III-IV secolo

Affresco in Vaticano (1520-24, Stanza di Costantino) iniziato da Raffaello e completato da Giulio Romano. L'opera raffigura la Visione della croce, quando Costantino, prima della battaglia di Ponte Milvo (312), veduta la croce nel cielo affiancata dal motto «Con questo segno vincerai» (in greco, come nell'affresco, anche se il motto canonico è tramandato in latino: «In hoc signo vinces»), decise di convertirsi al Cristianesimo, come già avevano fatto da tempo la maggior parte dei suoi legionari. Tornò a Roma da vincitore e fu eletto imperatore (l'arco omonimo ne ricorda l'ingresso trionfale).

IL CRISTIANESIMO RELIGIONE DELL'IMPERO
L'imperatore Diocleziano († 305) sancisce nel 286 la divisione dell'Impero Romano retto da due 'augusti'.
Costantino, augusto d'occidente (306-337), si converte al cristianesimo e l'anno successivo (313, anno della I indizione) con l'Editto di Milano proclama la libertà di culto dei cristiani. Istituisce nel 322 la domenica quale giorno di riposo.
Indice il Concilio di Nicea (325) che regola la data della Pasqua e condanna l'eresia ariana.
Dopo aver nuovamente riunito l'impero (324) trasferisce nel 330 la capitale a Bisanzio che prende il nome di Costantinopoli.
300 d.C.
L'impero Romano al momento della sua massima estensione In verde le province senatorie.
LA MUSICA
Il cristianesimo nasce nella clandestinità e in opposizione all'Impero. Il collocare il suo centro a Roma (tomba di Pietro) rivela la pianificazione d'una sostituzione di poteri (l'ecumenismo è la risposta cristiana alla vastità dell'Impero Romano). Il suo rituale (e così il canto), modellato su quello ebraico d'origine, si trasforma secondo le realtà locali ma perlopiù rivendicando una sua specificità ed evitando l'integrazione.
È una religione intellettuale (logos è il verbo) che parla in origine soprattutto greco, la lingua dei filosofi, e ha fortuna nei ceti cittadini più abbienti. In Occidente imparerà il latino tardi, verso la metà del II secolo, quando la partecipazione all'Impero, essendo visibili ormai i segni di crisi, diventerà un'ipotesi reale. La parola (e il cantare la parola) è alla base della sua liturgia.
La musica dei romani, d'intrattenimento o militare, non è assorbita dai cristiani che concepiscono il canto come una condizione della parola. Così la trattatistica musicale (greca e cristiana) è scienza estranea al canto liturgico (e lo rimarrà per molti secoli).
Con l'editto di Milano (313) il rito privato diventa pubblico e si struttura in forma riconosciuta. Ogni grande centro elabora il suo rito (nella figura qui sotto la distribuzione dei principali, sviluppatisi nei primi secoli da oriente verso occidente).

da: Giulio Cattin, Il Medioevo I, Torino 1987 (Storia della musica, 1/2), pp. 3-15.

Esordi del canto cristiano

Matrice giudaica (ed ellenica)

Testimonianze

da: La musica nella storia, a cura di Petro Mioli, Bologna 1989, pp. 33-35.

Proliferazione dei rituali

da: Gustave Reese, La musica nel medioevo [1940], Firenze: Sansoni, 1980, pp. 72-82.

Autori precristiani

I padri della Chiesa