3. | |
|
Quod consulta
concio, |
Hinc est
testimonium |
|
| Il sacro collegio, ragione santa, ha così deliberato: che nel santo palazzo benedetto da Dio regni sempre la devozione. | Questa è la prova: lui cerca la pace per tutti, poiché detesta l'odio. E la Trinità sconfigge i fasti del diavolo e la tentazione della carne. | |
| 4. | 4. | |
|
Certe deus
voluit |
Quam color ipse
poli |
|
| Certo Dio lo voleva e quindi si compiacque della prole dei veneti; ma il diavolo si doleva che il peccato fosse assente in un simile momento. | Dillo, come è vero il colore del cielo, io, ottimo Padre, ti ho procurato una difesa; il che ti dà un che di sacro che i tuoi occhi, a mo' di specchio, sono in grado di percepire benissimo. | |
| 5. | 5. | |
|
Dulcis pater
populi, |
Eia tu
pulcherrime |
|
| Dolce padre del popolo, che aborristi la tentazione della coppa, cioè l'ubriachezza, dà miti consigli alle vicende del povero gregge e non muoverti nell'ignoranza. | Salve, noi piangiamo con nostalgia l'attesa di un lungo tempo. Siamo condotti chissà dove per aspre e crudeli vie a difesa del corpo. | |
| 6. | 6. | |
|
Pater herens
filio |
Una tibi
trinitas |
|
| Il Padre accanto al Figlio ed allo Spirito Santo, dia gioia a Eugenio nella vita eterna, quando avrà terminato il suo compito. | Dio, la sola vera Trinità, la sola vera unità ti dia lo splendore del cielo che discerne la buona condotta e l'argentea castità. | |
| 7. | 7. | |
|
Amen. |
Amen. |
Si rivelano di contenuto più politico i distici elegiaci
(esametro più pentametro) del Contratenor (i due Tenores sono
strumentali), dove sembrano intuirsi i riferimenti alla crisi del
Piccolo scisma che
patì il pontificato di Eugenio IV.
|
Bèlla
canùnt gentès. Querimùr, pater òptime,
tèmpus: |
| Le genti cantano guerre.
Noi, ottimo padre, ci lamentiamo del nostro tempo: un solo giorno, se tu lo vuoi, ne salverà molti. Denaro e tempo scorrono, ed è da compiere un grande viaggio per il mondo, giacché non tutto il mondo conosce il suo Dio. |
Il Contratenor, che è preceduto da pause 8 longae
(L) perfette, deve essere cantato tre volte, in
diminutio dupla,
proportio tripla e di nuovo
diminutio dupla, com'è richiesto dai tre segni di mensura
alla fine del brano notato, dove si legge: «Signa in principio 'Bella
canunt gentes' usque ad secundum 'Bella' et semper incipiendo».
Il primo signum individua un tempus perfectus diminutum (compare anche nell'incipit subito dopo le pause). Seguono quindi 72 breves perfectae (B) ovvero 216 semibreves (S). Poiché la mensura è diminuta, il tactus è dimezzato e quindi questo primo color dura 108 tactus reali.
Sez. 2: 72 B × 3 S = 216 S = 108 tactus reali
Il secondo signum (C3) è una proprtio tripla che accorpa 3 S in un'unico tactus, e restringe il secondo color a 72 tactus reali.
Sez. 3: 72 B × 3 S = 216 S = 72 tactus reali
Il terzo color è come il primo, mentre le 8 L di pausa dell'inizio dovrebbero valere anch'esse 72 tactus (supponendo per estensione le B perfectae, ed escludendo diminutiones o proportiones che aumenterebbero inutilmente il numero delle pause. Pertanto, supponendo le longae perfette, si avrà:
Come mostra il grafico, e come ci sarà modo di verificare, i tre colores si estendono ciascuno per due sezioni (2-3, 4-5, 6-7) e l'intero brano dura 360 tactus, più l'Amen.
I due Tenores (Ecce nomen Domini e Gabriel), che rimandano
al nome di battesimo di Eugenio IV (Gabriele Condulmer), sono copiati due
volte: la prima stesura riporte le sez. 1-3 di ciascun tenor, di seguito
le sez. 4-5 e 6-7. La seconda stesura (in basso alla pagina) accorpa tutti e
sei
colores delle varie sezioni e pone i due
Tenores l'uno sotto l'altro:
Il confronto fra le due stesure ci permette di accertare che la successione delle mensurae sia:
![]()
Quindi, a parte la prima sez. di 24 L, o 24 B di pausa
(corrispettiva del Contratonor) che dura 72 tactus, le altre 6 sezioni
alternano a un tempo in integer valor a uno diminutum. Si ripete
cioè per 6 volte lo stesso color di 8 L perfectae,
adottando 6 forme diverse di
talea.
L'uso della prolatio perfecta per la sez. 2 è ambiguo. In
generale tale mensura adotta due comportamenti: o le minimae
(M) durano ciscuna 1/3 di tactus o, per
augmentatio, un intero tactus. Qui
invece Dufay mantiene inalterato il rapporto di 2 M per tactus,
obbligando a computare ogni S un tactus e mezzo e ogni B
(imperfecta secondo mensura) 3 tactus. La sez. 2 (prima
talea di 8 L) durerà quindi 72 tactus, e la sez. 3
la metà, 36 tactus. La sez. 4 vuole le B
imperfectae quindi di 2 tactus per un totale di 48 tactus
che diventano 24 nella sez. 5. Le sez. 6-7 durano come le sez. 2-3, ma ora le
B, sempre di 3 tactus, sono tali perché
perfectae:
Motetus e triplum sono organizzati allo stesso modo: la prima strofa (manca il segno di mensura) conta 24 L imperfette, costituite da B perfette, per un totale di 144 S. Poiche contratenor e tenores occupano 72 tactus, dobbiamo supporre le voci superiori in tempo tagliato. Per cui su ogni B imperfetta dei tenores (3 tactus) insiste una L imperfetta (2 B perfette) delle voci superiori (6 S = 3 tactus). Nello schema la griglia scandisce le L dove le strofe 2 e 3 non subiscono mutamento di mensura e impegnao rispettivamente 24 e 12 L:
Le strofe 4 e 5 sono in tempo perfetto tagliato e contano anch'esse rispettivamente 24 e 12 L, per un totale di 96+48 S (ogni L = 4 S), ovvero 144 S, ovvero 72 tactus, che è il corrispondente spazio occupato dalle due strofe dei tenores:
La sesta strofa, che dura come le due precedenti (72 tactus) non cambia di mensura, dovrebbe pertanto contare 72 B. In effetti le B sono 72, ma non raggruppate in 36 L, ma solo in 24. Nell'ultima strofa si ripristina il tempo iniziale: 12 L, ovvero 24 B di 3 S ciascuna.
Con l'ingresso dei tenores si alterna una strofa in integer valor e una in tempus diminutum. Se si accorpano le strofe 4 e 5 si ha una regolare divisione del brano a metà secondo lo schema 2-2-1. Infine proprio il passaggio fra 4a e 5a strofa segna, computando il prolungamento finale, una perfetta sezione aurea.